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Come estrarre il latte?

Il momento di tornare al lavoro si avvicina e... l’allattamento? Se la mamma desidera continuare le poppate al seno, ecco le indicazioni pratiche per estrarre correttamente il latte materno

Come estrarre il latte?

Conciliare poppate e vita professionale è possibile: basta organizzarsi per lasciare a chi si occuperà del piccolo una scorta di latte e proseguire le poppate a richiesta quando mamma e bambino sono insieme. Ecco tutti gli accorgimenti per estrarre il latte con il tiralatte e con la spremitura manuale.

Meglio giocare d’anticipo

Se la mamma sa che riprenderà la sua professione quando il bimbo è molto piccolo, conviene iniziare con un po’ di anticipo a prendere confidenza con il metodo di estrazione scelto. “Spesso i primi tentativi risultano frustranti, perché il latte ottenuto è decisamente poco”, spiega Francesca Garofalo, presidente e consulente di ‘La Leche League’, associazione internazionale che da 60 anni sostiene le donne che desiderano allattare, dando loro informazioni e suggerimenti mirati. “È normale che questo avvenga, ed è importante non scoraggiarsi, perché con la pratica l’operazione diventa più semplice e veloce”.

Estraendo il latte alcune volte al giorno si diventa esperte, si favorisce la produzione e si organizza una buona scorta per quando mamma e bebè dovranno separarsi. Il fatto di vedere crescere la scorta di latte destinata al proprio bambino è rassicurante anche a livello psicologico: la mamma ha infatti la certezza che, in sua assenza, il piccolo continuerà a ricevere il latte che gli serve per crescere e stare bene.

Crea l’atmosfera giusta

Per favorire il riflesso di discesa del latte, è importante rilassarsi. “Il suggerimento è di sedersi comodamente sul divano, sul letto o su una poltrona, tenendo a portata di mano una bevanda – acqua, succo o tisana, in base ai gusti della mamma – per soddisfare la sete prima o durante l’estrazione. Può servire anche mettere una musica rilassante in sottofondo”, consiglia Francesca Garofalo. La mamma potrà chiudere gli occhi, respirare profondamente e concentrarsi su un’immagine che le ispira serenità. “Per sfruttare il riflesso di emissione stimolato dal bambino stesso, si può anche decidere di estrarre il latte da un seno mentre il piccolo sta poppando dall’altro”, spiega l’esperta. Così, si ottimizzano i tempi.

Inoltre, sia che le mamma utilizzi un tiralatte, sia che ricorra alla spremitura manuale, prima di iniziare l’operazione può essere utile massaggiare il seno e applicare per alcuni minuti impacchi caldo-umidi (ad esempio, posando sul seno un asciugamano bagnato con acqua molto calda e ben strizzato). “Alcune mamme si trovano bene usando il getto della doccia, regolato sull’acqua calda e orientato direttamente sul seno”, dice Francesca Garofalo. “Si possono fare alcune prove, per individuare il metodo che funziona meglio per ogni donna”.

Come fare sul luogo di lavoro?

Se il bambino è molto piccolo, estrarre il latte mentre si è al lavoro diventa necessario sia per mantenere una buona produzione, sia per evitare il rischio di ingorghi mammari. In ufficio, però, non è possibile mettere in atto gli accorgimenti suggeriti per dedicarsi all’operazione nell’ambiente domestico: come organizzarsi se la mamma deve arrangiarsi con il tiralatte seduta alla sua scrivania o nel bagno dell’azienda? Fermo restando che sarebbe importante che i datori di lavoro le destinassero un locale riservato e tranquillo dove tirare il latte, per favorire il riflesso di emissione la mamma potrà fare respiri profondi, sciogliere i muscoli delle spalle e del collo con qualche movimento dolce e concentrarsi sull’immagine del suo bambino. Se ha una sua foto (anche sul cellulare), guardare il viso del bebè in genere è d’aiuto per portare a termine l’operazione.

 

Tiralatte, come funziona?

Per preparare una scorta di latte consistente, conviene iniziare a “studiare” i vari modelli di tiralatte, per trovare quello che più adatto alle proprie esigenze. La scelta è molto vasta: sul mercato si trovano apparecchi manuali ed elettrici, modelli leggeri e maneggevoli e altri professionali che permettono di estrarre il latte da entrambe le mammelle contemporaneamente (quest’ultimo tipo si può anche noleggiare in farmacia). “Non ci sono modelli preferibili a priori: alcune mamme si trovano bene con il tiralatte manuale, mentre altre riescono a estrarre solo piccolissime quantità in tempi lunghi e, quindi, preferiscono un modello elettrico”, spiega la consulente. Non resta che provarli e valutare il risultato migliore per ogni mamma.

Per quanto riguarda invece la durata dell’operazione, l’ideale sarebbe limitare i tempi, usando il tiralatte per circa 10-15 minuti complessivi. Meglio ripetere l’operazione più spesso (la stimolazione frequente garantisce una buona produzione) che insistere a lungo nella stessa seduta. Di volta in volta, la mamma riporrà in frigorifero il latte estratto e, alla sera, se si tratta di piccole quantità, potrà trasferirle nello stesso contenitore per offrire l’alimento al bambino nei giorni successivi oppure congelarlo per fare una scorta.

Come avviene la spremitura manuale?

Può essere la soluzione per quelle mamme che non si sono trovate bene con il tiralatte o per alleviare la sensazione di pienezza o tensione del seno, quando si è lontane dal bebè.

Prima di iniziare può essere utile massaggiare il seno, partendo dalla parte alta e procedendo a spirale tutt’intorno, per arrivare fino all’areola. Poi si procede così: si circonda il bordo esterno dell’areola posizionando il pollice sopra e le altre dita sotto (formando una C); ruotando i polpastrelli, si esercita una moderata pressione verso la parete toracica e si stringe leggermente (in pratica si spreme); infine, si torna alla posizione iniziale. Durante l’operazione, si ruotano le dita intorno all’areola, per spremere il latte da tutti i punti del seno e svuotare così ogni dotto. Quando il flusso di latte dal primo seno diminuisce, è il momento di spremere il secondo seno.

La tecnica è semplice, ma se la mamma ha dubbi, può consultare una figura esperta in allattamento – ostetrica formata per sostenere le mamme che allattano, consulente di “La Leche League” o consulente professionale IBCLC – affinché le mostri i movimenti da compiere.

 

di Giorgia Cozza

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