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Farmaci: non sbagliare col tuo bebè!

I 5 step per essere davvero sicure di offrire le medicine nel modo più adeguato

Farmaci: non sbagliare col tuo bebè!

Per “funzionare” i farmaci devono essere somministrati in modo corretto e nella giusta dose, secondo le indicazioni ricevute dal pediatra. Ma gestire i dosaggi, soprattutto per quanto riguarda i medicinali in forma liquida (ovvero la maggior parte dei farmaci pediatrici), non è né semplice né immediato. A dimostrarlo ufficialmente, uno studio americano pubblicato su Pediatrics, che ha preso in esame un campione di duemila famiglie: l’80% dei genitori ha commesso almeno un errore di dosaggio nell’offrire un farmaco al proprio bambino. Ecco gli accorgimenti da seguire per avere la certezza di non sbagliare.

1. Dal pediatra, chiarire tutti i dubbi sui farmaci

Il primo passo per una buona gestione delle terapie farmacologiche è rappresentato da una comunicazione efficace con il pediatra. “Molti errori sono legati a una mancata o parziale comprensione delle indicazioni del pediatra”, considera Leo Venturelli, pediatra di famiglia a Bergamo. “Ecco perché, se si hanno dei dubbi, è bene chiedere al medico di offrirci spiegazioni più chiare e, se necessario, di ripetere le istruzioni. Se la prescrizione avviene telefonicamente è opportuno avere sotto mano carta e penna e trascrivere con precisione le indicazioni ricevute, sottolineando i dosaggi, la tempistica della somministrazione (l’intervallo orario da rispettare tra le dosi e/o il numero di assunzioni nel corso della giornata) e la durata complessiva della terapia”. E, una volta iniziata la cura, è fondamentale seguire scrupolosamente le indicazioni ricevute. “Se il farmaco viene somministrato con un dosaggio inferiore a quello corretto, il rischio è che non faccia effetto”, spiega l’esperto, “mentre in caso di sovradosaggio possono verificarsi effetti collaterali spiacevoli”.

2. Attenzione all’unità di misura

Quando ci si affida solo al foglietto di istruzioni dei farmaci il rischio di fare confusione è elevato, a partire dalle diverse unità di misura citate nel bugiardino. “A volte le dosi vengono espresse in milligrammi, a volte in millilitri, ma le due indicazioni non coincidono”, spiega il dottor Venturelli. “Conviene chiedere al pediatra di riferirsi sempre e solo ai millilitri, che corrispondono alla dose di farmaco in forma liquida già pronta per l’assunzione”.

3. Antibiotici, così li “ricostituisci”

La maggior parte degli antibiotici, prima dell’uso, deve essere ricostituita, ovvero diluita con acqua per creare una sospensione. “Al momento dell’acquisto, il prodotto è sotto forma di polvere, ed è necessario aggiungere dell’acqua e poi agitare per ottenere il farmaco in forma liquida che verrà somministrato al bambino”, sottolinea il pediatra. “Per eseguire correttamente la diluizione bisogna leggere attentamente le istruzioni, perché in alcuni casi c’è una linea all’esterno del flacone che indica quanta acqua deve essere aggiunta, mentre in altri casi il contenitore dev’essere riempito fino all’orlo. Per garantire l’efficacia del farmaco, l’operazione va eseguita con precisione”.

4. Cucchiai e cucchiaini, da evitare!

Un tempo era normale offrire ai bambini un cucchiaio o un cucchiaino di sciroppo. Oggi, invece, si sconsiglia vivamente questa soluzione poiché si è visto che il margine di errore è molto alto. “L’indicazione di un cucchiaino di farmaco è troppo generica”, sottolinea Leo Venturelli. “Innanzitutto si presta a diverse interpretazioni da parte del genitore che può riempirlo in modo differente, offrendo al bimbo un cucchiaino raso o colmo, e inoltre la quantità di liquido contenuto cambia in base alla forma, al modello, alla profondità del cucchiaino utilizzato (in un servizio ci sono diversi cucchiaini: da caffè, da tè, da dolce…). Il dosaggio, a seconda del cucchiaino scelto, può variare da 4 a 7-8 ml!”

5. Siringa orale: la soluzione anti-errore

Esclusi a priori cucchiai e cucchiaini, qual è il metodo migliore per somministrare un farmaco al bebè? “La siringa – senza ago, ovviamente – è la soluzione ideale perché garantisce un dosaggio più accurato”, spiega Leo Venturelli. “È quindi da preferire al bicchierino dosatore e al misurino a forma di cucchiaio che non consentono la necessaria precisione, mancando le linee corrispondenti ai dosaggi intermedi. Nel caso del misurino si è visto, inoltre, che a causa della particolare forma ‘panciuta’ trattiene sulla sua superficie una quantità significativa di farmaco, cosa che con la siringa non avviene”.

Questa è anche la conclusione dello studio americano, che ha evidenziato una probabilità di errore di dosaggio quattro volte superiore per chi utilizza il bicchierino dosatore, anziché la siringa orale. “Se nella confezione sono inclusi bicchierini o misurini a forma di cucchiaio, il suggerimento è di acquistare in farmacia una normale siringa in plastica da 5 ml”, considera il pediatra. “Terminata la terapia, la siringa si conserva: è sufficiente, infatti, lavarla accuratamente per tornare a usarla all’occorrenza”.

 

di Giorgia Cozza

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