apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Come si consola un pianto? Tutto dipende dal pianto…

Come si consola un pianto? Tutto dipende dal pianto…

Una delle domande chiave che i genitori si fanno, soprattutto nei primi mesi di vita del bambino, è come possono consolare il suo pianto. Di fronte al piccolo che strilla spesso ci si sente impotenti. Ecco perché abbiamo chiesto alla pedagogista Laura Mazzarelli qualche idea da provare per risolvere il problema. “Il pianto del bambino in primis va ascoltato – dice sorridendo. Attraverso l’ascolto, chi si prende cura del piccolo impara gradualmente a distinguere i diversi tipi di pianto e i messaggi che veicola, che vanno interpretati per poi agire di conseguenza”.

Dietro al pianto dei bambini, infatti, possono esserci bisogni diversi, che i bambini esprimono con i singhiozzi perché sono il loro unico strumento di comunicazione. “Ascolto ed empatia sono le prime risorse che gli adulti devono attivare – insiste l’esperta. Il bambino, infatti, imparerà a gestire le proprie emozioni a partire dal modo in cui l’adulto affronta i sentimenti che il suo pianto suscita in lui. A volte il bambino ha bisogno di qualcosa che siamo in grado di dargli subito, come la pappa, un pannolino pulito, la nanna e in questo caso sarà semplice trovare una soluzione. Altre volte, invece, piange per esprimere il proprio malessere e allora nulla sembra consolarlo. In queste situazioni occorre che mamma e papà imparino a controllare la propria ansia per aiutare il neonato a controllare il suo disagio”.

EstateCome propiziare notti serene?

In realtà questa seconda via di consolazione è anche quella che verrà utilizzata quando il tempo passa e il bambino cresce. A quel punto il piccolo sarà in grado di dirci che ha qualche bisogno fisico, ma continuerà a piangere quando i problemi sono di altro tipo. Secondo la pedagogista, poi, una cosa da tenere ben presente è che consolare un bambino che piange non equivale a viziarlo. “Tutt’altro – precisa Laura Mazzarelli. Ascoltarlo con empatia è il modo per farlo sentire compreso, amato e rassicurato. È la via per aiutarlo a diventare un adulto sicuro di sé e in grado di esprimere le proprie emozioni, anche quando sono negative”.

In molti casi, poi, il pianto è dovuto solo al bisogno di contatto del piccolo e per sedarlo è sufficiente semplicemente offrire al bambino la propria presenza. “Bastano uno sguardo che parla e una voce che cura per donare tranquillità – insiste la pedagogista, che tiene corsi per i genitori a Milano con la sua associazione Educazione Responsabile. Il bambino è in grado di percepire in modo molto chiaro gli stati d’animo dell’adulto e di calmarsi, sintonizzandosi con chi riesce ad infondere serenità”. In generale, però, è importante non minimizzare il pianto del bambino ma riconoscere che esprime un bisogno. “In questo modo facciamo capire al bambino che può esprimere liberamente le sue emozioni perché mamma e papà sono pronti a raccoglierle e a restituirle in modo che lui possa gestirle – conclude l’esperta. Ciò non significa che dobbiamo fare tutto ciò che il bambino chiede: lo stato emotivo va legittimato ma non tutte le sue richieste vanno esaudite. Ad esempio, il pianto del bambino che esprime la frustrazione perché non ha ottenuto ciò che desiderava, deve essere affrontato e sostenuto dall’adulto, che, una volta calata la tensione, potrà parlare al piccolo e recuperare l’accaduto in serenità”.

bump-stick-arnidol

Spesso i bambini piangono semplicemente per dirci che stanno soffrendo, perché sono inciampati e ora provano dolore. Per allievare questo tipo di sofferenza può risultare utile affidarsi a prodotti Arnidol®, marchio di provata esperienza, che propone un prodotto fondamentale per aiutarci a consolare i bambini “caduti” sul campo di gioco. Si tratta di Arnidol® Bump Stick che grazie al massaggio effettuato per applicarlo e all’effetto rinfrescante allevia i dolori ed evita l’uscita di lividi.

Commenti