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Mamme attente: il latte vaccino non è una bevanda!

Mamme attente: il latte vaccino non è una bevanda!

Per il latte materno, nessuna restrizione. L’ideale sarebbe continuare con l’allattamento al seno durante tutto lo svezzamento fino a 12 mesi (e anche oltre per chi vuole). Poi si passa al latte artificiale o al latte vaccino. Ma con moderazione.

I primi 1000 giorni, by QuimammeSfoglia il dossier

E’ un alimento a tutti gli effetti, la cui presenza va bilanciata rispetto a tutte le altre fonti proteiche e di grassi che compaiono nel menù quotidiano del bebè. Obiettivo: evitare di ‘iperalimentarlo’.

  • Prima dell’anno è “off limits”

“Fino a 12 mesi, la raccomandazione è molto forte: niente latte vaccino”, ricorda Alberto Ugazio, presidente della Società Italiana di Pediatria. Non solo è un alimento iperproteico (la concentrazione di proteine è circa 3 volte superiore a quella del latte di donna) e contiene significative quantità di grassi saturi e colesterolo (i grassi “cattivi” rispetto agli acidi grassi essenziali, detti “buoni”), ma apporta anche poco ferro e quindi espone il bambino al rischio di anemia (uno dei principali deficit nutrizionali in Europa). Inoltre ha un eccesso di sodio e potassio che aumenta il carico di lavoro del rene (motivo per cui c’è chi lo usa diluito).

  • Dai 12 mesi sì, ma con misura

Dall’anno in poi, occhio alle abitudini errate: il suo elevato contenuto proteico stimola la secrezione insulinica e attiva la moltiplicazione delle cellule adipose (innescando così il processo di accumulo del grasso) fino ai 2 o 3 anni di vita.

“Ciò vale anche per i bambini magri o magrissimi, visto che una delle categorie più a rischio di sovrappeso è quella dei prematuri con un peso alla nascita molto basso e poi ipernutriti”, precisa Alberto Ugazio. Quindi no al biberon di latte per addormentare il bambino, per calmarlo, per consolarlo, per integrare spuntini e merende già – di per sé – complete.

“E’ sbagliato dare troppa enfasi alla presenza del latte nella dieta dei bambini. Meglio limitarsi a offrirlo per colazione con l’aggiunta dei biscotti e poi basta”, suggerisce il presidente della Società Italiana di Pediatria, “mentre nel resto della giornata è fondamentale garantire una dieta molto varia e mai monotona“.

Articolo di Chiara Sandrucci

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