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06 luglio 2018

Tuo figlio soffre d’asma?

Un test per riconoscere i sintomi e tenerli sotto controllo

Tuo figlio soffre d'asma?

L’asma bronchiale è il disturbo cronico più comune in età pediatrica. Ne soffre il 12% dei bambini italiani. E il 55% di loro non è curato adeguatamente, lo dimostra uno studio condotto dalla Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica.
“Le famiglie talvolta non riconoscono i sintomi. Li confondono con quelli di infezioni respiratorie ricorrenti, a cui vanno soggetti tanti bimbi nei primi anni di vita”, spiega Mariangela Tosca, responsabile del Centro Allergologico dell’Ospedale Gaslini di Genova. “C’è poi un pregiudizio nei confronti dei farmaci corticosteroidi prescritti per il controllo dell’asma: per paura di effetti collaterali, non di rado i genitori interrompono la somministrazione contro il parere del medico curante. Infine, la somministrazione dei farmaci per via inalatoria può presentare qualche difficoltà per l’uso dello spray con distanziatore. Bisogna rimuovere questi ostacoli che impediscono il controllo ottimale del disturbo. In caso contrario, lo stato di infiammazione cronica delle vie respiratorie può provocare una progressiva perdita della funzionalità polmonare”.
Per aiutare le famiglie a riconoscere e curare in modo appropriato l’asma dei piccoli, la SIAIP ha elaborato e diffuso un questionario di quattro domande e due raccomandazioni.

IL TEST

1. Respiro sibilante, tosse e affanno sono i segnali caratteristici dell’asma bronchiale. Tuo figlio ha manifestato questi sintomi più di due volte a settimana nel corso delle ultime quattro settimane?

2. Tuo figlio ha frequenti risvegli notturni a causa dei disturbi respiratori?

3. I broncodilatatori sono farmaci prescritti dal medico per il trattamento delle crisi acute di asma. Hai dovuto somministrarne al tuo bambino più di due volte a settimana nel corso delle ultime quattro settimane?

4. Durante uno sforzo normale, come salire le scale o una breve corsa, tuo figlio è in affanno, rimane senza fiato?

“Se hai risposto di sì a una o due domande, vuol dire che l’asma del bambino non è ben controllato”, dice Marzia Duse, presidente della SIAIP. “Se le risposte positive sono tre o quattro, l’asma è del tutto fuori controllo”.
Ecco dunque le due raccomandazioni per garantire un trattamento adeguato al bambino con diagnosi di asma bronchiale.

1. Seguire il calendario dei controlli periodici stabilito dal medico curante per valutare i sintomi in divenire e modificare di conseguenza la prescrizione dei farmaci.
2. Portare a termine la terapia, rispettando il dosaggio prescritto. Utilizzare sempre il distanziatore nella somministrazione dei corticosteroidi per via inalatoria.

Che cos’è l’asma

“L’asma bronchiale è una malattia infiammatoria cronica dei bronchi, nella maggior parte dei casi di origine allergica”, spiega Renato Cutrera, responsabile dell’Unità Operativa di Broncopneumologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Colpisce soprattutto i bimbi nella fascia d’età dai 3 ai 7 anni e si manifesta con tosse, respiro sibilante e affanno”.
Nel corso degli ultimi decenni l’incidenza del disturbo è aumentata in tutti i Paesi industrializzati, Italia compresa, soprattutto nelle aree urbane ad alta concentrazione di traffico, il che fa pensare che lo smog giochi un ruolo importante nella sua insorgenza.
Il bimbo con asma vive in una situazione di equilibrio in assenza di sintomi fino a quando un fattore scatenante innesca una crisi. “Può trattarsi di un contatto con l’allergene a cui il piccolo è sensibile, un colpo di freddo, uno sforzo fisico, una banale infezione respiratoria, ma anche un ‘emozione intensa”, spiega Cutrera. “La crisi acuta di asma si cura con i broncodilatatori, da somministrare al bisogno. Se gli episodi si ripetono frequentemente, più di una volta al mese, il pediatra può prescrivere al bambino anche una terapia preventiva a base di corticosteroidi per via inalatoria, che hanno la funzione di ridurre l’infiammazione cronica e prevenire o limitare la frequenza delle crisi. A tutt’oggi non esiste una cura definitiva per l’asma bronchiale. Le terapie disponibili servono a controllare i sintomi. Spesso, però, con la crescita la situazione migliora spontaneamente, perché i bronchi dell’adulto sono più sviluppati di quelli del bambino e col passare degli anni si è meno soggetti a infezioni respiratorie”.

Cortisonici: tra allarmi e difficoltà di somministrazione

I corticosteroidi prescritti per prevenire gli episodi acuti hanno una cattiva fama. “I genitori temono che una loro assunzione prolungata possa interferire con la crescita dei bambini”, dice Marzia Duse. “Il rallentamento dello sviluppo in altezza può manifestarsi quando vengono somministrate in continuo dosi elevate di cortisonici per via sistemica, cioè per bocca. Nel trattamento dell’asma bronchiale dei bambini i pediatri prestano sempre attenzione a prescrivere la dose minima efficace e solo per il tempo necessario. Inoltre, l’assunzione per via inalatoria limita l’azione del farmaco ai polmoni e riduce il rischio di effetti indesiderati sistemici”.
Un buon controllo dell’infiammazione cronica permette ai bambini con asma di fare attività fisica, correre e giocare con gli amici senza il timore di andare incontro a una crisi da sforzo, di dormire adeguatamente di notte senza risvegli ed essere ben riposati durante la giornata. In poche parole, preserva la loro qualità di vita.
“Il farmaco va somministrato nel modo giusto: utilizzando una bomboletta spray predosata, munita di distanziatore”, avverte Duse. Se il prodotto venisse spruzzato direttamente nella bocca del bambino, il piccolo dovrebbe inalare nel momento esatto in cui il farmaco viene rilasciato. Ma tanta coordinazione non è facile per un bimbo di pochi anni. Il distanziatore serve proprio a questo: è una camera posta tra lo spray e la bocca del bambino, dotata di una valvola unidirezionale. Il prodotto viene spruzzato al suo interno e il piccolo può assorbirlo nel corso di più inalazioni. “Dopo ogni spruzzo, bisogna attendere senza fretta che il bambino abbia inalato tutto il farmaco”, conclude Duse.

Altri fattori di rischio

Un buon controllo dell’asma bronchiale non dipende solo dall’aderenza alla terapia prescritta. Un recente studio americano pubblicato sul World Allergy Organization Journal ha evidenziato numerosi fattori di rischio che contribuiscono all’insorgenza del disturbo e all’intensità delle sue manifestazioni. Alcuni sono controllabili, altri meno.
Abitare in una zona particolarmente trafficata della città e in una casa umida, con molti tappeti e tendaggi che possono raccogliere polvere e ospitare muffe e microrganismi, espone a un maggior rischio di asma, come pure il sovrappeso e l’inattività fisica, una dieta ricca di zuccheri semplici e grassi e povera di frutta e verdura. La dieta mediterranea, al contrario, ha un effetto protettivo contro il disturbo, e così anche l’abitudine a fare attività fisica all’aria aperta. Infine, lo stress psicologico che può derivare da problemi familiari o condizioni di incertezza economica incide negativamente sul controllo dei sintomi dell’asma.
“Come accade per tante altre patologie, ci vuole un approccio su più fronti per tutelare la salute dei bambini e dei futuri adulti”, concludono gli autori dello studio.

SvezzamentoMeglio Mediterraneo?

 

di Maria Cristina Valsecchi

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