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Occhio pigro? Sveglialo!

È un disturbo abbastanza frequente e può essere risolto in breve tempo a patto di diagnosticarlo precocemente per intervenire subito

Occhio pigro? Sveglialo!

Il bambino usa soltanto un occhio, ma compensa con l’altro. E, quindi, sembra che ci veda bene lo stesso. Succede al 2-4% circa dei piccoli e, per mamma e papà, è difficile accorgersene. Questo difetto va però identificato il prima possibile per poterlo correggere tempestivamente. Tanto che lo screening per l’ambliopia o “condizione dell’occhio pigro” deve essere effettuato da tutti i pediatri di famiglia nel bilancio di salute dei 3 anni di vita.

Da cosa è provocato?

“L’ambliopia è un disturbo che non dipende direttamente dall’occhio, ma dal cervello: se uno dei due occhi vede meno per una qualsiasi ragione, il cervello tende a utilizzare soltanto quello sano accantonando l’altro. Ciò accade perché le immagini provenienti dai due occhi sono molto differenti e la corteccia visiva, invece che fonderle, preferisce sopprimerne una”, spiega Paolo Nucci, direttore della Clinica Oculistica Universitaria dell’Ospedale San Giuseppe di Milano e presidente della Società Italiana di Oftalmologia Pediatrica. L’ambliopia, quindi, può dipendere da un difetto refrattivo, ma anche da uno strabismo o da altre patologie.

I test eseguiti dal pediatra

La prevenzione dell’occhio pigro comincia nello studio del pediatra di famiglia fin dal primo bilancio di salute, cioè la prima visita di controllo del bebè.

L’esame del riflesso rosso, effettuato sul neonato e poi ripetuto nel corso del primo anno di vita, permette di individuare patologie come la cataratta congenita o forti difetti refrattivi che causano ambliopia”, spiega l’esperto. “All’età di 3 anni, poi, il pediatra esegue il Test di Lang, che consiste nel mostrare una cartolina plastificata in cui il bambino deve riconoscere alcune figurine in rilievo, cioè una sorta di ologramma”. In quello classico compaiono una stella, un’automobile e un gatto, ma ne esistono diverse versioni. Se il bambino usa bene entrambi gli occhi, cioè ha una visione binoculare, sarà in grado di riconoscere queste figure pronunciandone il nome o, se non sa ancora parlare, di indicarle e seguirle con gli occhi. “Al Test di Lang va sempre associato il normale esame dell’acutezza visiva”, aggiunge Paolo Nucci. “Al posto delle lettere, per i bambini più piccoli si usano tabelle adatte all’età pediatrica, come le forchettine a E diversamente orientate”.

La sua prima visita oculisticaA che età?

Oggi l’occlusione è part time

Lo sviluppo della vista è un processo lungo, che si completa entro i 10 anni di vita. Prima si identifica un difetto, meglio è. Nel caso dell’ambliopia, dopo i 6 o 7 anni il danno diventa irreversibile: il bambino, quindi, vedrà per sempre con un occhio solo. “L’unica terapia che continua a dimostrarsi efficace è l’occlusione dell’occhio sano con una benda, in modo da costringere quello ‘pigro’ a lavorare finché il cervello non lo ‘reintegra’ nella visione”, spiega l’oculista. La novità è che oggi si ricorre a un’occlusione part time e ad essa si associa l’uso del tablet o la visione della tivù con il cartone animato preferito. La ricerca di una terapia medica, basata su molecole neuro-modulanti, non ha dato alcun risultato concreto”. La cura con l’occlusione part time raramente supera l’anno e consente un recupero totale della capacità visiva nel 90% dei casi.

di Chiara Sandrucci

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