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02 febbraio 2018

Epilessia nei più piccoli: cosa fare?

È un disturbo che, nella maggior parte dei casi, fa la sua comparsa nell'infanzia. In caso di crisi convulsiva è importante sapere come comportarsi

Epilessia nei più piccoli: cosa fare?

A soffrire di una forma di epilessia è l’1% per cento della popolazione italiana, una malattia diffusa dunque, che nella maggior parte dei casi (si parla di due terzi del totale) si presenta prima dello sviluppo puberale. Incontri e iniziative organizzate dalla Lega Italiana contro l’Epilessia in occasione della Giornata Mondiale dell’Epilessia, che si terrà il 12 febbraio, saranno dedicati proprio ai comportamenti corretti da attuare per assistere chi soffre di questo disturbo.

Una patologia che si manifesta nell’infanzia

“Il 50% dei casi che si manifestano in età pediatrica hanno il loro esordio nei primissimi anni di vita”, spiega Federico Vigevano, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e ex presidente della LICE. “C’è, per esempio, una forma di epilessia che interessa addirittura l’età neonatale”.
Ma quali sono le cause di questo disturbo? “Una predisposizione genetica, o una lesione cerebrale”, spiega l’esperto. “La maggior parte delle forme dovute solo a predisposizione genetica si risolvono spontaneamente con la crescita. È il caso degli episodi convulsivi precoci che interessano il neonato per poi non presentarsi mai più nel corso della vita, o di una forma di epilessia che si manifesta verso il sesto mese d’età; il bambino presenta crisi ripetute per alcuni giorni e poi nell’arco di pochi mesi scompaiono definitivamente”.

Come riconoscere il problema?

Quali sono i sintomi che devono far pensare a una patologia epilettica? Ci sono dei segnali che il genitore può cogliere per individuare tempestivamente il problema? “La crisi epilettica è determinata da una scarica elettrica che sfugge ai sistemi di controllo che abbiamo nel nostro cervello, e i sintomi variano in base alla zona del cervello coinvolta, per cui possono interessare tutto il corpo o solo un lato o un distretto corporeo, cioè quello corrispondente all’area cerebrale colpita”, spiega il dottor Vigevano. “Esistono perciò molti tipi di crisi. La classica crisi convulsiva si manifesta con un irrigidimento improvviso degli arti, perdita di coscienza, scosse della durata di 20-30 secondi. In tutto l’episodio dura da uno a due minuti, non di più, e si conclude senza conseguenze per la salute del bambino. In alcuni casi l’epilessia determina solo una breve sospensione di coscienza, in pratica il bambino all’improvviso sembra assente, ha lo sguardo fisso, non risponde agli stimoli esterni. Dato che questa ‘assenza’ dura solo alcuni secondi non sempre il genitore se ne accorge, ma anche in questo caso non ci sono conseguenze in termini di benessere del piccolo”.

Come intervenire in caso di crisi

I sintomi con cui si manifesta la crisi epilettica possono spaventare molto i genitori. Il bambino si irrigidisce e viene scosso da tremiti violenti. Cosa fare in questi casi? Come reagire? “Prima di tutto è fondamentale mantenere la calma”, spiega Federico Vigevano. “Per aiutare il piccolo si dovrà sostenerlo affinché non si faccia male cadendo, distenderlo sul fianco, non intervenire per aprirgli la bocca, restargli accanto e controllare la durata della crisi”. Come si è detto, nella maggior parte dei casi l’episodio si conclude entro un minuto e mezzo-due. Quando la crisi è risolta i genitori chiameranno il pediatra per segnalare l’accaduto. Solo se la crisi si prolunga per diversi minuti occorre rivolgersi al Pronto Soccorso. Se non si tratta del primo episodio i genitori potranno somministrare, per via oromucosale (il farmaco viene messo in bocca, nello spazio tra la gengiva e la guancia e l’assorbimento avviene tramite la mucosa) o rettale, un farmaco antiepilettico che gli è stato prescritto dal medico.
Un’altra cosa molto utile è osservare con attenzione la situazione, per offrire al medico informazioni il più precise e dettagliate possibile. Potendo, l’ideale sarebbe filmare l’episodio con un cellulare: un video potrebbe rivelarsi di grande aiuto per capire di che tipo di crisi si è trattato”.

 

Al pronto soccorsoQuando portare il bebè?

Serve una terapia?

Esiste una terapia per i bambini che soffrono di questo disturbo? Per prevenire o limitare l’insorgenza delle crisi? “I farmaci ci sono, ma richiedono un’assunzione quotidiana per periodi molto lunghi – anche anni – e come tutti i medicinali non sono esenti da effetti collaterali, per questo si deve valutare bene l’opportunità di procedere con un trattamento” spiega l’esperto. “La terapia è necessaria se il disturbo incide in modo significativo sulla qualità di vita del bambino, ma se così non fosse in genere si preferisce attendere che il problema si risolva spontaneamente con la crescita”. Laddove necessario procedere con un trattamento, sono disponibili dei farmaci antiepilettici che risultano efficaci nel 70-75% circa dei casi.

Se ci sono altri disturbi

Se le crisi epilettiche si associano ad anomalie nello sviluppo motorio, è necessario indagare le origini del problema per escludere la presenza di una lesione cerebrale. “La diagnosi avviene innanzitutto basandosi sulla storia clinica del bambino”, spiega l’esperto. “Grazie a esami diagnostici, come la risonanza magnetica e l’elettroencefalogramma, si accerta l’eventuale presenza di una lesione, e se ne individuano la sede e la natura. Nei casi in cui non si riscontri una chiara lesione cerebrale, le indagini genetiche possono essere di grande aiuto per comprendere l’origine della malattia”.

Una giornata dedicata all’informazione

Informazioni, approfondimenti, possibilità di fare una donazione in favore della ricerca sull’epilessia. Lunedì, 12 febbraio, in occasione della Giornata Mondiale dell’Epilessia, verrà attivata una linea telefonica dedicata – il Telefono Viola – che per tutto il giorno offrirà informazioni su questo disturbo. Nel frattempo, in molte città dal nord al sud Italia i monumenti verranno illuminati di viola (colore simbolo della malattia) in segno di solidarietà verso i pazienti e le loro famiglie. Incontri informativi si terranno nelle scuole per gli studenti, in sedi istituzionali per il personale sanitario e nei Centri Lice per i pazienti. Per l’occasione sono inoltre previste numerose iniziative aperte a tutti, organizzate dalla LICE, anche in collaborazione con associazioni locali: sit-in, incontri divulgativi, distribuzione di materiale informativo e raccolta fondi per la ricerca.

Per sapere quali eventi si terranno nella propria zona, si può consultare l’elenco sempre aggiornato di manifestazioni e appuntamenti, pubblicato sul sito www.lice.it

 

di Giorgia Cozza

 

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