apri modal-popupadv apri modal-popupadv

No al latte “crudo” ai bambini

No al latte

Più gustoso ed economico  del latte artificiale, la vendita di latte crudo, bevuto al naturale senza trattamenti termici, è un fenomeno in grande espansione. Ma non va mai dato da bere ai bambini senza prima averlo fatto bollire. Lo raccomanda il Ministero della Salute dopo l’aumento delle segnalazioni di casi di Sindrome emolitico-uremica (SEU), provocata da infezione da Escherichia coli. A rischio, in particolare, i bambini sotto i 5 anni. Tanto che a fine marzo il Ministero ha inviato una nota alle associazioni dei pediatri perché informino le famiglie.

I primi 1000 giorni, by QuimammeSfoglia il dossier

La lettera ai pediatri: in aumento i casi di infezione grave

L’infezione produce una tossina in grado di provocare una sindrome caratterizzata da insufficienza renale acuta, piastrinopenia e anemia emolitica. “Va considerato che il latte (crudo e non) rappresenta un elemento nutritivo importante, che fornisce – oltre ai grassi e gli zuccheri – anche proteine di alto valore biologico e costituisce una preziosa fonte di calcio”, spiega Silvio Borrello, direttore generale Igiene e Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione al Ministero della Salute. “Il latte crudo potrebbe anche essere migliore dal punto di vista nutrizionale, ma abbiamo scritto ai pediatri perché è importante sapere che quello pastorizzato è più sicuro”. Le indagini epidemiologiche hanno segnalato un aumento dei casi di SEU a partire dal 2007, nello stesso periodo in cui è cresciuta l’abitudine al consumo di latte crudo (non pastorizzato) nella popolazione italiana. E uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità con la Società Italiana di Nefrologia Pediatrica ha dimostrato che il consumo di latte crudo costituisce il principale fattore di rischio.

Da consumarsi solo previa bollitura

“La bollitura consente di eliminare l’eventuale presenza di agenti patogeni che possono essere presenti nel latte”, scrive nella nota il Ministero, “ed evitare così che gli eventuali pericoli microbiologici si possano trasformare in rischi reali per la salute”. Il Ministero ritiene che, anche se prodotto nel totale rispetto delle norme e malgrado i rigorosi controlli sul latte e sugli allevamenti, la sua sicurezza non è garantita (durante la mungitura è sempre possibile una contaminazione legata all’ambiente di produzione rappresentato dalla stalla) fino a quando non è bollito. Tanto che dal 2008 i distributori automatici, appositamente registrati e controllati dalle Asl, devono riportare l’avvertenza “da consumarsi previa bollitura” e, nel caso sia acquistato direttamente in cascina, è il produttore a dover fornire le necessarie informazioni.

Rischio anche per le mamme in gravidanza

Il latte al naturale va evitato, per precauzione, anche in gravidanza. Lo raccomandano le Linee Guida italiane sulla Gravidanza Fisiologica pubblicate nel 2010 che sconsigliano di consumare latte crudo (e anche i formaggi a pasta molle derivati) per ridurre il rischio sia di listeriosi che di salmonellosi. Due infezioni alimentari che possono rappresentare un rischio per mamma e bebè e di cui i ginecologi parlano ancora poco durante le visite in gravidanza.

Articolo di Chiara Sandrucci