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A che età i bambini imparano a giocare da soli?

Già dal terzo o quarto mese di vita del bambino i genitori possono (e dovrebbero) incoraggiare il gioco autonomo

A che età i bambini imparano a giocare da soli?

Giocare da soli non è facile e ci sono bambini che anche alle elementari non sono in grado di intrattenersi. Questo è un po’ il risultato di com’è impostata la nostra società. Un tempo ai bimbi si dava meno ascolto, crescevano in famiglie numerose dove dovevano dividere l’attenzione con fratelli e cugini. Oggi, invece, i nuclei sono sempre più piccoli e molto spesso i bambini hanno una persona completamente dedicata a loro. E non è tutto, perché i genitori organizzano il tempo dei bimbi fino all’ultimo minuto libero: sport, lezioni di musica, canto, inglese, e così via, già dai primi mesi di vita.

Giocattoli educativiIn pochi mesi il mondo si rivela!

A che età i bambini imparano a giocare da soli?

In realtà, già a un anno, il bambino dovrebbe essere in grado di farsi un po’ di compagnia. Non devi immaginare grandi cose: si parla di una decina di minuti in cui cerca di giocare in autonomia. I genitori dovrebbero incoraggiare il gioco libero fin dai primi mesi. Che cosa vuol dire? Significa dare spazio al piccolo, magari all’interno di una palestrina, e lasciare che esplori l’ambiente e si misuri con esso.

Quando il bambino è immerso nel gioco ed è concentrato su quello che sta facendo, mamma e papà non devono intromettersi. Attenzione: ciò non vuol dire lasciarlo da solo o ignorarlo, ma semplicemente non interagire. Una volta accertato che l’ambiente di gioco sia sicuro, puoi sorvegliarlo a distanza, mentre fai altro, come leggere, riordinare o vestirti. Non avere paura di entrare e uscire dalla stanza, fingendo di prestare attenzione ad altre cose. E se ti chiama? Non correre immediatamente. Rispondi, perché non deve sentirsi trascurato, ma lascia passare qualche minuto. Magari attendi che ti venga a cercare o che ti chiami una seconda volta. Può essere che, nel mentre, abbia trovato qualcos’altro con cui giocare.

Per fare in modo che il bambino giochi da solo, inoltre, dovresti creare un ambiente stimolante, in cui il piccolo è in grado di trovare tutto ciò di cui ha bisogno in uno spazio ridotto. Sono quindi ottime, come anticipato, le palestrine, i tappeti interattivi, ma anche i bauli che contengono i giocattoli, in cui può tuffarsi, tirare fuori e mettere dentro le sue cose.

Come comportarsi quando giochiamo insieme?

Il gioco condiviso con mamma e papà è fondamentale per crescita del bambino ma anche per creare un rapporto di fiducia. Quello che devi fare, però, è non intervenire troppo. Aiutalo, collabora, proponigli sempre cose nuove, ma lascia anche che sperimenti, che sbagli, che provi a fare da solo, senza essere corretto o “sgridato”. L’autonomia si conquista anche così, evitando i suggerimenti.

Viva la noia!

Un’altra cosa importante è la noia, che per i bambini ha valenza positiva. L’infanzia è l’unico momento della vita in cui il bambino può anche non fare nulla, dedicarsi solo al gioco e al divertimento. Non ha obblighi o impegni. È normale, per un genitore, volerlo intrattenere e mettergli a disposizione strumenti utili per il futuro, come mandarlo a scuola per imparare una nuova lingua straniera o a suonare uno strumento. Va tutto benissimo, ma non bisogna esagerare e soprattutto caricarlo di aspettative. Se il piccolo si abitua dal primo anno di vita ad avere tutta la giornata pianificata, non sarà in grado di intrattenersi da solo. Ha bisogno di spazi vuoti e di un po’ di sana noia. Un’altra cosa importante è limitare i dispositivi digitali (gli esperti consigliano di evitarne l’impiego sotto i due anni): videogiochi e tablet, se usati in eccesso, non stimolano la fantasia e la creatività.

di Valentina Rorato

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