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Pesce a “misura” di bebè

Pesce a “misura” di bebè

Pesce e svezzamento vanno d’accordo? Il pesce andrebbe mangiato almeno tre volte alla settimana, ma soltanto una minoranza di famiglie lo fa. Merluzzo, nasello, salmone, trota e orata sono tra le specie più sicure da proporre ai bambini. Fin dall’inizio dello svezzamento.

Va proposto fin dalle prime pappe

“Il pesce è un alimento prezioso perché ha un contenuto proteico quasi pari alla carne, ma è più digeribile, contiene meno grassi e di migliore qualità, come i cosiddetti omega 3”, premette il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma. “Non c’è alcuna ragione per aspettare i 7-8 mesi prima di introdurlo nella dieta del bambino: si tratta di una vecchia consuetudine dovuta alle eventuali reazioni allergiche che il pesce potrebbe provocare nei – pochi – bambini predisposti”. Il pesce, in effetti, è la terza causa di allergia alimentare (largamente superato da latte e uova). Oggi, però, gli allergologi sostengono che non c’è alcun vantaggio nel ritardarne l’introduzione. Solo due accortezze: pulirlo con cura da eventuali spine e scegliere il tipo di pesce più sicuro, cioè meno inquinato possibile.

Meglio le specie di “media profondità”

Da questo punto di vista, l’omogeneizzato fornisce più garanzie sulla provenienza. Ma chi comincia con il classico vasetto deve sapere che il pesce è spesso proposto con verdura. “La quantità di pesce contenuta si aggira intorno al 20% del contenuto, quindi va proposto intero, e non a metà come la carne”, precisa l’esperto. “I tipi di pesce che si trovano più spesso in omogeneizzato sono: nasello, merluzzo, trota, salmone, ma anche orata, spigola e platessa. I più sicuri sono quelli di media e piccola taglia e che vivono a media profondità”. Va bene anche il pesce azzurro, come sarde, alici e sgombro, pur presentando il problema delle spine.

I pesci da evitare

“Con gli omogeneizzati, come già detto, è molto più alto il controllo tossicologico. Nel caso del pesce fresco o surgelato, meglio evitare platessa e sogliola e, in generale, i pesci piatti che vivono sul fondo, dove si concentrano inquinanti, come i metalli pesanti”, aggiunge il professor Vania. “No anche ai pesci che vivono vicino alla superficie, dove sono presenti idrocarburi. E al tonno e al pesce spada, pesci di grossa taglia che, nutrendosi di altri più piccoli, moltiplicano dentro di sé le sostanze inquinanti. Crostacei e molluschi vengono di solito introdotti molto più tardi – forse più per consuetudine che per prove scientifiche – anche se le non sempre verificabili condizioni di freschezza e igiene, insieme alla minor digeribilità, rappresentano limiti effettivi”.

Pesce e svezzamento: come proporlo?

Si possono dunque preparare al bambino filetti di merluzzo o nasello, a patto che provengano da pesci di piccole dimensioni (meglio acquistarne uno intero e poi tagliarlo, piuttosto che i cuori o i tranci spesso provenienti da grossi esemplari). Oppure il salmone non affumicato e la trota non salmonata (per colorare le carni di rosa si usa una pastura). “La cottura del pesce deve essere il più semplice possibile – bollito, al vapore, al forno o in padella col pomodorino – perché quasi tutti hanno un sapore forte”, aggiunge l’esperto. Ma ai bambini il pesce piace? Secondo i dati raccolti dalla Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica (durante uno studio sulla carenza di iodio, di cui il pesce è ricco), più di un piccolo italiano su 4 non lo gradisce. Le ragioni principali sono le spine (nel 58% dei casi) e l’odore (23,1%). Cosa fare in questo caso? Bisogna proporlo in modo giusto (magari frullato) e insistere, offrendolo più volte, con tante ricette diverse.

 

di Chiara Sandrucci

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