apri modal-popupadv apri modal-popupadv

I doni d’amore di mamma Giulia

Gli orari di lavoro di Giulia Govi, 32 anni, insegnante della scuola dell'infanzia a Reggio Emilia, non erano più compatibili con la gestione di due bimbe. Così, ha deciso che finché non saranno un po' cresciute si dedicherà a tempo pieno ad Agnese, che ha quasi 4 anni, e Irene, 18 mesi

I doni d'amore di mamma Giulia

Quando è nata la mia prima bambina, sono rientrata al lavoro dopo circa un anno. Conciliare lavoro e famiglia già allora aveva richiesto dei salti mortali: a occuparsi di Agnese c’era una cugina che si alternava con la mia mamma che però lavorava ancora, quindi aveva dovuto chiedere di fare turni diversi per avere alcune mattine libere da dedicare alla nipotina. Un gioco di incastri che aveva richiesto molte energie e mi aveva fatto capire che le mamme lavoratrici sono ostaggio degli aiuti, e se non ci sono nonni disponibili diventa quasi impossibile gestire tutto.

Con due bambine, la situazione è diventata ancora più complicata. Mia mamma non può occuparsene, e non ci sono parenti che possano prendersi l’impegno di portare Agnese all’asilo, trascorrere la mattinata con Irene, pranzare con la piccola, andare a riprendere Agnese e, nel pomeriggio, badare a entrambe fino al mio ritorno, considerando che spesso il mio lavoro richiede degli straordinari che mi fanno tardare.

Davanti al bivio, ho scelto la famiglia

Ho chiesto ai miei datori di lavoro un periodo di aspettativa non retribuita, ma non mi sono stati concessi né sei, né dodici mesi. Niente part-time e nessuna riduzione dell’orario… Quindi? Dovevo stravolgere la routine delle bambine, cercare un nido o una tata per Irene e lasciare Agnese all’asilo fino al tardo pomeriggio, oppure… fare una pausa. E dedicarmi per un po’ alla mia famiglia.

Ci ho riflettuto a lungo, ero molto combattuta, tutti sappiamo quanto sia prezioso un posto di lavoro, soprattutto al giorno d’oggi. Ma alla fine, d’accordo con mio marito, abbiamo deciso che faremo un po’ di sacrifici e resterò a casa finché Irene non inizierà la scuola dell’infanzia. Sin da quando sono nate ho sempre cercato di accogliere i bisogni delle mie bambine, di farle sentire ascoltate e rispettate, di adeguare i miei tempi ai loro. Ora sono contenta perché in questo modo loro hanno potuto conservare le loro abitudini, siamo tutti più tranquilli, le giornate non sono una continua corsa contro il tempo. So di essere fortunata perché ho avuto la possibilità di scegliere, se non ci fosse stato lo stipendio di mio marito non avrei potuto farlo. Naturalmente è una soluzione momentanea, io amo il mio lavoro e credo che una donna debba potersi realizzare anche a livello professionale. In questo momento, però, ho sentito che le mie bambine avevano bisogno di me.

Certo, non mi sarei trovata a fare questo passo – io come tante donne nel nostro Paese – se solo il mondo del lavoro fosse pensato anche per le madri lavoratrici, se venissero adottate quelle misure – part-time, telelavoro, orari flessibili – che aiuterebbero i genitori a conciliare attività professionale e famiglia.

a cura di Giorgia Cozza

Commenti