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In auto, 6 giochi per intrattenere il tuo bambino

In auto, 6 giochi per intrattenere il tuo bambino

Quando ci si sposta con i bimbi, la noia è sempre in agguato. Ecco, allora, alcuni giochi per ingannare il tempo durante il tragitto. Bastano una buona dose di fantasia e qualche accortezza. “Se i bambini in viaggio tendono ad avere la nausea, meglio evitare passatempi che implichino disegni, scrittura o lettura, privilegiando quelli orali, adatti tra l’altro anche ai piccolissimi”, consiglia Andrea Angiolino, autore di “Giochi da viaggio e altri giochi da fare in giro” (Ed. Scienza) e ‘giocologo’ da una vita, che ci suggerisce qualche spunto.

Aguzza la vista

Chi vede per primo… Ci giocava persino Carlo Verdone nei panni di Furio nel film “Bianco, Rosso e Verdone”: è un classico dei passatempi in auto, adatto anche a bambini molto piccoli. Si sceglie un arbitro tra i passeggeri, che avrà il compito di fare da ‘banditore’ e chiedere ai giocatori di individuare determinati oggetti guardando fuori dal finestrino. Chi vede per primo… una macchina guadagna 5 punti, un camion rosso 20, un cartello quadrato 25, una casa 5, e così via. Vince chi accumula più punti in un tempo stabilito all’inizio del gioco (15 minuti a ‘partita’ vanno più che bene).

La conta di quello che passa. Per i piccoli che stanno imparando i primi numeri, un gioco divertente da fare sbirciando dal finestrino è contare le vetture con caratteristiche particolari che transitano nell’altra carreggiata: ad esempio, i camion grigi, le auto rosse, le motociclette, le macchine che trasportano anche un cane, i camper, e così via.

Gioca con le parole

Un bastimento carico di… Si tratta di un passatempo che aiuta i bimbi ad ampliare il loro vocabolario. Uno dei giocatori dice: “È arrivato un bastimento carico di…” e sceglie una lettera dell’alfabeto (ad esempio, la A). Gli altri devono trovare, a turno, una parola che inizi con quella lettera: “È arrivato un bastimento carico di… albicocche!”. È vietato ripetere termini già detti e chi non trova una parola entro un tempo prestabilito (ad esempio, 3 secondi) perde. Per rendere il gioco un po’ più impegnativo, si può scegliere un tema (“È arrivato un bastimento carico di… frutta”): in questo caso, vanno trovate solo parole che lo rispettino.

La catena di parole. Per i bimbi un po’ più esperti del linguaggio, è il momento di giocare anche con le sillabe. Uno dei partecipanti pronuncia una parola (ad esempio, moto) e il giocatore a cui spetta il turno successivo deve trovarne un’altra che inizi con la sillaba finale (topolino); lo stesso vale per il terzo partecipante (nome), e così via. C’è un solo divieto: non si possono ripetere vocaboli già utilizzati. Chi sbaglia, o non riesce a trovare una parola, ha perso: per evitare ‘discussioni’, soprattutto con i più grandicelli, si possono stabilire alcune regole iniziali, come quella di usare solo nomi comuni e verbi all’infinito.

I senza senso. I bambini, specie i più piccoli, amano i ‘non-sense’, cioè gli accostamenti di parole senza un senso logico e che, anzi, tendono all’assurdo. Un gioco divertente, proposto anche in “Alice nel Paese delle Meraviglie”, è “Io amo il mio amore con la A”. Il primo giocatore sceglie una lettera e dice, ad esempio, “Io amo il mio amore con la… A” e il giocatore successivo deve completare la frase con una parola che inizi con quella lettera (“Io amo il mio amore con la A perché è… alto”). Gli altri partecipanti, uno dopo l’altro, trovano nuove parole con la A e le inseriscono nella storia: “gli do da mangiare perché è Affamato” e “gli porto una bottiglia di Aranciata”.

Via libera alla fantasia con gli indovinelli

Amatissimi dai bambini, si possono declinare in mille modi. Ecco un passatempo semplicissimo: il “gioco del giudice”. Uno dei partecipanti pensa a una parola (ad esempio, cane) e gli altri devono scoprirla facendogli alcune domande (“È un film? È umano?”), alle quali lui potrà rispondere solo con un sì o un no. Questo passatempo sarà molto più avvincente se si sceglie un tema (ad esempio, le favole): le domande potranno così essere mirate, a volte buffe (“Dorme molto? Ha amici piuttosto bassi? È vestita di rosso?”). Vince chi indovina di chi o di cosa si sta parlando.

 

di Giulia Righi

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