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Latte di mamma anche al nido

Latte di mamma anche al nido

Aumentano i nidi in cui è offerta l’opportunità di portarlo da casa, in modo che le educatrici possano poi darlo al bebè. Basta che la ASL stabilisca un protocollo perché il biberon personale possa essere conservato nel frigo dell’asilo. Accade in tutti i nidi della Liguria. Ma anche in Friuli Venezia Giulia, a Milano, nella Asl di RomaB e in altre città. Obiettivo: non interrompere l’allattamento a causa dell’iscrizione al nido.

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L’esempio della Liguria

Fino a qualche tempo fa era vietato dappertutto: il latte materno era infatti considerato un cibo esterno e, come tale, non sicuro dal punto di vista igienico. E molti educatori suggerivano di sospendere l’allattamento per rendere più indipendente il bambino in vista dell’inserimento. Poi, è arrivata la raccomandazione del Tavolo Tecnico del Ministero della Salute per la promozione dell’allattamento al seno, che invitava i nidi a sostenere le famiglie che compiono la scelta di salute dell’allattamento al seno di lunga durata. E questa primavera la Regione Liguria, sollecitata da La Leche League e Unicef locali, ha inserito il latte materno nelle nuove Linee Guida regionali sulla Ristorazione Scolastica. “Avevamo già compiuto un primo passo con le PappArea, spazi dedicati all’allattamento all’interno dei nidi, dove le mamme possono venire ad allattare”, spiega Paola Semino, dirigente del settore nidi del Consorzio Agorà di Genova. “Ora tutte le mamme liguri hanno anche il diritto di portare il biberon di latte al nido perché venga somministrato al bebè in loro assenza”. Gli asili più virtuosi otterranno anche un ‘bollino bianco’ di riconoscimento.

Cosa fare per avere questa opportunità?

L’iniziativa ligure è presa a livello regionale, così come accaduto in Friuli Venezia Giulia, ma sono molte anche le singole città che permettono la somministrazione di latte materno al nido. Tra queste Milano (e Milano 2), la Asl di RomaB, Pisa, Bologna, Vercelli, Bergamo, Padova, Verona, Ferrara e Sassari. Per prima cosa, dunque, va verificata la situazione all’interno del proprio comune. “Se ciò non fosse ancora permesso, suggerisco di rivolgersi alle sedi locali di Unicef o La Leche League oppure, direttamente, alle autorità competenti, anche tramite flash mob in piazza, chiedendo che venga adottato un protocollo in merito”, afferma Cristina Lubrano, referente Unicef Liguria, che a Genova ha anche manifestato per ottenere questo diritto. “L’esigenza è più sentita dalle mamme che iscrivono il bebè già a tre mesi, ma riguarda anche tutte le altre che – seguendo le indicazioni dell’OMS – vorrebbero allattare fino a due anni e oltre”.

La procedura è molto semplice

La procedura per portare il latte al nido non è complicata. La mamma compila un modulo di richiesta, in cui si assume la responsabilità in merito alle modalità di conservazione e trasporto, e riceve tutte le istruzioni necessarie per estrarre il latte a casa e portarlo in modo corretto al nido. Una volta spremuto, il latte va infatti conservato in un biberon chiuso, riposto in frigo a 4 gradi (può essere anche congelato) e poi trasportato in una borsa termica. All’arrivo del piccolo al nido la mamma, o chi per lei, consegnerà il biberon contrassegnato con un’etichetta “a cavaliere” (in parte sul coperchio e in parte sul biberon) con il nome del bambino e data della consegna.

 

di Chiara Sandrucci

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