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28 maggio 2018

Goccine per fare la nanna: sì o no?

Sono sostanze naturali, come la melatonina, che facilitano l'addormentamento e oggi il loro impiego è sempre più diffuso. Ecco i consigli dell'esperto per scoprire quando possono davvero essere utili ai bambini

Goccine per fare la nanna: sì o no?

Notti insonni o agitate non fanno bene a nessuno, né al bimbo né ai genitori. Ma è un problema comune a molti. Tanto che anche in Italia, come già all’estero, sta diventando “normale” somministrare le goccine di melatonina (o sciroppo di triptofano). Normale, nel senso che è lo stesso pediatra a prescriverle. Ma in quali casi sono davvero consigliate e come regolarsi?

Melatonina e triptofano, sostanze naturali

Non si tratta certo di sonniferi, ma di sostanze naturali che facilitano l’ingresso nel sonno e il suo mantenimento. La melatonina è un ormone prodotto dalla ghiandola pineale, che regola il ritmo circadiano. Il triptofano è un aminoacido, utilizzato dall’organismo per sintetizzare la melatonina (di cui è precursore). Entrambi sono contenuti negli alimenti, quindi appartengono di diritto alla categoria dei “nutraceutici”, tanto in voga. “Le formulazioni presenti sul mercato sono tante e c’è un po’ di confusione”, avverte il neuropsichiatra infantile e referente SIPPS Marco Carotenuto, dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. “Il dosaggio spesso non è quello efficace, soprattutto quando proposto in associazione con le vitamine”. Spetta, dunque, al pediatra scegliere le goccine giuste.

Quando l’igiene del sonno fallisce

Ma quando ce n’è davvero bisogno? “Se le regole di igiene del sonno falliscono dopo almeno tre settimane di prove”, risponde Carotenuto. “Prima fra tutte, osservare e rispettare il ritmo di sonno, basato su orari ben precisi, diversi per ogni bambino: anche la più piccola variazione può essere di disturbo”. Il meccanismo del sonno comincia a regolarizzarsi intorno ai 3 mesi: da quell’età, infatti, l’organismo del bambino inizia a produrre da sé la melatonina (nel pancione utilizzava quella della mamma). Dai 6 mesi in su, comincia ad avere un “sonno organizzato”, base essenziale di questa fase di forte sviluppo neuropsicomotorio e sensoriale. “Se il bambino fatica ad addormentarsi, continua a svegliarsi di notte, oppure i genitori non riescono a rispettare le regole di igiene del sonno, allora può essere suggerita un’integrazione”, sostiene il neuropsichiatra.

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A che età e in quali dosi?

Nella pratica clinica, i pediatri si dividono però tra favorevoli e contrari. “C’è chi prescrive la melatonina a prescindere, al primo segnale riferito dalla mamma, senza nemmeno approfondire le regole di igiene del sonno, e chi è contrario perché sostiene che non ci sia mai bisogno di questo tipo di integrazione”, dice Carotenuto. Ma la scienza cosa dice? “Gli studi dimostrano che non ci sono effetti collaterali, non esistono nemmeno dosi massime tossiche”, aggiunge l’esperto. “Ed è dimostrata la sua efficacia da un punto di vista neurofisiologico: azzera i risvegli nel corso della notte e provoca un addormentamento più rapido, anche se il suo effetto è più duraturo se associato alle regole d’igiene del sonno e ad una corretta alimentazione”. Il dosaggio minimo corrisponde a 3 milligrammi. “Ha senso prescrivere la melatonina solo a partire dai 9-12 mesi, quando il sonno è strutturato”, precisa Carotenuto.

Ma non c’è il rischio “dipendenza”?

Rispetto ai sonniferi, la melatonina non induce una dipendenza fisica. L’unico rischio è che diventi un’abitudine per il bambino, che finisce con l’associarla o sostituirla ai rituali di addormentamento, come il racconto di una fiaba o una ninna nanna cantata da mamma e papà. Prima di ricorrere alle goccine, bisognerebbe sempre provare ad adottare uno di questi piccoli riti o creare nuove abitudini che favoriscano il sonno. “In genere, vengono prescritte per circa 3 mesi, a volte in cicli un po’ più lunghi per bambini con disordini nel neurosviluppo, ad esempio in caso di autismo”.

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Il triptofano, più indicato nelle parasonnie

Esistono anche integratori che associano alla melatonina il triptofano, che ne è il precursore. Oppure integratori con solo triptofano. Anche in questo caso è il pediatra a decidere che cosa è meglio. “Il triptofano è indicato in quei disturbi che colpiscono bambini anche molto piccoli come le parasonnie delle fasi del sonno non-rem: il risveglio incompleto, con gli occhi aperti malgrado lo stato di sonno molto profondo, che può durare anche 30/45 minuti”, spiega Carotenuto. “In caso di pavor nocturnus, o terrore notturno, un’altra parasonnia della fase non-rem, il triptofano ad alte dosi abbatte di oltre l’80% la frequenza di questi episodi nel giro di 30 giorni”. Anche valeriana, passiflora e camomilla sono efficaci contro i disturbi del sonno o nel lenire l’ansia da addormentamento. “Ma la melatonina è quella che funziona meglio in assoluto”, conclude Carotenuto. “Tutte le altre sostanze possono essere solo supplementi”.

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di Chiara Sandrucci

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