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Non vuole fare il riposino

Fino ai tre anni di età il pisolino è in genere un appuntamento fisso per ogni bambino. A volte però il piccolo si rifiuta di addormentarsi al pomeriggio. Come comportarsi?

Non vuole fare il riposino

Il sonnellino è un momento indispensabile per l’equilibrio di ogni bimbo piccolo, non solo perché serve a rigenerare le energie, ma anche perché favorisce l’apprendimento. Mentre dorme, infatti, il bambino rielabora le informazioni raccolte (e anche le emozioni provate) durante il giorno. Secondo alcuni studi, i piccoli che hanno una percentuale elevata di sonno REM (cioè il sonno profondo) notturno e diurno, sono dotati di un’intelligenza particolarmente vivace.

Ecco i consigli di Oliviero Bruni, neuropsichiatra infantile, direttore del Centro per i disturbi del sonno dell’età evolutiva dell’Università La Sapienza di Roma.

Le buone regole

– Se il bambino frequenta il nido e stenta a dormire fuori casa, occorre accordarsi con le educatrici per trovare un rituale che sia simile a quello a cui è abituato a casa. Stessa filastrocca, stesso orsacchiotto, stesso lenzuolino, e via dicendo. I primi tempi ci vuole pazienza, ma appena il piccolo si sarà abituato al nuovo ambiente, si addormenterà sereno anche al nido. I bambini, infatti, hanno bisogno di affezionarsi alle consuetudini, che danno loro sicurezza.

– Per favorire il suo riposo durante il giorno, è meglio non creare mai nella stanza buio completo; eventualmente, dopo l’anno, si può lasciare solo una leggera penombra. Questo per aiutarlo a distinguere fin da subito il giorno dalla notte. E fargli capire che lo aspetta il pisolino di metà giornata.

– Alcuni bambini non cedono al sonno per paura di “perdersi” qualcosa. È utile, quindi, spiegare al piccolo che gli serve una breve pausa per ricaricarsi e poter poi fare altre cose belle dopo la nanna. Magari elencandole, sotto forma di filastrocca, per aiutarlo ad addormentarsi.

– Un altro suggerimento è farlo riposare sempre nello stesso posto: non usare, cioè, il lettino per la notte e il passeggino per il giorno. Così, capirà che, quando la mamma lo mette nel lettino, è ora di fare la nanna.

– Se il piccolo si mette a piangere appena si esce dalla stanza, si può aspettare senza intervenire per un paio di minuti. Spesso, infatti, il momento che precede il riposo è caratterizzato da un aumento di eccitabilità, dovuto a un assestamento degli ormoni che regolano il sonno. Scaricata la tensione, tutto si risolve.

– Anche se non dorme, è comunque meglio che il bambino rimanga in un posto comodo, dove potrà stendersi in qualunque momento o fare giochi tranquilli. Una pausa per ricaricarsi è sempre importante, a qualunque età.

I comportamenti da evitare

– Inutile insistere: se dopo mezz’ora il bambino non ne vuole sapere di dormire, meglio lasciarlo sveglio. Altrimenti si instaura un braccio di ferro che può diventare controproducente e si rischia che la situazione si ripeta anche le volte successive.

– Non mostrarsi irritati se il bambino non vuole dormire. Il nervosismo dei genitori aumenta anche la tensione del piccolo. Senza contare che, a volte, il sonnellino è più un’esigenza dei grandi, che possono contare su una pausa e dedicarsi alle loro cose.

– A volte i genitori, esausti a causa dei continui risvegli notturni del figlio, hanno la tentazione di “fargli saltare” il riposino pomeridiano. Ma si tratta di un metodo controproducente: in questo modo, è probabile che il bambino arrivi all’ora di cena molto stanco e con poca voglia di mangiare. Non solo: questo potrebbe pregiudicare ancora di più il sonno notturno, per il carico di stress e di tensione accumulato.

Come capire quando non ne ha più bisogno?

Bisogna tenere conto di tre fattori concomitanti. Innanzitutto, bisogna osservare se il piccolo oppone molte resistenze al momento di andare a letto. Se nel contempo non anticipa la nanna alla sera e, soprattutto, non arriva al solito orario stanco e nervoso, allora bisogna rassegnarsi: è proprio giunto il momento di dire addio alla “pennichella”.

 

di Laura D’Orsi

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