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Portalo al parco, ma… occhi aperti!

I piccoli hanno bisogno di esperienze fuori casa: come accertarsi che i giochi siano affidabili?

Portalo al parco, ma… occhi aperti!

Nella bella stagione, ma non solo, ma c’è sempre tanta voglia di giocare all’aria aperta. Ed è giusto che sia così. L’indicazione dei pediatri è unanime: i bambini devono essere lasciati liberi di giocare all’aperto almeno 4 o 5 volte alla settimana durante tutto l’anno. Ma i parchi e le strutture in giro per le città e le località turistiche sono davvero affidabili?

Per cominciare, liberi di non farsi (troppo) male

Bisogna metterlo in conto: è normale che i bambini caschino ai giardinetti. Ma le attrezzature devono essere sicure e i parchi gioco a norma, come previsto da precise leggi europee (la EN 1176 stabilisce i requisiti tecnici per ogni attrezzatura, mentre la EN 1177 riguarda le superfici ad assorbimento di impatto su cui vanno posizionate). “Queste normative garantiscono un’elevata sicurezza per i giochi all’aperto, proprio come accade con i giocattoli acquistati in negozio.
Ma è sempre meglio che i genitori verifichino che le attrezzature siano in buono stato”, suggerisce Alessia Quintieri, responsabile del Laboratorio Fisico-Meccanico per la sicurezza di Giocattoli e parchi gioco UL-ICQ. “Possono ad esempio controllare che non vi siano parti visibilmente danneggiate, che le attrezzature siano posizionate su una pavimentazione anti-trauma o una superficie morbida come l’erba o la sabbia – mai il cemento – e che non siano presenti ostacoli, ad esempio nella zona di uscita dello scivolo o in quella di dondolamento dell’altalena”. Su ogni attrezzatura deve anche essere presente una targhetta che riporti il nome del fabbricante o dell’importatore, l’anno di fabbricazione e la normativa di riferimento. I gestori (ad esempio il comune, se il parco giochi è pubblico) sono poi obbligati per legge a eseguire manutenzioni periodiche per verificare che sia tutto a posto.

Facciamo molta attenzione ai gonfiabili

Ogni anno 200mila bambini negli USA e 139mila in Europa si fanno male nei parchi gioco. In particolare, sono in ascesa i “traumi da gonfiabili”: soltanto l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ne ha registrati oltre 431 tra il 2001 e il 2012 e oggi siamo arrivati a quota 762, con una media di 80 casi all’anno. Gli incidenti più frequenti? Fratture, distorsioni e traumi cranici. “Per i gonfiabili esiste una normativa specifica: la EN 14960 che stabilisce, ad esempio, come e dove vanno ancorati al terreno e la velocità del vento oltre la quale vanno subito sgonfiati”, spiega l’esperta. Ai rischi delle attrezzature, si sommano quelli di un loro eventuale ribaltamento e dell’alimentazione elettrica della ventola che ne mantiene la forma. “È inoltre obbligatoria la presenza di un addetto alla sorveglianza che deve limitare il numero dei bambini che stanno usando la struttura”. Onnipresenti nelle sagre di paese o nei centri commerciali, spesso presi a noleggio da enti o associazioni, vanno quindi evitati se troppo affollati o senza sorveglianza o, ancora, se ancorati sul cemento.

Mai allentare la sorveglianza

Occorre sempre ricordare che i responsabili dell’incolumità del bambino sono prima di tutto gli adulti che lo hanno in custodia. Non basta permettergli di giocare solo se le attrezzature sembrano a posto, ma bisogna anche non allentare mai il controllo durante il loro uso. “Quello che possiamo consigliare a genitori o educatori che sorvegliano i piccoli durante l’attività di gioco è verificare che le attrezzature vengano utilizzate in modo corretto, ad esempio evitando di andare sullo scivolo a testa in giù o di attorcigliare le catene dell’altalena”, sottolinea Alessia Quintieri. “I bambini non vanno mai lasciati soli al parco giochi e bisogna impedire loro di usare giochi non adatti alla loro età: i più piccoli non devono salire su scivoli troppo alti o arrampicarsi sulle reti che sono sicure solo per quelli più grandi”. I genitori devono anche controllare che i bambini non indossino capi d’abbigliamento o accessori che possano intralciare il movimento o incastrarsi (ad esempio, collane o zainetti). Se si fanno male perché l’altalena non è ancorata bene, la responsabilità sarà del gestore. Mentre la colpa ricade sul fabbricante solo se si riscontra un difetto di progettazione.

Le caratteristiche del parco ideale

Non si tratta di norme obbligatorie, ma la “Guida alla progettazione dei parchi e delle aree da gioco all’aperto” (norma UNI 11123) fornisce indicazioni ufficiali su come dovrebbe essere un parchetto ideale.

 Zone gioco distinte per età perché i bambini non usino giochi inadeguati e non si intralcino a vicenda (non esiste una fascia di età definita dalla norma: varia in base alle difficoltà previste dall’attrezzatura e dovrebbe essere stabilita dal progettista).

Vegetazione adatta in modo che i più piccoli non corrano il rischio, ad esempio, di venire a contatto con piante velenose.

Presenza di una fontanella per assicurare sempre ai bambini una fonte d’acqua.

Area ombreggiata perché in estate o quando la temperatura è alta si possa trovare ristoro dalla calura ed evitare i colpi di sole.

Recinto con zona d’accesso che non confini direttamente con la strada.

 

di Chiara Sandrucci

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