apri modal-popupadv apri modal-popupadv

15 dicembre 2017

I doni d’amore di mamma Daria

Architetto di Piove di Sacco (Pd), 42 anni, Daria Voltazza ha deciso di trasmettere ai suoi tre bambini l'amore per la natura. Alice, 9 anni, Elena, 6 anni e Lorenzo, 3, assaporano i frutti del suo lavoro nell'orto. A cui, sempre più, partecipano anche loro con goia e profitto!

I doni d'amore di mamma Daria

Ogni giorno il mio regalo per i miei tre figli è insegnare loro ad amare la terra che, con i suoi frutti, ci offre nutrimento per buona parte dell’anno. Cibo sano e fresco, autoprodotto, a chilometri zero.

Quando stavamo cercando casa, requisito imprescindibile era che si trovasse in campagna e che avesse un  giardino abbastanza grande perché i bambini potessero trascorrere del tempo all’aperto e per coltivare un orto e degli alberi da frutto. Prima ancora che la casa fosse completata internamente, abbiamo cominciato a “fare l’orto”. Non avevamo particolari competenze e neppure esperienza, se non quella fatta osservando i nostri genitori in giardino, quando eravamo bambini e ragazzini. Quel poco che so adesso l’ho appreso mettendo le mani in terra, a volte sbagliando, a volte con ottimi risultati. I bambini mi hanno seguito e abbiamo fatto esperienza insieme, in uno scambio reciproco di conoscenze e intuizioni, e spesso si sono rivelati loro i veri maestri!

Una condivisione sana e creativa

Certamente non è facile trovare il tempo che serve per fare tutto, con tre figli, una casa, il lavoro… L’orto fatto in modo tradizionale richiederebbe molte attenzioni: preparare il terreno prima della semina, svuotare le compostiere e spargere il compost all’inizio della primavera, seminare in terra o in semenzaio, trapiantare, annaffiare, spargere paglia o erba secca fra le piantine, tenere sotto controllo le infestanti, mettere i tutori… Io ho deciso di seguire un’idea più “romantica” anche se – secondo il pensiero comune – meno produttiva, realizzando un orto “selvaggio” che sia uno spazio dove fare esperienza, per adulti e bambini, dove sia possibile sperimentare l’equilibrio che si crea tra piante e animali… E così ho scoperto che, spesso, meno si interviene e più si ottiene. Così seminiamo e trapiantiamo le piante in modo non molto ordinato, abbinando piante che crescono bene vicine, e mescolandole tra loro. E soprattutto, consapevoli del fatto che “siamo quello che mangiamo”, abbiamo deciso di non usare concimi, pesticidi, erbicidi o altri prodotti di sintesi. In questo modo proteggiamo la salute della terra che ci dona gratuitamente i suoi frutti, ma anche la nostra, che di quei frutti ci nutriamo.

E dopo la raccolta… tutti a tavola!

Oltre ai frutti e agli ortaggi coltivati da noi, raccogliamo le erbe spontanee, spesso chiamate infestanti: cibo gustoso, gratuito e ricco di nutrienti! Cerco di insegnare con l’esempio il rispetto per tutte le forme di vita animale che condividono con noi questo angolo di mondo: per esempio, i lombrichi che fertilizzano il terreno in modo naturale, i ricci che regolano la presenza delle chiocciole, le formiche, le api, i bruchi e le loro belle farfalle, i rospi e le lucertole. Credo che il contatto con la terra, oltre a fornire ai miei bambini delle conoscenze pratiche, li aiuti a sviluppare empatia e rispetto per l’ambiente.

La partecipazione a questa esperienza, per loro iniziata osservando quello che facevo mentre li tenevo nella fascia sulla schiena… ora si è naturalmente evoluta ed è diventata condivisione del lavoro nell’orto. Un “lavoro di équipe” che si conclude quotidianamente a tavola, cucinando insieme e mangiando quanto è stato coltivato!

 

a cura di Giorgia Cozza

 

Commenti