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18 gennaio 2018

Poppate notturne, 5 cose da sapere

Il bebè si attacca spesso al seno, anche nelle “ore piccole”: ecco i consigli per gestire al meglio i suoi risvegli 

Poppate notturne, 5 cose da sapere

I pasti al seno nei primi mesi di vita del bambino sono frequenti e numerosi, sia di giorno sia di notte. Ecco cosa sapere per gestire con serenità le poppate notturne e quali accorgimenti adottare per aiutare grandi e piccoli a riposare il più possibile.

1. Favoriscono l’avvio dell’allattamento

Le esigenze di vicinanza, rassicurazione e nutrimento del piccolo non si esauriscono al termine della giornata, ma rendono necessario l’intervento della mamma anche nelle ore notturne. Ma è normale che il bimbo si svegli spesso per poppare? “Quando era nel pancione, il piccolo veniva nutrito 24 ore su 24, ed è naturale che, subito dopo la nascita, senta il bisogno di essere alimentato nello stesso modo”, spiega Francesca Garofalo, consulente professionale in Allattamento Materno (IBCLC) a Padova. “Il bebè, inoltre, non distingue ancora l’alternanza del giorno e della notte e non può fare lunghe pause tra una poppata e l’altra. Per i genitori i continui risvegli sono stancanti, ma forse può essere d’aiuto la consapevolezza che rappresentano un segnale che il piccolo gode di ottima salute”.

Le poppate notturne sono valide alleate del buon avvio dell’allattamento: nelle ore ‘piccole’, infatti, i livelli di prolattina (ormone responsabile della produzione di latte) nell’organismo materno sono più alti. “Quando ci sono difficoltà nell’allattamento, ad esempio se la crescita del bimbo non è soddisfacente e la mamma desidera aumentare la sua produzione di latte, il suggerimento è proprio quello di incrementare le poppate notturne”, spiega l’esperta. “E anche nel caso in cui la mamma stia cercando di eliminare l’aggiunta, per tornare a un allattamento esclusivo, le poppate della notte possono fare la differenza”.

2. Sono un rito che rilassa mamma e bebè

Fino a che età il bimbo ha bisogno di poppare anche di notte? Nei primi sei mesi di vita, l’allattamento dev’essere esclusivo e a richiesta: al piccolo non servono altri alimenti o liquidi, perché al seno trova la risposta a tutti i suoi principali bisogni. Quando il bimbo è più grandicello, può capitare che si svegli per il fastidio dovuto all’eruzione dei dentini, per un raffreddore o perché ha bisogno di accertarsi della presenza della mamma (quest’ultima eventualità si presenta a partire dall’8° mese circa, quando ha inizio la fase dell’ansia da separazione, in cui il bimbo diventa consapevole di non essere un tutt’uno con la mamma e teme, se lei si allontana, di perderla). “Qualunque sia la causa del risveglio, in genere basta che il piccolo poppi al seno per pochi minuti per riprendere sonno tranquillamente”, rassicura la consulente professionale. “E anche la mamma, dopo averlo allattato, si riaddormenta con maggiore rapidità, perché durante la poppata entrano in circolo specifici ormoni che hanno un effetto rilassante e favoriscono il sonno”.

3. Nei primi mesi, in camera con mamma e papà

I primi tempi dopo la nascita del bebè costituiscono una fonte di sempre nuove emozioni, ma sono anche molto impegnativi: come ‘sopravvivere’ ai risvegli notturni? “Diversi studi hanno dimostrato che la madre che dorme vicina al suo bambino ha un sonno meno disturbato”, dice Francesca Garofalo. Sistemare il bimbo per i primi mesi in camera con i genitori, nella sua culla o nel side-bed (il lettino a fianco del lettone), è raccomandato anche dalle principali associazioni pediatriche per ridurre il rischio di SIDS, la sindrome della morte improvvisa del lattante. Così, la mamma può cogliere i primi segnali di risveglio del bambino e allattarlo prima che si desti del tutto. Il bebè si riaddormenta più facilmente perché non ha dovuto piangere a lungo per chiamare i genitori e aspettare, poi, il loro arrivo nella cameretta. Lo stesso vale per la mamma, che raggiunge subito il piccolo con maggior comodità.

4. Biberon serale? No, grazie!

Può capitare, quando i risvegli sono molto frequenti, che i genitori prendano in considerazione l’idea di offrire al piccolo un biberon di latte artificiale prima della nanna, nella speranza che dorma più a lungo. “Così facendo, però, si altera quel meccanismo di domanda e offerta – secondo cui più il bimbo succhia, più latte viene prodotto – che garantisce il buon funzionamento dell’allattamento stesso. Il rischio, infatti, è che il bebè chieda di poppare meno spesso e che, quindi, il seno riduca la quantità di latte prodotta”. Per lo stesso motivo, nella fase di calibrazione, ovvero nelle prime 4-6 settimane di vita del bambino, si suggerisce di non proporre il ciuccio: se il piccolo soddisfa così il suo bisogno di suzione, potrebbe ridurre la frequenza e il numero delle poppate e, di conseguenza, il latte assunto nelle 24 ore.

5. Il bebè ha un sonno molto leggero

Nei primi mesi di vita il bebè non si sveglia solo per la fame. “I suoi ritmi sonno-veglia sono più brevi rispetto agli adulti”, spiega la consulente professionale. “Ogni due ore circa il sonno diventa più leggero, e il piccolo può svegliarsi facilmente per diversi motivi: fame, sete, fastidio, ma anche troppo silenzio, perché era abituato ai continui suoni e rumori che gli facevano compagnia nel pancione”. Con la crescita, i ritmi sonno-veglia maturano progressivamente e i risvegli notturni diminuiscono, fino a scomparire.

Ma quando dormirà tutta la notte? “Non esiste una risposta univoca a questo interrogativo che tanti genitori si pongono”, spiega Francesca Garofalo. Ogni bambino ha il proprio temperamento e i propri ritmi che, inevitabilmente, si riflettono sul calendario dello sviluppo nelle diverse aree: dalle competenze motorie a quelle linguistiche e cognitive. Così come non c’è un’età precisa per la conquista dei primi passi e delle prime parole ma solo un range temporale di riferimento, lo stesso vale per la stabilizzazione dei ritmi sonno-veglia. Si è visto però, che intorno al terzo compleanno, la durata e la distribuzione delle fasi di sonno più profondo (non REM) e più leggero (REM), corrispondono a quelle degli adulti.

 

di Giorgia Cozza

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