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Le buone maniere in spiaggia

Asseconda il tuo bambino nelle sue esplorazioni trasmettendogli, al contempo, attraverso gli insegnamenti e il buon esempio, il rispetto per gli altri

Le buone maniere in spiaggia

Per i bimbi l’estate diventa scenario di tante avventure e scoperte, con giochi all’aperto, sotto l’ombrellone o in riva al mare. Lasciamolo sperimentare, sempre sotto il nostro occhio vigile, ma cogliamo l’occasione per insegnargli anche i rapporti di “buon vicinato”.

Organizzare bene i tempi

Per prima cosa, occorre tenere in considerazione che i bambini hanno ritmi biologici ben precisi, che vanno rispettati. Altrimenti, ci si troverà a fare i conti con un bimbo nervoso e irritabile. “I più piccoli non sono ancora di grado di gestire lo stress, ma tendono a esprimerlo attraverso capricci e dispetti che, inevitabilmente, si ripercuotono anche sui vicini di ombrellone”, spiega Rosalinda Cassibba, professore ordinario di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso l’Università di Bari. “Per questo motivo, vanno mantenuti gli orari del pasto e del riposino pomeridiano: se il bimbo è stanco e affamato, i capricci saranno più frequenti”.

Il gioco in spiaggia tra libertà e regole

Come insegnare al bambino possibilità e limiti delle prime esperienze di gioco al mare? “Innanzitutto, bisogna affiancarlo, organizzando attività adatte alla sua età e individuando spazi dove si possa divertire liberamente. Allo stesso tempo, vanno stabilite poche semplici regole. Ad esempio, spieghiamogli che non si tira la sabbia in aria e che i giochi in acqua vanno praticati nel pieno rispetto delle altre persone, senza schizzi e spruzzi violenti. Per aiutare il bambino a socializzare in tranquillità, interagiamo con lui abituandolo a condividere i suoi giocattoli con gli altri piccoli. Se i suoi capricci sembrano inarrestabili, portiamolo a fare una passeggiata sul bagnasciuga, evitando i rimproveri plateali”.

Un momento di relax per tutta la famiglia

“Non dobbiamo dimenticare che, in alcuni casi, certi capricci non sono altro che un ‘richiamo’ che il bambino rivolge a mamma e papà, sempre presi dal lavoro durante l’anno e, anche in vacanza, a volte troppo stanchi per giocare con lui”. In estate, rilassiamoci e mettiamo da parte le preoccupazioni. E, soprattutto, non reagiamo con ansia allo spirito di avventura dei bimbi, già abbastanza sacrificato dalla routine quotidiana. “Durante l’anno, i piccoli giocano perlopiù all’interno di spazi protetti, che riducono le loro capacità di esplorazione”, osserva la psicologa. “Limitarli anche in vacanza significa imporre loro ritmi rigidi, che finiscono per ricalcare quelli invernali”. Insegnando ‘sul campo’ le buone maniere, aiutiamo il bambino non solo a prendere coscienza di ciò che può e che non può fare, ma anche a misurare le sue capacità.

di Elisa Fontana    

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