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C’è tempo anche per la noia

È giusto "riempire" le loro giornate di giochi, appuntamenti e attività programmate? O bisogna lasciare spazio anche alla sua creatività?

C’è tempo anche per la noia

Vivaci, curiosi, instancabili… I bimbi desiderano sempre provare nuovi giochi e fare mille scoperte. E spesso mamma e papà non sanno più quali attività e passatempi inventare per intrattenerli. Qualche momento di “noia”, però, può rivelarsi un’esperienza educativa per il piccolo. Vediamo perché.

No ai troppi stimoli

Oggi, la vita dei bimbi è molto ricca di impegni: asilo, laboratori, attività sportive. E, una volta a casa, si cerca spesso di coinvolgerli in altri giochi, senza lasciare nemmeno uno ‘spazio libero’ tra un’attività e la successiva. Occorre tenere presente, però, che i più piccoli non possiedono ancora la capacità di concentrarsi a lungo sullo stesso gioco. E, quindi, si rischia di sovraccaricarli di stimoli. “Mamma e papà, a volte, temono di perdere tempo prezioso per l’educazione e lo sviluppo del loro piccolo. Ma riempire le sue giornate di attività non gli permette di sperimentare una condizione importante per la crescita: non avere nulla di ‘pronto’ con cui giocare”, spiega la psicoterapeuta Daniela Bavestrello. Trovandosi in questa situazione, infatti, il bimbo cercherà in sé le risorse per riempire questi momenti di ‘noia’, dando libero sfogo a fantasia e creatività: giocherà con manine e piedini quando si sveglia nel lettino, proverà e riproverà un gesto nuovo, si distrarrà osservando oggetti di tutti i giorni e trovando per loro nuovi usi, ricchi di immaginazione.

Così impara a gestire l’attesa

Mamma e papà, quindi, dovrebbero essere capaci di lasciare, senza sensi di colpa, tempo e occasioni al bambino per distrarsi da solo, anche senza giocattoli. Ciò richiede che il genitore sappia aspettare, e non intervenga se non capisce ciò che il piccolo sta facendo. “Mamma e papà devono accettare le diverse modalità con cui il bimbo si attrezza a gestire l’attesa, non aspettandosi comportamenti ‘da adulto’, ma comprendendo che ogni azione ha per lui un significato: proprio in questi momenti, il bambino impara a esprimersi, a interpretare la realtà, a perfezionare gesti e abilità“. Si tratta di un processo educativo che dovrebbe cominciare fin dai primi giorni di vita. “I genitori dovrebbero essere capaci di lasciare uno spazio tra sé e il figlio: per esempio, permettendogli di gestire l’attesa della pappa. Se il piccolo si mostra agitato, l’adulto potrà rassicurarlo con la sua voce, raccontandogli cosa sta facendo in quel momento”.

Il bambino si annoia? Via libera alla sua creatività

Anche con la crescita, poi, la presenza del genitore sarà importante, purché si dia sempre spazio alla fantasia del bambino. “Il genitore deve accompagnare il bimbo, standogli vicino, ma non ‘riempiendo’ i momenti di noia: bisogna lasciare al piccolo l’iniziativa di decidere quale gioco svolgere. Ad esempio, uno stratagemma potrebbe essere quello di raccontargli una fiaba, chiedendogli di scegliere alcuni protagonisti e spronandolo a inventarsi particolari e azioni. Così, si insegna al bambino a riempire un vuoto, che può essere fatto non solo di oggetti, ma anche di parole”.

di Monica Gabrielli

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