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Il bonus bebè? Un diritto di tutti

Anche per gli stranieri, compresi coloro che non sono in possesso del permesso di soggiorno

Il bonus bebè? Un diritto di tutti

Il bonus bebè fa parte di una direttiva UE ed è un beneficio erogato dall’Inps a favore delle neomamme e dei neopapà, così come sancito anche dalla legge di stabilità del 2015: è riservato alle famiglie con un indicatore della situazione economica equivalente (il cosiddetto indicatore Isee) inferiore a 25 mila euro annui e consiste in un assegno mensile da 80 euro per tre anni a partire dalla nascita o dall’adozione di un bambino. Se l’Isee non supera i 7 mila euro, l’importo dell’assegno raddoppia a 160 euro.

Per ottenere il bonus bebè ci sono delle regole ben precise: la domanda va presentata infatti entro 90 giorni dalla nascita o dall’adozione del bambino tramite i patronati, il contact center dell’Inps (tel. 803.164), oppure online attraverso il sito dell’istituto www.inps.it.

Una legge non sempre rispettata

Non sempre, però, le famiglie che dovrebbero beneficiare di questo aiuto sono a conoscenza dei loro reali diritti. “Spesso la legge non viene rispettata fino in fondo, a causa di alcune ambiguità formali e lessicali: secondo la modulistica dell’Inps, ma in disaccordo con le norme europee, possono chiedere il bonus bebè solo i “soggiornanti di lungo periodo” – vale a dire gli stranieri in possesso della carta soggiorno – o i rifugiati politici”, conferma Anna Baracchi, responsabile del servizio antidiscriminazione dell’Asgi (http://www.asgi.it/). “Peccato che questo vincolo violi quanto invece stabilito dalla direttiva Ue che non prevede alcuna discriminazione, in materia di sostegno alle neofamiglie indigenti, tra cittadini europei ed extraeuropei, indipendentemente dal periodo del loro soggiorno”.

Qualcosa si sta muovendo

I tribunali italiani (il primo è stato quello di Bergamo, lo scorso 14 aprile) stanno accogliendo nelle ultime settimane i ricorsi delle famiglie straniere senza permesso di soggiorno e il bonus bebè sarà presto in Italia un diritto di tutti, senza «disparità di trattamento tra cittadini Ue e extra Ue».

“Meglio rivolgersi ad associazioni esperte o ad avvocati, prima di presentare la domanda all’Inps o al proprio comune: a volte la scorretta compilazione della modulistica in fase iniziale blocca la pratica, che deve essere inoltrata non oltre il terzo mese di vita del bambino”, commenta Anna Baracchi.

Sentenze come quella del tribunale di Bergamo hanno favorito il passaparola tra le comunità straniere: negli uffici Asgi di Milano sono infatti in aumento le segnalazioni di mancata accettazione di richiesta del bonus bebè da parte di famiglie straniere che intendono far valere i loro diritti.

di Francesca Amé

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