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Mense all’asilo: sono di qualità?

Mense all’asilo: sono di qualità?

Menù studiati da nutrizionisti, prodotti a chilometri zero e lotta allo spreco alimentare, per le mense all’asilo. Mai come oggi l’attenzione è stata tanto alta sulla ristorazione scolastica, in particolare nei nidi e nelle scuole dell’infanzia. Ma è tutto oro quel che luccica? Ecco come riconoscere se il servizio è davvero di qualità.

 

Cucina interna, sì o no?

Meglio la cucina interna, dove le cuoche preparano piatti sul momento, che i pasti forniti da una ditta esterna. “Ciò presenta indubbi vantaggi, ma non basta. Sono molti gli elementi che occorrono per certificare una mensa di qualità: la provenienza delle materie prime, le modalità di presentazione del cibo, le condizioni ambientali”, afferma Adriana Bizzarri, coordinatrice Scuola di Cittadinanzattiva. Nei nidi la cucina dovrebbe essere sempre in sede, anche se nelle strutture che accolgono bambini dai 12 mesi in su non è obbligatoria (così come nelle sezioni primavera, per i bimbi dai 24 mesi). Secondo la recente “Indagine conoscitiva sulla ristorazione scolastica” del Ministero della Salute, il pranzo arriva da fuori in oltre l’80% delle scuole (dalla materna in su). La cucina interna, quasi una rarità nelle scuole dell’infanzia, è importante anche da un punto di vista psicologico: con i suoi odori e sapori crea un’atmosfera casalinga che rassicura i piccoli.

 

Visionare i locali dove si mangia


Un secondo indicatore di qualità è l’esistenza (o meno) del locale mensa e le sue condizioni. Secondo il 13° Rapporto di Cittadinanzattiva sulla Sicurezza nelle scuole, nel 40% delle strutture esaminate il locale mensa non c’è: i pasti vengono cioè serviti nelle aule o nell’atrio o in altri luoghi adattati per l’uso. “Ciò pone non pochi problemi, dato che devono essere applicati specifici protocolli delle Asl per la pulizia prima e dopo il pranzo”, osserva l’esperta. “La normativa indica, inoltre, che il locale mensa abbia determinate dimensioni rispetto al numero dei bambini presenti, le pareti, i pavimenti e gli arredi debbano essere facilmente lavabili e disinfettabili e persino che l’ambiente debba essere insonorizzato: tutte condizioni difficili da rispettare nelle aule”.

 

Menù articolati in base alle stagioni


L’attenzione al menù è dappertutto molto elevata. Come già suggerito dalle Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica del 2010, i menu devono essere preparati su almeno 4/5 settimane (per evitare ripetizioni) e diversificati per il periodo autunno-inverno e primavera-estate. Ma non solo. Sono studiati da nutrizionisti in base ai LARN, cioè i livelli di assunzione raccomandati dei singoli nutrienti in base all’età dei bambini. Un altro indicatore di qualità è dato dall’impiego di alimenti che privilegiano la filiera corta e un ridotto impatto ambientale: nel 31% delle scuole si utilizzano prodotti a km zero e nel 30% alimenti bio. Così come è una buona pratica a tutela dell’ambiente il non utilizzo di stoviglie usa e getta, la scelta dell’acqua di rubinetto e la riduzione degli sprechi alimentari (con l’adozione, per esempio, delle doggy bag per portare a casa gli avanzi). I menù prevedono sempre la possibilità di diete speciali per ragioni di salute (allergie o celiachia, ad esempio) e anche diete per particolari esigenze etico-religiose (ma ottenere un menù vegetariano non è sempre così facile).

 

Per una mensa scolastica 10 e lode


Già, ma come controllare quanti alimenti siano bio o in che misura i menù rispondano alle Linee Guida? “Nel 70% degli istituti sono presenti le Commissioni Mensa, formate da genitori e insegnanti, organismi importantissimi per poter conoscere e visionare il capitolato d’appalto, verificare la qualità degli alimenti, come arriva il cibo e come viene confezionato e sporzionato”, sostiene Adriana Bizzarri. “Bisogna sfruttare appieno questa opportunità, soprattutto ora che il servizio è sempre più spesso offerto da grandi catene distributive e c’è il rischio di un abbassamento della qualità”. L’estate scorsa sono state anche pubblicate ulteriori Linee Guida che impegnano i Comuni italiani e le ditte appaltatrici a una particolare attenzione alla qualità del cibo nelle mense scolastiche. Cibo non sempre apprezzato dai bambini.

 

di Chiara Sandrucci

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