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Nuovi cibi: uno per volta o come capita?

Con qualche semplice accorgimento, le verdure innanzitutto, ma anche gli altri alimenti, possono essere mischiati e proposti insieme

Nuovi cibi: uno per volta o come capita?

Fino a qualche anno fa, l’indicazione era chiara: introdurre un alimento per volta e aspettare qualche giorno prima di inserirne uno nuovo. Questo per permettere di individuare facilmente eventuali allergie. Oggi, invece, questa precauzione sembra tramontata.

Niente veti, solo buon senso

“All’inizio dello svezzamento il bambino è molto aperto alle novità e l’introduzione di più sapori insieme sembra favorire l’abitudine a una più ampia gamma di gusti. Un’apertura che il piccolo tende a mantenere mentre cresce”, spiega Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma ed esperto del ministero della Salute. “Introdurre un alimento per volta serviva soltanto per identificare lievi disturbi digestivi – che possono manifestarsi con diarrea o reazioni cutanee – non certo le allergie, che impiegano molto più tempo per manifestarsi”. Lo svezzamento è oggi considerato un periodo-finestra importante per la formazione del gusto: è quindi consigliato introdurre tutti i tipi di sapori, compresi quelli di uovo e pesce, senza un calendario preciso. Non esistono più alimenti “vietati”, tranne il latte vaccino che può essere dato soltanto dopo i 12 mesi. E non importa se si incorre in qualche piccolo incidente di percorso, oggi considerato “ininfluente”. “Con mezzo kiwi o un cucchiaio di spremuta d’arancia non può accadere nulla, al massimo viene un po’ di orticaria o una scarica liquida”, sottolinea Riccardo Davanzo, neonatologo e dottore di ricerca dell’Istituto Burlo Garofalo di Trieste. “È necessario sdrammatizzare questi aspetti dello svezzamento, anche se ovviamente ci vogliono sempre moderazione e buon senso: introduzione rapida dei nuovi alimenti, ma con un certo grado di attenzione”.

La regola d’oro? Allattare al seno mentre si svezza

Oggi si suppone che l’aumento di alcune allergie possa essere addirittura legato all’introduzione tardiva degli alimenti allergizzanti nella dieta del bambino com’era consigliato in passato. Ma in questo modo, che succede a chi è allergico davvero? “Come nel caso del glutine per la celiachia, che è una reazione di tipo immunologico e comunque ben diversa dalle allergie, chi risulta allergico viene diagnosticato e curato di conseguenza”, risponde Carlo Agostoni, esperto in nutrizione pediatrica e direttore dell’Unità Operativa di Pediatria 2 alla Clinica Pediatrica De Marchi, IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. “L’unico accorgimento che si rivela in grado di regolare almeno in parte la comparsa di eventuali reazioni allergiche è la contemporanea presenza di allattamento al seno“. L’indicazione, infatti, è quella di continuare ad allattare fino ai 12 mesi, mentre si introducono tutti i nuovi alimenti senza schemi predefiniti.

di Chiara Sandrucci

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