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Ittero neonatale, i 10 dubbi più frequenti

È un fenomeno diffuso nei bebè e preoccupa molto i genitori, ma in genere si risolve in pochi giorni, spontaneamente o con le cure necessarie, senza conseguenze per il piccolo. Ecco tutte le risposte ai dubbi delle mamme

Ittero neonatale, i 10 dubbi più frequenti

È nato da pochi giorni e il suo visino ha assunto un colorito giallastro. Si tratta dell’ittero neonatale, un fenomeno fisiologico se rimane entro certi limiti. Ma si risolve spontaneamente o, in alcuni casi, è necessario un trattamento? E quando è opportuno rivolgersi al pediatra se il bebè è già stato dimesso dall’ospedale? Ecco le risposte ai dubbi più frequenti delle mamme.

1. Alla nascita il bimbo aveva il viso roseo, ma dopo un paio di giorni il suo colorito si è fatto giallastro: perché?

“È un fenomeno generalmente fisiologico, che può manifestarsi a 2-5 giorni dalla nascita e di solito si risolve spontaneamente entro il settimo giorno”, risponde Costantino Romagnoli, neonatologo del Policlinico Gemelli di Roma e past president della Società Italiana di Neonatologia. “Il neonato ha tanti globuli rossi e la loro durata di vita è ridotta rispetto a quelli dell’adulto. Nelle prime 48-72 ore, molte di queste cellule vengono distrutte, con abbondante produzione di bilirubina, un sottoprodotto della demolizione dell’emoglobina. L’organo deputato allo smaltimento della bilirubina è il fegato, che nel neonato impiega 3-4 giorni per funzionare appieno. Dunque, può verificarsi un aumento della concentrazione di questa sostanza nel sangue, che si manifesta con una colorazione gialla della pelle. Se si mantiene entro i limiti della fisiologia, l’ittero scompare senza bisogno di alcun trattamento quando il fegato ha cominciato a funzionare a pieno regime”.

2. Come si fa a capire se l’ittero è patologico?

“Se il colorito giallastro non riguarda solo il viso, ma si estende anche al tronco e agli arti, il medico verifica la concentrazione della bilirubina nel sangue attraverso la pelle, servendosi di uno strumento non invasivo”, spiega Romagnoli. “Solo quando la concentrazione raggiunge livelli molto elevati, superiori a 20 mg/dl di sangue, si ricorre alla fototerapia, cioè l’esposizione del bambino a speciali lampade che degradano la molecola della bilirubina attraverso la pelle”.

3. Quali conseguenze comporterebbe una concentrazione eccessiva di bilirubina, se non si intervenisse con la fototerapia?

“A livelli di bilirubinemia molto elevati il neonato può presentare sintomi clinici: sonnolenza, torpore o irritabilità, difficoltà di suzione, pianto anomalo, alterazioni del tono muscolare, rigidità e inarcamento della schiena e convulsioni”, risponde il neonatologo. “Sono segnali di coinvolgimento del cervello, che può provocare gravi esiti neurologici a distanza di tempo”.

4. I piccoli nati pretermine corrono rischi maggiori in caso di ittero?

“Quasi tutti i bambini pretermine hanno una iperbilirubinemia e più dell’80% viene trattato con la fototerapia, per evitare il raggiungimento di valori potenzialmente pericolosi”, spiega Romagnoli. “Diverso il discorso per i neonati a termine, di cui il 60% circa presenta ittero visibile. Di questi, circa il 10% ha una bilirubinemia da tenere sotto controllo, mentre solo il 5-6% richiede un trattamento”.

5. Il mio bimbo, con ittero giudicato fisiologico, è ancora un po’ giallino dopo le dimissioni. Come aiutarlo a smaltire la bilirubina in eccesso?

“Se l’ittero è stato giudicato fisiologico, non occorre fare nulla: il colorito si normalizzerà spontaneamente”, risponde il neonatologo. “Un allattamento ben avviato, con poppate frequenti, riduce il calo ponderale tipico dei primi giorni di vita e mantiene un adeguato livello di idratazione, che riduce il riassorbimento della bilirubina da parte dell’intestino”. Normalmente la bilirubina viene eliminata attraverso le feci, ma l’intestino ne riassorbe una piccola parte. Se alimentazione e idratazione sono inadeguate, la motilità intestinale è ridotta e viene riassorbita una maggiore quantità della sostanza. “Se il piccolo è nutrito al seno e l’allattamento è ben avviato, non occorre somministrargli altri liquidi per garantirgli la giusta idratazione. Il latte materno soddisfa tutti i suoi bisogni”.

6. Sono stata dimessa 48 ore dopo il parto e il bebè aveva un colorito normale: cosa fare se l’ittero insorge quando siamo a casa?

