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Gastroenterite: le attenzioni per i piccoli

Quasi tutti i bambini vanno incontro almeno a un episodio tra i 6 mesi e i 2 anni: ecco come riconoscerla e intervenire

Gastroenterite: le attenzioni per i piccoli

Da cinque fino a venti scariche al giorno con feci liquide o semiliquide, vomito e disidratazione profonda, a volte febbre: sono i sintomi della gastroenterite, un’infezione del sistema gastrointestinale causata da virus, batteri o parassiti. Questi organismi provocano l’infiammazione della parete intestinale e di conseguenza si ha l’espulsione di feci con grande componente di acqua non assorbita o, addirittura, secreta. Il vomito è spesso presente ed esprime la generale malattia di tutto il sistema digestivo. Indispensabile, raccomandano i pediatri, evitare che il bambino si disidrati, e sapere che sintomi e decorso possono variare a seconda dell’agente che ha scatenato la malattia.

Virale o batterica?

Le gastroenteriti sono malattie più frequenti in inverno e primavera e sono causate per lo più dai Rotavirus. Le particelle virali si trasmettono, oltre che con le feci, anche con le goccioline di saliva: di conseguenza il contagio può avvenire non solo per contatto diretto ma anche a distanza, così come avviene per il raffreddore e l’influenza. Nelle forme da Rotavirus il vomito è abbondante e la disidratazione può essere importante, accompagnata da febbre modesta. Per prevenire, esiste un vaccino efficace.

Le gastroenteriti di origine batterica, invece, compaiono anche d’estate, perché il contagio avviene per via oro-fecale. Essenziale, quindi, ricordare di lavarsi le mani e osservare le norme di buona igiene. La malattia di origine batterica dà meno spesso vomito e, come per le forme virali, tende a esaurirsi spontaneamente in 3-4 giorni.

Aiutalo così

In questo periodo, è importante controllare il bambino: quanto più è piccolo, tanto più sollecite devono essere le misure anti-disidratazione (soluzioni a base di elettroliti e glucosio), perché la composizione idrica del suo corpo risente in modo drastico di ogni variazione. Meglio dare un cucchiaino d’acqua fresca ogni 5-10 minuti, che fargli bere un intero bicchiere: si evita il rigetto e l’assorbimento di liquidi è migliore. Solo nei casi più seri e prolungati è opportuno il ricovero in ospedale, perché le soluzioni reidratanti introdotte per via endovenosa garantiscono un recupero completo. Altrimenti basta aspettare che la malattia faccia il suo corso. E limitarsi a somministrare un antifebbrile. Gli antibiotici, inutili nelle forme virali, potrebbero addirittura essere negativi in quelle batteriche, perché possono selezionare ceppi resistenti causando infezioni secondarie e favorire la persistenza del batterio responsabile trasformando il malato in portatore. Meglio dare al bambino dei probiotici (come quelli a base di Lactobacillus gg). Ultimo mito da sfatare: non tenere il bimbo a digiuno come si faceva in passato. Bene l’allattamento al seno e sì a pasti piccoli e frequenti: accelerano il recupero.

Un aiuto dal latte maternoLeggi qui

C.P

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