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Conosci le sue emozioni

Conosci le sue emozioni

Non è mai troppo presto per insegnare ai nostri figli a capire e a gestire i propri sentimenti: è il modo migliore per renderli più sicuri e prevenire comportamenti problematici. I bambini piccoli apprendono attraverso gli stati d’animo e le reazioni dei genitori: tendono cioè a verificare che l’adulto senta in quel preciso momento ciò che loro stanno percependo. Solamente tramite questo rispecchiamento reciproco impareranno a valutare le situazioni e affrontarle, favorendo lo sviluppo emotivo.

Se il bimbo sta giocando sul tappeto e, dopo vari tentativi, riesce a costruire una torre, volgerà lo sguardo verso il genitore, come se fosse in attesa di un rinforzo: se l’avrà, il piccolo percepirà che l’adulto sente ciò che lui sta provando.

Il detto che “i piccoli hanno le antenne” è dunque vero: la scienza ha rivelato che si tratta dei “neuroni specchio”, che si attivano ogni volta che si entra in sintonia con un’altra persona.

Ecco le tappe fondamentali per una buona educazione emotiva:

  • 0-6 mesi

Appena nati i bambini sono tutt’uno con le loro emozioni: sono quella sensazione (fame, sete, sonno). Si tratta di cercare di interpretare di volta in volta i richiami del bambino. Rispondere immediatamente al piccolo e soprattutto sempre con la stessa modalità, non lo aiuta a decifrare le sue emozioni. Spinto dal vuoto dell’attesa, comincia invece a elaborare strategie per trovare da sé un equilibrio.

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  • 6-12 mesi

È il periodo dell’esplorazione del mondo. In queste occasioni, mamma e papà dovrebbero condividere le eventuali conquiste, sottolineando le sue qualità. L’autostima, nei primi anni di vita, si forma proprio a partire dai giudizi che vengono dati su di noi e sulle nostre capacità. Altrettanto importante è dare al piccolo una percezione rassicurante del mondo. Vedere pericoli dappertutto e non concedergli l’autonomia necessaria, gli crea molte insicurezze.

  • 12-24 mesi

Secondo gli psicologi, la paura nasce dal senso di dipendenza assoluta che il neonato prova all’inizio nei confronti della mamma: il piccolo si rende conto che non può dominare il mondo e che la soddisfazione dei suoi bisogni dipende da qualcun altro. E questo lo fa sentire vulnerabile e in preda alla paura. Con la crescita il bambino apprende cosa può nuocergli e da cosa deve guardarsi. Verso i due anni, cominciano ad apparire le cosiddette paure sintomatiche: la paura del buio, dei cani, dei mostri, dei rumori forti. Rappresentano una tappa importante della crescita: superandole, il piccolo diventa più forte e sicuro di sé. La prima cosa da fare di fronte a paure irrazionali è rispettare l’emozione del bambino, in questo modo, non si sentirà giudicato, ma solo capito.

  • 18-24 mesi

Il bambino è in grado di provare gioie molto intense. Ogni successo ottenuto è la motivazione per andare verso nuove conquiste. Per questo ha bisogno di sentire sempre l’approvazione dei suoi genitori. Invece, sottolineare soprattutto gli sbagli, rende insicuro e triste un bambino. Fondamentale è creare in casa un’atmosfera serena: trasmetterà al bimbo una gioia interiore che lo sosterrà per tutta la vita. Occorre, inoltre, educare i bambini ad apprezzare le gioie semplici, come quelle che nascono dalla contemplazione delle bellezze della natura.

  • 24-36 mesi

La collera è un sentimento proprio anche dei bimbi: bisogna riconoscere questa emozione, senza ridicolizzarla, ma anche senza subirla. I bambini fanno molta fatica a capire che la realtà pone loro dei limiti: quando si scontrano con l’impossibilità di dominare il mondo, diventano vulnerabili e impauriti. Ciò crea in loro una sensazione di vuoto, che via via lascia il posto alla rabbia: così si sentono nuovamente potenti. L’atteggiamento migliore è non reprimere la collera e dare invece un nome a quello che prova il bambino.

È importante non reagire ai suoi scatti con scenate e prove di forza, mentre è utile abbracciare il piccolo spesso, in particolare durante le sue crisi di nervosismo. È fondamentale che si senta contenuto in questi momenti, perché può essere spaventato dalle sue stesse reazioni e da ciò che prova. La stretta salda e la voce ferma dei genitori lo rassicurano che tutto è sotto controllo.

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