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Mamma, mi prendi in braccio?

Mamma, mi prendi in braccio?

Ogni bimbo, per una crescita serena, ha bisogno di una “dose quotidiana” di tenerezza. I contatti di pelle – l’essere preso in braccio, accarezzato e coccolato – fanno parte delle necessità fisiologiche del piccolo, attraverso cui potrà sperimentare le prime forme di attaccamento alla madre. Come comportarsi, però, se la richiesta di essere preso in braccio diventa continua, anche quando il bambino è grandicello e sa già camminare?

Un po’ di pigrizia o una richiesta di attenzione?

I genitori rappresentano la ‘base sicura’ – l’isola felice, potremmo dire – dalla quale, crescendo, il bambino, a poco a poco, si stacca per esplorare l’ambiente circostante, ma a cui fa ritorno quando sente il bisogno di essere contenuto, protetto e rassicurato“, spiega Rosalinda Cassibba, professore ordinario di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università di Bari. “Quando non dipende dal temperamento del bimbo, che può essere tendenzialmente un po’ pigro, la richiesta continua di essere presi in braccio può nascondere il bisogno di attirare su di sé l’attenzione“. Puntare i piedini e tendere le braccia per essere accolto sono gesti che possono rappresentare, in realtà, una forma di difesa, attraverso cui il bambino cerca riparo quando si sente un po’ trascurato.

Tanti stimoli per essere più autonomo

Vero è che, a lungo andare, stare continuamente in braccio potrebbe diventare un ‘vizio’. Come incoraggiare il bambino a essere più attivo e autonomo? “Non certo rivolgendogli frasi del tipo: ‘Ormai sei grande! Non ti vergogni a voler venire ancora in braccio dalla mamma?”. Sono espressioni, queste, che lo umiliano soltanto, compromettendo la sua fiducia in se stesso e negli altri”, dice l’esperta. “Sarà invece importante incoraggiarlo, offrendogli stimoli e occasioni nuove per sviluppare gradualmente la sua autonomia. Se il primogenito, ad esempio, ha la sensazione che le attenzioni, in famiglia, siano rivolte maggiormente al fratellino più piccolo, lo si può invitare a spingere il passeggino o a stare in piedi sulla pedana. Non esageriamo, però, con l’uso del passeggino ‘a tutti i costi’: potrebbe impigrire eccessivamente il bambino, soprattutto nella fase in cui comincia a camminare.

Se la passeggiata diventa un gioco

“Per fargli scoprire il piacere di camminare da soli, sarà importante trasformare la routine della passeggiata in una sorta di gioco“, consiglia la psicologa. Ad esempio, si possono prevedere alcune piccole soste durante il percorso, nei luoghi che il piccolo ama di più, come il parco giochi, un giardino dove raccogliere fiori, un muretto dove potrà arrampicarsi e fare qualche passo tenuto per mano da mamma e papà. Oppure proporgli di contare o indicare tutte le macchine di un certo colore che passano per la strada o i cuccioli che passeggiano con i loro padroni. O, ancora, raccontargli una delle sue storie preferite. Se il bimbo sarà tutto preso da un’attività divertente, il percorso sembrerà di certo più breve!

Per i più grandicelli, dunque, il tempo trascorso in braccio e l’uso del passeggino devono rappresentare momenti di coccole, svago e relax, che non vanno confusi, però, con la buona abitudine a camminare ‘con le proprie gambe’.

di Elisa Fontana

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