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Reflusso o semplici rigurgiti?

Reflusso o semplici rigurgiti?

Oggi si sente spesso parlare di reflusso gastroesofageo nei bebè. E sono tante le famiglie che adottano accorgimenti specifici, ad esempio intervenendo sull’alimentazione del lattante o ricorrendo a terapie farmacologiche. In realtà, il reflusso non è così frequente: nella maggior parte dei casi, rigurgito e vomito sono fisiologici e non necessitano di trattamenti ad hoc. Come capire, allora, se c’è davvero un problema?

Rigurgiti frequenti: normali nel bebè

Il bebè sta sorridendo felice, ma all’improvviso un abbondante rigurgito rende necessario un cambio completo, dal bavaglino ai vestitini. Quando rigurgito e vomito sono molto frequenti significa che c’è un problema? “Nella maggior parte dei casi, assolutamente no: si tratta di un fenomeno del tutto fisiologico che interessa il 70% dei bambini sotto i 6 mesi di vita“, rassicura Antonino Reale, responsabile dell’Unità Operativa di Pronto Soccorso ed Emergenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Le cause sono varie: anatomiche e fisiologiche, perché nei primi mesi c’è un’immaturità dei sistemi che trattengono il latte nello stomaco impedendogli di risalire, e ‘pratiche’, in quanto il lattante trascorre molto tempo in posizione orizzontale e la sua alimentazione è esclusivamente liquida. Ecco perché verso il primo compleanno, quando gli apparati digestivi sono maturati, il bimbo mangia anche cibi solidi e assume posizioni verticali, seduto e in piedi, la situazione migliora spontaneamente, fino a risolversi del tutto”. E se gli episodi di vomito sono ricorrenti? “Anche in questo caso non c’è motivo di allarmarsi: se il bimbo è sereno, sta bene e la crescita procede normalmente, si tratta di un fenomeno fisiologico”.

Quando c’è un problema

Come capire se invece il bambino soffre di una malattia da reflusso gastroesofageo? “Per una diagnosi, si deve prendere in considerazione lo stato di salute generale del bimbo. I sintomi che possono segnalare un problema sono diversi, possono presentarsi in forma lieve o più seria e, tra questi, non sempre c’è il vomito”, spiega l’esperto. Ecco i segnali da considerare: malessere, pianto insistente e prolungato (non quello delle colichette serali, ma un pianto che dura da mattino a sera, di evidente sofferenza), ruminazione (sembra che il bimbo mastichi il latte che torna su), inarcamento del busto e del collo (il piccolo flette la testa indietro per alleviare il fastidio del reflusso), arresto ponderale o calo di peso, difficoltà respiratorie, tracce di sangue nel vomito e, nei casi più seri, bronchioliti, bronchiti asmatiche e polmoniti da inalazione (quando il latte risale, viene inalato e, dalla laringe e dalla trachea, raggiunge i polmoni). Talvolta, possono coesistere sintomi relativi a una possibile allergia alimentare, come eczemi od orticaria. Nei casi più severi, benché rari, possono manifestarsi brevi episodi di apnea o addirittura di ALTE (Apparent Life-Threatening Events, ovvero eventi che apparentemente mettono a rischio la vita), in cui il bimbo presenta apnee prolungate, crisi di pallore o cianosi e ipotonia, talora associati a perdita di coscienza. Sarà il pediatra a indicare ai genitori gli accertamenti da effettuare, per poi procedere con trattamenti mirati in base alla serietà e alla natura del disturbo”.

Una patologia rara

Se gli unici sintomi sono rigurgiti o vomito, non occorre quindi intervenire sull’alimentazione del bambino, ricorrendo a formule artificiali specifiche o, peggio, interrompendo l’allattamento al seno“, spiega Antonino Reale. “Ricordiamo che la malattia da reflusso gastroesofageo interessa una percentuale di bambini soggetti al vomito inferiore al 5%“. Per tutti gli altri, non resta che armarsi di pazienza e… di una buona scorta di bavaglini!

di Giorgia E. Cozza

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