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Non sente bene? C’è un nuovo centro

Per individuare sin dalla nascita eventuali deficit uditivi, gli Ospedali San Cosma e Damiano di Pescia e San Jacopo di Pistoia hanno inaugurato il Centro di secondo livello per lo screening audiologico

Non sente bene? C’è un nuovo centro

La sordità è una delle patologie neonatali più diffuse: a soffrirne sono 1-2 bimbi ogni mille nati. La diagnosi precoce è la chiave per intervenire prontamente, mettendo in atto le strategie necessarie per tutelare lo sviluppo psicomotorio, linguistico e relazionale del bambino.

 

Perché è importante giocare d’anticipo

Un bimbo che non sente, o che non sente bene, incontra difficoltà importanti nell’apprendimento del linguaggio, ma anche nel relazionarsi con gli altri. “Per prevenire questi problemi, è fondamentale diagnosticare nei primi mesi di vita il deficit uditivo”, commenta Patrizia Raimondo, otorinolaringoiatra, responsabile dello screening auditivo neonatale. “Una diagnosi precoce permette di programmare il trattamento più idoneo e fornire al bambino tutti gli strumenti necessari per sviluppare il linguaggio in tempi normali ed evitare che si verifichino ancora casi di sordomutismo: una condizione diffusa in passato, quando i bimbi sordi non imparavano a parlare”. Grazie ai progressi compiuti in campo medico e tecnologico, oggi è possibile garantire ai bimbi affetti da sordità congenita, o acquisita, un udito molto vicino a quello normale.

“Il primo passo per individuare i bimbi con un problema di udito è l’esame delle otoemissioni acustiche uditive, il test audiometrico che viene eseguito in tutti i punti nascita toscani, prima delle dimissioni del neonato”, spiega la dottoressa Raimondo. Se l’esito di questo primo controllo è negativo e non sono presenti particolari fattori di rischio (legati all’anamnesi del bambino e/o dei familiari), non si procede con ulteriori test, ma il pediatra vigila sul corretto sviluppo della funzione uditiva per escludere l’insorgenza di un’ipoacusia progressiva negli anni dell’infanzia.

 

Lo studio dei potenziali acustici uditivi

In caso di sospetto deficit uditivo o se il test delle otoemissioni acustiche segnala la presenza di un problema, la famiglia viene indirizzata al nuovo centro di secondo livello. Ad accogliere genitori e bimbi è un team composto da pediatri di entrambi gli ospedali, specialisti in otorinolaringoiatria e specialisti in audiologia.

“In caso di esito positivo o dubbio, il test viene ripetuto a distanza di circa un mese e si procede con l’esame di secondo livello, ovvero lo studio dei potenziali acustici uditivi del tronco encefalico che permette di evidenziare anche i danni uditivi di natura neurologica”, spiega Patrizia Raimondo. “L’esame, molto affidabile e non invasivo, si effettua applicando tre elettrodi adesivi – sulla fronte, sullo zigomo e alla base del collo – e consiste nella registrazione della risposta encefalica agli stimoli sonori. Poiché è indispensabile che il bimbo resti immobile per circa un’ora, il test viene eseguito durante il sonno. Per questo invitiamo le mamme ad allattare il piccolo qui al Centro in modo tale che si addormenti e si possa procedere con l’esame”.

Garantire il benessere

Lo studio dei potenziali acustici uditivi del tronco encefalico permette di determinare con precisione l’entità del deficit o della perdita uditiva. Una volta individuato il problema ed effettuata una diagnosi accurata, la famiglia viene indirizzata a un centro di terzo livello per eseguire ulteriori indagini. “Spieghiamo la situazione ai genitori, offriamo loro tutte le informazioni necessarie e siamo a disposizione per rispondere a dubbi e quesiti”, conclude la dottoressa Raimondo. Ai genitori viene offerto anche tanto incoraggiamento e rassicurazione: grazie alla tempestività della diagnosi, il problema potrà essere affrontato e risolto al meglio.

 

di Giorgia Cozza

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