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Latte di crescita, uno studio riporta nuove evidenze

Latte di crescita, uno studio riporta nuove evidenze

Dopo il primo anno, in assenza di latte materno, il consumo di latte di crescita aiuta a ridurre la probabilità di insorgenza di due carenze particolarmente diffuse tra i bambini europei: di Ferro e di Vitamina D. Lo mette in luce lo studio IDea, pubblicato quest’anno sull’American Journal of Clinical Nutrition. “Ferro e Vitamina D sono fondamentali per lo sviluppo delle facoltà neurocognitive, del sistema immunitario e dello sviluppo osseo. Se il Ferro scarseggia, possibili conseguenze sono ritardi cognitivi e anemia. Se è la Vitamina D a mancare, invece, aumenta il rischio di rachitismo e di problemi del sistema immunitario”, spiega Marcello Giovannini, Professore emerito di Pediatria dell’Università degli Studi di Milano e Fondatore della Società Italiana di Nutrizione Pediatrica. Allo studio hanno partecipato 318 bambini tra i 12 e i 36 mesi. Per 20 settimane, 160 di loro hanno consumato latte vaccino mentre gli altri 158 hanno assunto latte di crescita fortificato. I dati riguardanti l’apporto dei due nutrienti sono stati monitorati mediante analisi del sangue all’inizio e al termine della ricerca, tenendo conto anche degli effetti dell’esposizione alla luce solare, importante per la sintesi della vitamina D.

I ricercatori hanno osservato come il latte di crescita, rispetto a quello di mucca, riduca i rischi di carenze di Ferro del 58% e di Vitamina D del 78%, carenze che riguardano un altissimo numero di bambini: “La mancanza di Ferro, nel nostro Paese, varia tra il 5% e il 20%, con un picco massimo tra il 1° e il 3° anno di vita. Quella di Vitamina D, nei bambini italiani, invece, supera il 50%”, precisa Marcello Giovannini.

“Lo studio ha un grande valore anche per le modalità con le quali è stato realizzato”, spiega Marjolijn Akkermans, ricercatrice del Juliana Children’s Hospital dell’Aja. “Randomizzato e controllato in doppio cieco, è stato condotto su un campione ben definito di bambini caucasici sani dell’Europa Occidentale, tenendo conto dell’influenza delle infezioni e della stagione. Il monitoraggio dei parametri attraverso le analisi del sangue effettuate all’inizio e al termine della ricerca, inoltre, garantisce risultati molto accurati”.

Assicurare al bambino il giusto apporto dei due nutrienti è essenziale per il suo benessere. “I primi mille giorni di vita, infatti, rappresentano una fase cruciale in cui si scrive la storia della salute futura di una persona. Le richieste di Ferro e di Vitamina D, in questo periodo, possono essere però molto difficili da assicurare unicamente attraverso una dieta bilanciata e una moderata esposizione al sole ”, commenta Marcello Giovannini.

La scelta del latte, in questo contesto, può allora giocare un ruolo decisivo. “Una volta sospeso l’allattamento al seno, l’utilizzo di una formula fortificata può rappresentare una strategia efficace per prevenire il rischio di carenza dei due nutrienti. Le dosi consigliate vanno dai 250 ai 500 millilitri al giorno, cioè il quantitativo assunto mediamente dai bambini italiani dai 12 ai 36 mesi”, spiega Giovannini.

Il latte vaccino, invece, è il meno indicato per i piccoli, perché povero di Ferro ed eccessivamente ricco di proteine che, se assunte in quantità eccessive, possono portare a sovrappeso e obesità. “Non deve, quindi, essere offerto al bambino per tutto il primo anno di vita. Ma per un atteggiamento ancora più prudente, è meglio rimandarlo dopo i 24-36 mesi”.

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