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Mio figlio non sa perdere

È importante insegnargli gradualmente ad abituarsi alle piccole frustrazioni della vita di tutti i giorni

Mio figlio non sa perdere

Dopo una sconfitta in un gioco da tavolo o in una gara con gli amichetti, il bimbo si arrabbia, tiene il muso e non vuole giocare più: nulla di preoccupante, ma come aiutarlo a superare questi momenti?  Ecco i consigli della psicologa.

Deve imparare ad accettare i propri limiti

Spesso mamma e papà giustificano questi comportamenti con un ‘lui è fatto così’. Ma davvero l’incapacità di perdere è solo una questione di carattere? “In effetti, ci sono bambini che trovano più difficoltoso tollerare le frustrazioni rispetto ad altri”, commenta la psicoterapeuta Manuela Trinci. “La capacità di relazionarsi, la consapevolezza dei propri limiti e l’attenzione verso chi ci sta accanto sono però valori che si devono apprendere, e che sta al genitore trasmettere. Se un bimbo è abituato a veder soddisfatti immediatamente tutti i suoi bisogni, spesso ancora prima che vengano espressi, e a non doversi confrontare mai con i propri limiti – per esempio, se lo si fa vincere appositamente quando si gioca con lui – farà fatica ad accettare l’idea di non venire ‘sempre’ prima degli altri, di non essere ‘sempre’ il migliore… È fondamentale, invece, che il piccolo si renda conto che non è possibile ottenere ogni volta ciò che si desidera, che si può andare incontro anche a qualche insuccesso e che, comunque, questo non è una tragedia”.

E tu, cosa ti aspetti da lui?

L’egocentrismo del piccolo, che i genitori hanno giustamente coltivato nei primi mesi di vita per aiutarlo a sviluppare fiducia in se stesso, va quindi a poco a poco ridimensionato. “Il bambino dovrebbe acquisire gradualmente una giusta considerazione di se stesso e delle proprie capacità”, osserva la psicoterapeuta. È anche opportuno, tuttavia, che il genitore si interroghi se non siano le sue aspettative, magari anche a livello inconscio, a spingere il bambino a primeggiare a tutti i costi. “Se il messaggio che si trasmette è che ‘bisogna essere i migliori’, è naturale che il piccolo cerchi in ogni modo di essere all’altezza”, commenta Manuela Trinci. “Questa problematica in genere riguarda i bambini più grandicelli, sia a scuola sia nello sport, ma forse è bene prestare attenzione fin dalla prima infanzia”.

Come lodarlo?Leggi qui

 

di Francesca Mascheroni

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