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Come si sviluppa il sorriso del bambino?

Nelle prime settimane è una manifestazione involontaria, poi pian piano, entro i tre mesi... ci sorprenderà con le sue prime risate!

Come si sviluppa il sorriso del bambino?

Non c’è nulla che rallegri una madre quanto il sorriso del suo bambino, ma l’espressione simile a un sorriso che talvolta compare sul viso dei piccoli nelle prime settimane di vita non ha ancora lo stesso significato del sorriso di un adulto. È una manifestazione non coordinata, una sorta di ‘prova tecnica’, simile a quelle che il nascituro fa nella pancia della mamma negli ultimi mesi di gravidanza.

Sorride già nel pancione

“Attente osservazioni ecografiche hanno dimostrato che il feto ha un’intensa attività mimica facciale“, spiega Arturo Giustardi, primario neonatologo della Clinica Nostra Signora di Lourdes di Napoli. “Corruga la fronte, fa smorfie con la bocca, mima il pianto e il sorriso. Non si tratta di movimenti volontari, ma collegati in una certa misura al suo stato di benessere. Per esempio, se la futura mamma è agitata e il suo organismo aumenta la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress, il bambino reagisce con un incremento dell’attività motoria e con espressioni corrucciate, che mimano il pianto. Il sorriso fetale, di solito, è associato a uno stato di tranquillità”.

Il bebè imita l’espressione della mamma

Nelle settimane immediatamente successive alla nascita, il sorriso del bimbo è ancora una manifestazione involontaria, collegata a sensazioni di benessere che il piccolo sperimenta. “Un’altra capacità innata che il bambino possiede è quella di imitare le espressioni del viso degli adulti, in particolare della mamma, che stabilisce con lui un legame speciale”, dice il neonatologo. “Se la madre apre la bocca, il piccolo spesso risponde aprendo a sua volta la bocca. Fin dalla nascita, dunque, il bimbo può sorridere in risposta al sorriso materno, non perché comprenda il significato di quell’espressione, ma per imitazione”.

Il “vero” sorriso compare entro i 3 mesi

Il sorriso come manifestazione di divertimento, in risposta a uno stimolo giocoso, e la vera e propria risata sonora compaiono a un’età variabile da uno a tre mesi. “La frequenza con cui un bambino sorride dipende da diversi fattori: dal suo temperamento e dall’ambiente in cui cresce“, spiega Arturo Giustardi. “Un bimbo che vive in un contesto familiare sereno, e che viene stimolato dagli adulti che si prendono cura di lui, tenderà a sorridere più spesso, dimostrando così il suo benessere. Se un bambino manifesta più tardi la capacità di sorridere e sorride poco, non vuol dire che sia malato, ma forse risente di tensioni che percepisce dall’ambiente in cui trascorre le sue giornate. Ha bisogno di più tranquillità e stimoli positivi”.

di Maria Cristina Valsecchi

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