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16 aprile 2018

Pisolino: fino a che età?

Da 0 a 6 mesi, la nanna non ha... limiti. Poi, servono due sonnellini fino a un anno. Ma la pausa pomeridiana è ok anche per i più grandicelli. Ecco come regolarsi, età per età

Pisolino: fino a che età?

Tutti i bebè seguono il loro ritmo, dettato dai bisogni fondamentali: pappa e nanna. Dopo il rodaggio delle prime settimane, ognuno trova il suo, che poi scandirà i tempi delle giornate. E se all’inizio il bimbo dorme sempre o può scambiare il giorno con la notte, tra i 6 e i 12 mesi i pisolini diurni si ridurranno a due nell’arco della giornata. Sonnellini che, tanto a casa come al nido, garantiscono al bebè salute e buonumore.

Il sonno è importante, non solo di notte

C’è chi dorme come un ghiro e chi crolla solo per venti minuti. Come sempre, non esiste una regola valida per tutti. “Il sonno nel lattante è molto variabile, si va dalle 10 alle 18 ore, ma la media è di circa 14-15 ore al giorno”, spiega Oliviero Bruni, responsabile del Centro di Medicina del Sonno per l’Età Evolutiva dell’Università La Sapienza di Roma. “Il sonno diurno è altrettanto importante di quello notturno sia dal punto di vista della salute in generale che del benessere emotivo e cognitivo: durante la nanna si riequilibrano tutti i sistemi vitali dell’organismo e si instaurano sia processi riparativi – ad esempio dei tessuti – sia immunitari, che ristabiliscono condizioni di difesa ottimali. La nanna fa bene ai processi cognitivi, perché durante il riposo vengono elaborate e assimilate tutte le informazioni raccolte nel periodo di veglia. E migliora anche la sfera emotiva perché influenza direttamente il tono dell’umore, riequilibrando i sistemi neurologici che determinano ansia”.

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Il bebè si autoregola

Sempre più svegli durante il giorno, i bebè dai 6 ai 12 mesi concentrano le loro ore di sonno diurno nel pisolino mattutino e in quello pomeridiano. Due appuntamenti irrinunciabili fino all’anno di età, dopo di che mantengono soltanto il sonnellino del pomeriggio fino a 3 o 4 anni circa. “Il bambino si autoregola e abbandona naturalmente anche il pisolino dopo pranzo quando non ne sente più il bisogno: sarebbe un errore toglierlo prima”, avverte l’esperto. “Così come è inutile e dannoso fargli saltare la nanna del pomeriggio se dorme male la notte: in questo modo arriverebbe alla sera ancora più irritabile”. Per non complicare l’addormentamento serale, l’ora del risveglio non dovrebbe però andare oltre le 16.30, per una durata variabile del pisolino tra una e due ore. “Anche se a quest’età l’alternanza notte/giorno è già ben acquisita, per il sonnellino è comunque meglio evitare il silenzio assoluto e il buio artificiale, in modo da non indurre una falsa percezione notturna che potrebbe disgregare il ritmo sonno-veglia del bambino”.

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Come cambia la nanna fuori casa?

Il momento del sonno, così come quello del pasto, è molto delicato, perché rientra nella sfera intima del rapporto tra bambino e genitori. In particolare la nanna – anche quella diurna – rimanda a una dimensione domestica, spesso prevede particolari rituali o la presenza “obbligatoria” della mamma. Tanto che nel percorso di inserimento al nido è l’ultimo passo, da compiere soltanto quando il bebè è ormai ben integrato. Non per questo, però, deve essere visto come un problema o uno scoglio difficile da superare. “Sarebbe meglio abituarli ad addormentarsi in modo autonomo e indipendente, ma può addirittura accadere che si addormentino più facilmente fuori – dove la mamma non c’è – che a casa”, osserva Oliviero Bruni. “Per i più piccoli il sonnellino può rappresentare un momento di recupero, un elemento protettivo e consolatorio dove si rifugiano volentieri quando sono lontani da casa”.

