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Il menù all’asilo “decide” la cena

Il menù all’asilo “decide” la cena

Consultare il menù della mensa per decidere cosa mangiare la sera. Basta aprire l’app (o il più tradizionale calendario) della ristorazione scolastica ed evitare ripetizioni. È la raccomandazione degli esperti, ma anche un buon sistema per risolvere il solito dilemma su cosa cucinare. Ancora meglio: fare un planning settimanale. Così, si otterrà una dieta varia ed equilibrata, evitando anche gli sprechi.

 

Sempre stabiliti da dietisti

I menù di nidi e scuole sono stabiliti da linee guida nazionali, recepite dalle regioni, in base alle esigenze nutrizionali delle varie fasce d’età. “Nei nidi vi sono menù separati per i bambini di 6/9 mesi e di 9/12 mesi, per i quali l’alimentazione complementare al latte materno viene ampiamente concordata con le famiglie fino all’anno di età”, spiega la dietista Marina Spanu, del Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione della Asl TO1 di Torino. “Per i più grandicelli, dai 12 ai 36 mesi, i menù sono stabiliti da dietisti e devono essere tutti valutati e approvati dalle Asl competenti, compresi quelli delle strutture private”. I menù ruotano su quattro settimane e due stagioni, per garantire il massimo della varietà. Sono sempre affissi all’asilo, ma oggi sono disponibili anche su app e arrivano persino via twitter. Non basta leggerli per curiosità, ma vanno presi in considerazione per decidere cosa preparare per cena.

 

Pranzo e cena: devono essere “complementari”

“Se a pranzo c’è pastina in brodo vegetale, crocchette di platessa e pisellini all’olio, la sera possiamo programmare una pastasciutta oppure un piatto di riso condito con verdure e, per secondo, carne o formaggio, accompagnati da pane e frutta”, esemplifica l’esperta di menu scolastici. “Se c’è un primo piatto asciutto, a cena sarà preferibile una minestrina. Se ha mangiato carne, non la riproponiamo, e così via. Bisogna fare in modo che pranzo e cena siano complementari, per evitare ripetizioni e garantire un buon equilibrio alla dieta del bambino”. Il guaio, però, è che in famiglia c’è sempre meno tempo e la cucina degli italiani si sta impoverendo. A cena, magari per problemi organizzativi, si finisce spesso per proporre di corsa bistecca e busta d’insalata.

Meglio un planning per la settimana

“L’ideale sarebbe fare un programma settimanale: decidere a tavolino cosa mangiare ogni sera, in base a quel che viene proposto a mezzogiorno a scuola”, suggerisce la dietista. “Così, nel weekend si fa la spesa con le idee chiare e si evita di comprare cibi che poi, per un motivo o per l’altro, non si riescono a cucinare e che finiscono talvolta nella spazzatura”. La cena dovrebbe essere più leggera rispetto al pranzo, le porzioni sempre rapportate all’età del bambino, pari alla grandezza del suo pugno (all’incirca metà di quelle di un adulto). “Anche se non si sa esattamente quanto hanno mangiato a pranzo, i piccoli hanno una grande capacità di autoregolazione: non bisogna, quindi, insistere”, consiglia l’esperta. “Sempre meglio non riempire troppo il piatto, lasciando loro la possibilità di chiedere il bis”. E se pensi che stilare un menù settimanale in base a quello della mensa sia un rebus troppo complicato, immagina il lavoro di chi deve programmare i pranzi per tanti bambini con gusti e culture differenti. La sfida è di coltivare l’abitudine all’assaggio di una pluralità di cibi e cotture, un’abitudine che andrebbe mantenuta anche a casa.

 

di Chiara Sandrucci

 

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