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La prima volta al nido: 10 consigli per l’inserimento

Il piccolo va accompagnato con serenità a questo grande appuntamento di crescita

La prima volta al nido: 10 consigli per l’inserimento

È un momento delicato, sia per il bambino, che deve separarsi dai genitori per diverse ore al giorno, sia per mamma e papà, che devono sentirsi sereni e fiduciosi della scelta compiuta. Ecco i consigli di Paola Scalari, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, per far percepire al bambino che esiste una continuità tra il nido e la famiglia.

1. L’inserimento va fatto con molta gradualità e in modo che siano i genitori ad avvicinare il piccolo all’educatrice. Come se fosse un’amica preziosa da conoscere. Questo percorso consente al bambino di capire, osservando gli atteggiamenti sereni degli adulti, la qualità della loro relazione e di fidarsi di chi si prenderà cura di lui quando la mamma non c’è.

2. Ci sono abitudini, o “routine”, che scandiscono la sua giornata e che vanno rispettate, perché da queste piccole certezze quotidiane il piccolo trae sicurezza. Nei primi tre anni di vita, infatti, i bimbi hanno bisogno di saldi punti di riferimento per sentirsi tranquilli. È fondamentale che le educatrici e la famiglia si scambino più informazioni possibili per ricreare queste piccole consuetudini.

3. Già nel primo colloquio, bisogna porre al centro dell’attenzione la storia del bambino, le sue precedenti esperienze di distacco, il suo ambiente e le sue abitudini di vita: in pratica, come avvengono il momento della pappa, l’addormentamento, il gioco, e così via. Anche in seguito, ogni cambiamento o fatto significativo dovrebbe essere riferito alle educatrici, perché permette loro di capire meglio il comportamento del piccolo.

4. Per preparare il bimbo al distacco si può raccontargli in anticipo – per esempio prima di andare a letto e come se fosse una fiaba – quale sarà la sua giornata l’indomani. Questo gli infonde la sicurezza che la mamma tornerà a prenderlo: così, quando saranno di nuovo insieme, potranno fare tante cose belle.

5. Per creare una sensazione di continuità tra la casa e il nido, è importante che la separazione alla mattina sia dolce. A volte, per non affrontare il dispiacere del distacco, ci si allontana in fretta dal bambino, quasi di nascosto. Ma questo crea un forte senso di insicurezza. Se il piccolo non vuol saperne di lasciare la mamma, un atteggiamento sereno ma fermo permette, invece, nel tempo di convincerlo ad accettare di buon grado il congedo.

6. Anche il momento in cui si va a riprendere il bambino è molto importante. È meglio non limitarsi a domandare alle educatrici se ha mangiato e dormito. Informarsi anche sulle attività svolte, su cosa lo ha divertito di più e sui compagni con cui ha preferito giocare permette alla mamma di entrare in sintonia con le emozioni del suo piccolo e di fargli percepire una continuità tra quello che è accaduto durante la giornata e il suo rientro a casa.

7. Mai venir meno alle promesse. Se ad esempio si promette al bambino di trascorrere con lui il pomeriggio intero o anche solo un’ora ai giardinetti, all’uscita dal nido, è importante non deludere le sue attese: è la chiave per infondergli sicurezza e fiducia.

8. Sii convinta della scelta fatta. I bambini, anche di pochi mesi, sono in grado di percepire se mamma e papà sono sereni e se tra loro e le educatrici c’è un buon clima. Se non vi è diffidenza o gelosia, riusciranno ad affrontare la nuova situazione senza risentirne e con serenità.

9. Uno degli atteggiamenti che mamma e papà dovrebbero evitare è stare un po’ sulla difensiva, nel timore di essere valutati per il loro operato o che venga messa in discussione la loro vita privata. In realtà è uno scrupolo condiviso, perché anche gli educatori sono consapevoli che la loro professionalità viene sottoposta a un giudizio. La cosa migliore è superare questa logica e collaborare per costruire insieme un’alleanza educativa.

10. Occorre, infine, ricordare che molti bambini hanno atteggiamenti diversi all’asilo e a casa. Ed è normale che sia così. Il bimbo impara presto ad adeguarsi ai vari ambienti. Al nido riceve stimoli specifici e la presenza di altri piccoli fa scattare in lui il meccanismo di imitazione. A casa, il rapporto genitore-figlio è di tipo “esclusivo”: mamma o papà lo accudiscono a tempo pieno e lui, sapendo di essere al centro dell’attenzione, si regola di conseguenza. Al nido intuisce che non è così: deve dividere le cure dei grandi con altri bambini. E impara a stare alle regole che la vita in comunità gli propone.

 

di Laura D’Orsi

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