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Anche al nido, portagli il tuo latte!

Aumentano le strutture in cui è offerta l’opportunità di portarlo da casa, in modo che le educatrici possano poi darlo al bebè. Ecco cosa sapere e a che punto siamo

Anche al nido, portagli il tuo latte!

Porte aperte al latte di mamma: da quest’anno scolastico è possibile portarlo da casa anche in tutti i nidi di Roma (almeno sulla carta). La lista delle città è sempre più lunga.  Accade, per esempio, in tutti i nidi della Liguria. Ma è possibile da anni anche in Friuli Venezia Giulia, a Torino, Milano, e altre città. Obiettivo: non interrompere l’allattamento a causa dell’iscrizione al nido.

Perché era vietato e ora non lo è più

Fino a qualche tempo fa era vietato dappertutto: il latte materno era infatti considerato un cibo esterno e come tale non sicuro dal punto di vista igienico. E molti educatori suggerivano ancora di sospendere l’allattamento per rendere più indipendente il bambino in vista dell’inserimento. Poi è arrivata la raccomandazione del Tavolo Tecnico del Ministero della Salute per la promozione dell’allattamento al seno che invitava i nidi a sostenere le famiglie che compiono la scelta di salute dell’allattamento al seno di lunga durata. “A Genova già dal 2010 le porte di tutti i 33 nidi comunali sono aperte al latte materno”, testimonia Doriana Allegri, Responsabile Ufficio Coordinamento Tecnico dei Servizi per l’Infanzia e le Scuole dell’Obbligo del Comune di Genova, “Basta un protocollo della ASL che stabilisca le regole in accordo con la ristorazione scolastica: al momento dell’iscrizione viene data l’informativa, a cui ha aderito in media da quando abbiamo cominciato circa un 20% degli iscritti nelle sezioni dei piccoli”.

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Cosa fare per avere questa opportunità

La regione Liguria ha poi esteso questo diritto a tutti i nidi della regione nel 2015, così come aveva già stabilito l’intero Friuli Venezia Giulia. Ma sono molte anche le singole città che permettono la somministrazione di latte materno al nido. Tra queste Torino , Milano (e Milano 2), Pisa, Firenze, Bologna, Vercelli , Bergamo  , Padova, Verona, Ferrara  e Sassari. Per prima cosa, dunque, va verificata la situazione all’interno del proprio comune. “Se ciò non fosse ancora permesso, suggerisco di rivolgersi alle sedi locali dell’Unicef o de La Leche League o direttamente alle autorità competenti, anche tramite flash mob in piazza, chiedendo che venga adottato un protocollo in merito”, afferma Cristina Lubrano, referente Unicef Liguria. “L’esigenza è più sentita dalle mamme che iscrivono il bebè già a tre mesi, ma riguarda anche tutte le altre che – seguendo le indicazioni dell’OMS – vorrebbero allattare fino a due anni e oltre”.

La procedura è molto semplice

La procedura per portare il latte al nido è molto semplice. La mamma compila un modulo di richiesta, in cui si assume la responsabilità in merito alle modalità di conservazione e trasporto, e riceve tutte le istruzioni necessarie per estrarre il latte a casa e portarlo in modo corretto al nido. Una volta spremuto (poppate e lavoro), il latte va infatti conservato in un biberon chiuso, riposto in frigo a 4 gradi (può essere anche congelato) e poi trasportato in una borsa termica. All’arrivo del bambino al nido, la mamma o chi per lei, consegnerà il biberon contrassegnato con un’etichetta “a cavaliere” (in parte sul coperchio e in parte sul biberon) con il nome del bambino e data della consegna.

 

di Chiara Sandrucci

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