Al nido, un ritmo “comunitario”

La nanna è semplicemente un momento della vita in comunità, inserito nel continuum della giornata, da fare in gruppo come tutto il resto. In genere sono previste 2 ore di siesta dopo pranzo per tutti i bambini dai 12 mesi (tranne che nella sezione lattanti, dove si fa anche il sonnellino mattutino). “Il riposo al nido non può essere considerato ‘a sé stante’. Durante la mattina, i bambini spendono energie, soprattutto quando si lasciano loro spazi e tempi lunghi per giocare, sperimentare, muoversi, all’interno e all’esterno. Così il sonnellino, come del resto il pranzo, arriva al momento ‘giusto’, quando i bimbi ne sentono il bisogno”, spiega Beatrice Vitali, pedagogista della Fondazione Gualandi di Bologna. “Le mamme spesso non se ne capacitano, ma la maggior parte dei bambini alle 13 crolla letteralmente dal sonno. Il momento del risveglio è altrettanto semplice: i primi che si alzano, intorno alle 15, cominciano a svegliare gli altri e si va tutti insieme a fare merenda”. I bambini prendono, insomma, quel che si può definire un ritmo comunitario del sonno. Ma tutto ciò avviene a poco a poco.

Un inserimento graduale… al pisolino

“Al nido, soltanto dopo che il bambino si è abituato a mangiare con gli altri e si mostra tranquillo, si parte con l’ultimo passo dell’inserimento, quello al sonno: nei primi giorni, chiediamo che il genitore resti in zona, in modo che il bebè lo riveda al risveglio”, precisa la pedagogista. “Così il bambino si abitua gradualmente anche alle routine che precedono la nanna: giocare a svestirsi da soli e a prepararsi tutti insieme, senza fretta, è un momento importante per l’acquisizione delle autonomie”. Ciascuno, comunque, può tenere nel lettino un oggetto di cui sente bisogno per dormire (compreso il ciuccio) e le educatrici sono sempre presenti, pronte a qualche coccola in più.

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Alla scuola dell’infanzia è più breve

Anche alla scuola dell’infanzia il sonnellino resta per molti un bisogno fisiologico. Soprattutto se la mattinata è stata impegnativa. Ogni asilo, però, si organizza a modo suo, spesso per motivi che esulano dai reali bisogni dei bambini. C’è chi, ad esempio, fa dormire solo i piccoli di 3 anni, perché mancano gli spazi, e chi tutti, grandi compresi, perché in quell’orario non c’è la compresenza per gestire attività alternative. Di solito il riposino dura tra una e due ore. “A quell’età c’è chi rimane sveglio nel lettino, ma se comunque dorme almeno un po’ vuol dire che ne aveva bisogno”, assicura Oliviero Bruni. “Si tratterà di un pisolino breve che non interferisce con la qualità del sonno notturno”. E nel caso il bimbo riesca ad addormentarsi soltanto alla fine? “Per evitare che rimanga di malumore tutto il pomeriggio non andrebbe svegliato, ma lasciato dormire. Di solito, però, il pisolino non è una ragione sufficiente per rifiutare l’asilo, in genere i motivi sono altri”, risponde l’esperto. “Dipende sempre dalle attività del mattino”, ribadisce la pedagogista Beatrice Vitali. “Di solito, quando l’energia spesa è molta, i bambini di 3 e di 4 anni hanno ancora bisogno di dormire. Mentre a 5 anni hanno tutte le risorse per continuare la giornata senza riposo. La domanda, però, resta aperta: l’ideale sarebbe sempre chiedersi cosa è meglio ed essere pronti a modificare l’organizzazione – se questo incide positivamente sui bisogni dei bambini in quel momento della loro crescita – trovando anche soluzioni nuove e diverse”.

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di Chiara Sandrucci

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