apri modal-popupadv apri modal-popupadv

La tiroide dei bambini è preziosa: proteggiamola!

Oggi c'è più attenzione  per la salute della tiroide dei bambini, fondamentale per il loro sviluppo neurocognitivo. Ma si può fare di meglio, già a partire dalla gravidanza, informando le famiglie sull'importanza di una corretta alimentazione e valutando col medico l'opportunità di integrazioni di iodio

La tiroide dei bambini è preziosa: proteggiamola!

Sai che la carenza di iodio, anche moderata, riduce il quoziente di intelligenza dei bambini? Può costare fino a 10-15 punti di QI. Lo iodio è il carburante della tiroide, la ghiandola a forma di farfalla che si trova alla base del collo ed è la nostra centralina energetica: produce ormoni che agiscono su tutti i tessuti e gli organi del corpo. “Sui muscoli, sulle ossa, sul fegato, sull’apparato digerente, sul sistema riproduttivo e sul cervello”, spiega Furio Pacini, presidente dell’Associazione Italiana della Tiroide. “Soprattutto sul cervello in via di sviluppo in epoca prenatale e nei primi anni di vita. La carenza alimentare di iodio è la prima causa di disfunzioni della tiroide e se ad essere carente è la donna in gravidanza, la neomamma che allatta o il bimbo stesso dopo lo svezzamento, i danni allo sviluppo neurocognitivo possono essere permanenti”.

Quanto ne serve e dove si trova

“Il fabbisogno giornaliero di iodio per un bambino sotto i 6 anni è di 90 microgrammi”, dice Ivana Rabbone, vicepresidente della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica. “Dai 6 ai 12 anni sale a 120 microgrammi. Dai dodici anni in poi, il fabbisogno giornaliero è di 150 mcg. Per una donna incinta è di 250 mcg, perché la sua tiroide deve produrre anche gli ormoni necessari al nascituro”.

Il minerale normalmente è presente nel terreno e da lì, attraverso le piante, risale la catena alimentare. Ne sono particolarmente ricchi il pesce e tutti gli alimenti provenienti dal mare. In alcune aree geografiche, tra cui diversi Paesi Europei e la stessa Italia, il terreno è più povero di iodio e lo sono anche gli alimenti. Così la popolazione in media risulta carente. “Si calcola che in Europa il 50% dei bambini non sia in grado di sviluppare appieno il proprio potenziale intellettivo a causa del deficit di iodio e in Italia 6 milioni di persone di tutte le età soffrono di disfunzioni della tiroide per la stessa ragione”, osserva Antonella Olivieri, responsabile scientifica dell’Osservatorio Nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi in Italia.

“Per porre rimedio al problema, dal 2005 in Italia tutti i punti vendita di sale per legge devono vendere anche il sale iodato, cioè arricchito con 30 mcg di iodio ogni grammo di sale. Il consumo di sale iodato viene promosso periodicamente con campagne informative e a oggi risulta che ne faccia uso il 60% della popolazione residente nel nostro Paese. Se consumato abitualmente al posto del sale semplice nella preparazione dei cibi, garantisce un apporto giornaliero di iodio adeguato al fabbisogno di adulti e bambini. Il messaggio da dare con forza a tutte le famiglie, quindi, è: usate il sale iodato, sceglietelo per l’alimentazione vostra e dei vostri figli”.

I progressi degli ultimi anni

Grazie all’introduzione della iodoprofilassi, la situazione in Italia è notevolmente migliorata negli ultimi anni. “Studi effettuati misurando la concentrazione dello iodio nelle urine dei bambini in età scolare analizzate a campione in tutta Italia dimostrano che la iodosufficienza è stata raggiunta in Liguria, Toscana, Marche, Lazio e alcune zone della Sicilia”, dice Olivieri. “In queste aree non riscontriamo più casi di grave carenza, di gozzo o del cosiddetto ‘cretinismo’ da deficit di iodio nei bambini. Persistono, però, i deficit più lievi che possono comunque incidere sullo sviluppo neurocognitivo”.

Dal 1992 in Italia tutti i nuovi nati vengono sottoposti per legge entro le prime 72 ore di vita a screening per l’ipotiroidismo congenito. Una goccia di sangue prelevato dal tallone del bimbo viene analizzata per misurare la concentrazione di TSH, l’ormone tireostimolante. Il suo livello è inversamente proporzionale a quello degli ormoni prodotti dalla tiroide: più elevato è il TSH, meno ormoni produce la ghiandola. “La soglia fisiologica della concentrazione di TSH nel sangue è di 5 mU/l”, spiega Olivieri. “Al di sopra, c’è la patologia. Un livello eccessivo di TSH in una buona parte dei casi è dovuto a inadeguata assunzione di iodio da parte della madre durante la gravidanza. Ecco perché lo screening neonatale, oltre a identificare precocemente i bimbi a rischio di sottosviluppo neurocognitivo, serve anche a valutare lo stato nutrizionale delle donne in attesa. Una Regione è considerata iodosufficiente se meno del 3% dei nuovi nati risulta ipotiroideo. Nel 2004 in Italia il 6,4% dei neonati aveva un TSH troppo elevato. Nel 2017 siamo scesi al 5,3%. Un grande progresso, ma c’è ancora tanta strada da fare”.

Ipotiroidismo congenito: se diagnosticato per tempo si può curare

Che significato ha la diagnosi di ipotiroidismo congenito alla nascita? “Nel 60% dei casi di ipotiroidismo congenito, cioè di bimbi che nascono con la tiroide che non funziona adeguatamente, il problema è dovuto a mancato o incompleto sviluppo della tiroide durante la crescita embrionale”, spiega Ivana Rabbone, “che a sua volta può essere legato a una carenza iodica della madre in gravidanza, oppure no. Nel 40% dei casi, l’ipotiroidismo congenito è secondario, dovuto interamente a deficit di iodio durante lo sviluppo intrauterino e dunque prevenibile”.
Lo screening neonatale permette di identificare precocemente i bambini che hanno questo problema e di avviare un protocollo terapeutico prima che la carenza di ormoni tiroidei danneggi permanentemente il loro sviluppo neurologico. “Il protocollo prevede la somministrazione di ormoni sintetici per sostituire quelli naturali che la ghiandola di questi bimbi non può produrre”, dice Rabbone. “A volte l’ipotiroidismo è transitorio e dopo qualche tempo si può interrompere la somministrazione. A volte invece la terapia deve proseguire per tutta la vita. L’importante è arginare il problema e ridurre il danno”.

Consigli per le mamme

La raccomandazione su cui concordano tutti gli esperti è di utilizzare il sale iodato sempre, a qualunque età. “Sia nel bambino che nell’adulto soddisfa adeguatamente il fabbisogno di iodio”, dice Massimo Tonacchera, segretario dell’Associazione Italiana della Tiroide. “In gravidanza e in allattamento, quando il fabbisogno è quasi raddoppiato perché l’organismo materno deve provvedere anche a quello del nascituro e poi del neonato, consiglio di aggiungere anche un supplemento di iodio specifico. Diversi integratori multivitaminici dedicati alle future mamme ne contengono”.
Attenzione però al sovradosaggio. Negli Stati Uniti, dove si trovano in commercio integratori con iodio ad alte dosi, sono stati segnalati casi di intossicazione nei neonati. “È sempre opportuno rivolgersi al medico curante per chiedere un parere sugli integratori da assumere durante l’attesa e sulle dosi corrette”, conclude Tonacchera.

 

di Maria Cristina Valsecchi

Commenti