“Quando le dimissioni sono precoci può capitare che il picco della bilirubinemia venga raggiunto dopo che il neonato è tornato a casa”, dice Romagnoli. “La mamma deve segnalare subito al pediatra se il colorito giallo è esteso a tutto il corpo, un evento che ha maggiori probabilità di verificarsi se l’allattamento al seno non si è ben avviato e il neonato non assume una quantità adeguata di nutrimento e liquidi. Dunque, spesso un ittero più pronunciato è associato a una perdita di peso superiore al 10% fisiologico e che non viene recuperata entro il quattordicesimo giorno di vita. In questi casi è necessario che la mamma porti il bimbo all’ospedale dove è nato per una visita di controllo. In caso di dimissioni precoci, cioè se la durata del ricovero è di 48 ore o meno, l’ideale sarebbe programmare una visita di controllo a 48 ore di distanza dalle dimissioni, per verificare le condizioni di salute del piccolo e il buon avvio dell’allattamento, ma non c’è una norma generale e ogni struttura si regola in base alla propria organizzazione”.

7. Ho sentito parlare di ittero da latte materno. Di cosa si tratta?

“L’ittero da latte materno è un evento molto raro, che riguarda un caso ogni 2000 nati circa”, risponde il neonatologo. “È dovuto alla presenza nel latte materno di un ormone che interferisce con l’eliminazione della bilirubina da parte del fegato. Non è mai grave e non richiede la sospensione dell’allattamento materno. Il neonato cresce regolarmente e sta bene”. Si manifesta, di solito, più tardi dell’ittero fisiologico, a una settimana circa dalla nascita, e può durare per un mese e oltre.

“Se il colorito giallo persiste oltre le 2-3 settimane, è consigliabile comunque rivolgersi al pediatra di famiglia, che prescriverà gli opportuni accertamenti diagnostici per escludere altre cause”, conclude Romagnoli.

8. Esporre il neonato alla luce del sole potrebbe aiutare il suo organismo a sbarazzarsi più rapidamente della bilirubina?

I bimbi che hanno una concentrazione troppo elevata di bilirubina nel sangue vengono esposti alla luce blu di speciali lampade ad alta intensità, che aiutano a degradare il pigmento giallo senza provocare irritazioni o scottature. Si chiama fototerapia. La luce del sole ha un effetto analogo. “Quindi l’esposizione del neonato alla luce del giorno aiuta”, dice Romagnoli. “Tuttavia, l’effetto sulla bilirubina dipende dalla superficie corporea esposta ed è difficile attuare in questo modo la fototerapia. D’altra parte, se il bambino è stato dimesso e presenta solo un lieve ittero fisiologico, non ha bisogno di alcun trattamento”. Non bisogna dimenticare, poi, che la pelle nei neonati è molto più delicata di quella degli adulti e nelle prime settimane di vita non bisogna esporli alla luce diretta del sole, specie d’estate, nelle ore più calde della giornata. Si può, semmai, posizionare la culla in prossimità di una finestra, schermata da una tenda per evitare il sole diretto, verificando sempre che il bambino non soffra il caldo.

9. Come si fa a diagnosticare l’ittero se il neonato ha la pelle scura?

“L’ittero è identificato dalla colorazione gialla della pelle, della sclera, cioè della parte bianca dell’occhio, e delle gengive, causata dal deposito di bilirubina”, risponde Romagnoli. “In generale, nel neonato la sclera e le gengive sono difficili da vedere, ma possono essere sicuramente utili nel caso di un neonato di pelle scura. Anche il colorito del palmo delle mani può essere usato come indicatore di ittero. Oggi, poi, disponiamo di strumenti elettronici non invasivi, i bilirubinometri transcutanei, che ci permettono di ottenere valori indicativi anche nei nati con pelle scura”.

10. Può dipendere da incompatibilità sanguigna?

Un ittero particolarmente pronunciato può essere un sintomo di incompatibilità sanguigna tra la madre e il neonato. “I due tipi di incompatibilità più frequenti sono quella Rh e quella ABO”, spiega Romagnoli.

L’incompatibilità da Rh si verifica quando una madre Rh negativo ha un figlio Rh positivo. Accade di solito alla seconda gravidanza, se non è stata fatta la profilassi anti-D alla mamma dopo il primo parto, o anche dopo interruzioni di gravidanza. Anticorpi materni anti-Rh passano al feto Rh positivo e ne distruggono i globuli rossi già durante la vita fetale.

L’incompatibilità ABO si verifica di solito se la madre è di gruppo 0 e il neonato è A o B. Accade perché anticorpi anti-A o anti-B passano al neonato al momento del parto e provocano una distruzione di globuli rossi nelle prime ore di vita.

In entrambi i casi, l’ittero è precoce e viene diagnosticato e gestito in ospedale durante il ricovero.

di Maria Cristina Valsecchi

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