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05 aprile 2018

Come fare se il neonato rigurgita anche dal naso?

Come fare se il neonato rigurgita anche dal naso?

I neonati rigurgitano con molta frequenza. È un meccanismo naturale, per certi versi positivo, anche se i genitori lo vivono con una certa ansia. Che cos’è esattamente? Non va confuso con il vomito e al piccolo non dà fastidio, soprattutto se non è acido. È la fuoriuscita di latte e saliva dalla bocca e dal naso e, nella maggior parte dei casi, si manifesta subito dopo la poppata o nelle due ore successive, prima della completa digestione.

Il rigurgito è un fenomeno fisiologico, legato all’immaturità dell’apparato digerente e in particolare del cardias, la valvola che impedisce la risalita del cibo dallo stomaco all’esofago, che non si contrae adeguatamente. Talvolta è solo il sintomo che il bambino è un po’ ingordo e tende a mangiare troppo o troppo velocemente.

Quando il suo pancino è esageratamente pieno, quel latte in più, viene buttato fuori. E va benissimo così. Questo disturbo, anche se non è sempre da definire come tale, si risolve verso i 7-8 mesi, quando il bambino inizia a consumare cibi solidi e il cardias completa la sua maturazione. Dovrebbe scomparire completamente entro il compimento del primo anno di vita.

Quando preoccuparsi?

Se il bambino cresce bene, acquista peso ed è sereno, non c’è bisogno di allarmarsi. Potresti comunque affrontare il tema con il pediatra, che in caso di latte artificiale di solito potrebbe consigliare pasti con quantitativi di latte inferiore o di scegliere una formula anti-rigurgito, che è un po’ più densa. Esistono anche biberon studiati appositamente con valvole anti-coliche o anti-rigurgito: non risolveranno del tutto il rigurgito, ma molti neonati trovano beneficio.

Fai poi molta attenzione ai buchini della tettarella: un flusso eccessivo, oppure non costante, espone il piccolo a un maggior rischio di rigurgito perché lo induce a deglutire aria. Fai quindi in modo che la tettarella sia sempre piena di latte, mantenendo la bottiglia inclinata di 45 gradi e il bambino in posizione semiverticale. Così il flusso sarà più controllato e il piccolo riuscirà meglio a coordinare deglutizione e respiro.

Se invece il bambino è allattato al seno, potresti attaccarlo più spesso e per meno tempo(magari nella posizione rugby): la digestione così sarà più rapida. In entrambi i casi, ricordatevi sempre il ruttino. Serve a favorire l’emissione di aria, che potrebbe aver ingerito succhiando. L’ideale è tenerlo in posizione verticale, appoggiandolo sulla spalla. Non c’è bisogno di battere sulla schiena, potete anche solo accarezzarlo. Lo stomaco dopo alcuni minuti si distenderà.

Potrebbe invece essere problematico se il bambino non acquista peso o se il rigurgito persiste anche dopo l’anno. A quel punto il pediatra potrebbe ipotizzare che si tratti di reflusso gastroesofageo (RGE). In questo caso dovresti notare anche altri sintomi come la pirosi, ovvero il bruciore retrosternale, la disfagia, la difficoltà nella deglutizione, la odinofagia, la deglutizione dolorosa che porta ad un rifiuto dell’alimentazione, o problemi respiratori quali tosse, raucedine o asma.

Sarà il medico a decidere se fare degli ulteriori esami. Ricordiamo che la malattia da reflusso gastroesofageo interessa una percentuale di bambini soggetti al vomito inferiore al 5%. È quindi una malattia abbastanza rara e nella maggior parte dei casi non bisogna fare nulla, i farmaci non servono o comunque fanno poco: semplicemente avere molta pazienza.

Valentina Rorato

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