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7 frasi da non dire alla mamma che allatta al seno

I commenti e giudizi di amiche o parenti su come gestisci le poppate possono pesare molto sulla tua serenità di neomamma: ecco a cosa non prestare ascolto

7 frasi da non dire alla mamma che allatta al seno

Oggi sappiamo che gli impedimenti di tipo fisiologico alla buona riuscita dell’allattamento sono rarissimi, eppure si continua a parlare della produzione di latte come se fosse una possibilità, e non una certezza. “Ci precedono due generazioni di mamme che, a causa di alcuni errori nella gestione delle poppate, come allattare a orari e offrire acqua o tisane al bebè, non sono riuscite ad allattare”, dice Martina Carabetta, Consulente Professionale in Allattamento Materno (IBCLC) presso l’Ambulatorio Latte&Coccole di Roma. “E, così, si è diffusa l’idea che allattare sia una faccenda di fortuna e che alcune donne abbiano latte e altre no. L’esperienza negativa di chi ci ha preceduto ha fatto sì che perdessimo la fiducia in questa nostra capacità. In realtà, tutti i mammiferi producono latte per i loro cuccioli e le mamme umane non sono da meno!”. Ecco le frasi da evitare quando si parla con una donna in dolce attesa o con una madre che sta allattando il suo bambino.

1. Sei sicura che il tuo latte sia sufficiente?

Questo commento può mettere seriamente in crisi una neomamma che si sente completamente responsabile del benessere e della crescita del suo bambino. “Si tratta di un dubbio che, generalmente, non ha senso” spiega Martina Carabetta, “e lo si comprende facilmente se ragioniamo in termini di fisiologia: se siamo mammiferi e le mammelle sono ghiandole, per quale motivo dovrebbero funzionare solo al 70%? O al 30%? Oppure il lunedì e il martedì, e non il mercoledì? Nessuno di noi si preoccupa che altre ghiandole un giorno non funzionino più”. Di solito, chi mette in dubbio il latte della mamma lo fa perché non conosce la normalità dell’allattamento. Ad esempio, il fatto che le poppate siano numerose e molto frequenti può essere interpretato – erroneamente – come mancanza di latte, mentre si tratta del meccanismo pensato dalla natura per garantire il buon avvio e la prosecuzione dell’allattamento stesso. Infatti, la produzione si basa su un meccanismo di domanda e offerta, più spesso il bimbo succhia, più latte viene prodotto.

2. Lo attacchi ancora? Ma ha appena poppato!

L’allattamento non si basa su orari e tabelle. A guidare le poppate è la richiesta del bambino, perché soltanto lui sa se è il momento di mangiare o, ancora, se ha sete e ha bisogno di attaccarsi al seno per dissetarsi. “Ricordiamo, inoltre, che al seno il bambino soddisfa anche il bisogno di contatto e di rassicurazione: è normale che un neonato poppi spesso!”, spiega la consulente professionale.

3. Devi pesarlo prima e dopo la poppata.

Un tempo la doppia pesata, purtroppo, era la norma. Ora, invece, è fortemente sconsigliata poiché genera ansie e stress e non offre informazioni utili. “Per controllare che tutto proceda bene, la mamma potrà contare i pannolini bagnati – almeno 6-7 al giorno – e pesare il bebè una volta alla settimana”, spiega Martina Carabetta. “Nel primo trimestre, l’incremento ponderale dovrebbe raggiungere e/o superare i 150 grammi. Nel caso in cui il bimbo sia cresciuto un po’ meno, piuttosto che verificare quanto latte assume a ogni poppata, meglio valutare la situazione nel complesso, magari rivolgendosi a una figura esperta in allattamento”.

4. Sarà sostanzioso? Sembra acqua!

“Il latte materno ha una composizione diversa dal latte vaccino”, spiega la consulente professionale. “Contiene molta acqua – circa l’87% – perché deve rispondere al fabbisogno di liquidi del bambino. Inoltre, la sua consistenza varia durante la poppata: all’inizio il latte è molto più trasparente, poi diventa via via più denso. Ricordiamo che il latte della mamma è perfetto per rispondere alle esigenze nutritive del bambino“.

5. Il tuo latte è troppo grasso.

Con il latte di mamma non esiste il rischio di mangiare ‘troppo’. Anzi, l’allattamento riduce il rischio di dover fare i conti con un eventuale sovrappeso nell’infanzia. L’allattamento ha anche una funzione “educativa” in questo senso, perché abitua il bimbo ad autoregolarsi, mangiando solo quando ha fame e la quantità giusta per saziarsi.

6. Ti ha scambiato per un ciuccio…

Spesso alla mamma viene suggerito di offrire il ciuccio al bebè, perché il piccolo non usi il seno come se fosse un succhiotto. “In realtà è il contrario: al massimo è il ciuccio che viene scambiato per il seno, non viceversa”, commenta Martina Carabetta. “Il seno rappresenta la risposta fisiologica al bisogno di suzione del bambino: il succhietto è, invece, un sostituto del seno materno. Un sostituto che, nelle prime settimane di vita, sarebbe meglio non offrire al bebè, per non rischiare di interferire con il buon avvio dell’allattamento stesso. Infatti, usando il ciuccio c’è il rischio che alla fine della giornata il bimbo non abbia poppato abbastanza spesso, e quindi che il seno non venga stimolato in modo adeguato e la produzione cali”. Occorre ricordare, però, che, quando l’allattamento è ben avviato, l’uso del ciuccio nel primo anno di vita è associato a un abbassamento del rischio di SIDS, la sindrome della morte in culla.

7. Così lo vizi!

Offrire il seno non significa certamente viziare: la vicinanza e il contatto con la mamma, infatti, sono bisogni primari per un piccolo essere umano.

di Giorgia Cozza

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