Biberon e prime pappe - Io e il mio bambino
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Biberon e prime pappe

Biberon e prime pappe

Nei primi mesi di vita i piccoli che non sono allattati al seno vengono nutriti con i latti “adattati”, ovvero il latte artificiale (che può essere in polvere o liquido). Dal 6° mese si passa al latte di proseguimento che meglio risponde alle diverse esigenze nutrizionali del bimbo che sta crescendo. È in questo periodo, verso il quinto mese, che si colloca una tappa importante della crescita (una tappa emozionante per bambino ma anche per la sua famiglia!), ha inizio l’avventura dello svezzamento.

Ma come accompagnare il proprio piccolo alla scoperta di nuovi sapori e consistenze, in modo graduale e attento ai suoi segnali? E come gestire i pasti al biberon in questa fase di passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea a una dieta più ricca e variata? Vediamo insieme come procedere.

È il momento: si comincia!

Un tempo si suggeriva di offrire i primi assaggi di pappa al quarto mese di vita del bambino, poi l’inizio dello svezzamento è slittato avanti, verso il sesto mese. Oggi sappiamo che i genitori possono gestire con una certa libertà la scelta del momento in cui offrire le prime pappe, infatti l’indicazione è quella di dare il via allo svezzamento non prima del quarto mese e non dopo i sei mesi, sei mesi e mezzo. All’interno di questo intervallo di tempo, ogni famiglia potrà offrire i primi cucchiaini di pappa quando si accorge che per il bambino è il momento giusto, ad esempio perchè appare interessato dal cibo che vede sulla tavola.

Se il bimbo è incuriosito e sembra desideroso di assaggiare, si potrà iniziare lo svezzamento verso il quinto mese” commenta Elena Bernardini, pediatra e allergologa. “Altrimenti si continua con l’allattamento artificiale fino al sesto mese“.

Dal biberon al cucchiaino

Per il bambino che è abituato a nutrirsi esclusivamente di latte, succhiando la tettarella morbida di un biberon tra le braccia di mamma e papà, con l’inizio dello svezzamento le novità sono proprio tante: i sapori e la consistenza del cibo, la posizione seduta nel seggiolone, il cucchiaino… Per questo, si comincia con alcune prove, offrendo qualche assaggio di pappa e osservando le sue reazioni. Se dimostra di apprezzare, si procede con la proposta di nuovi cibi. Se invece non è interessato, non importa: il latte continua ad assicurargli il nutrimento necessario (e rimane l’alimento principale cui si accostano i cibi solidi per tutto il primo anno di vita).

Ogni bimbo ha i suoi tempi” rassicura la pediatra, “e non bisogna avere fretta o farsi prendere dall’ansia di fronte a eventuali rifiuti. È importante anche non insistere e non ‘forzare’ il bimbo. Se non è disposto ad assaggiare non ha senso cercare di ‘distrarlo’ con giochini o intrattenimenti vari pur di farlo mangiare. Basterà riprovare il giorno successivo, sempre con piccoli assaggi e sempre rispettando i segnali del bambino“.

E i pasti con il biberon?

Nei primissimi giorni in cui viene proposta la pappa, se il bimbo assaggia solo uno o due cucchiaini ma poi volta la testolina e rifiuta di proseguire, il numero dei pasti con il biberon resta invariato. Quando però il bimbo comincia a mangiare con più gusto, la pappa sostituisce il biberon di mezzogiorno. In questa fase i pasti di latte diventano tre: la colazione, la merenda pomeridiana, la cena.

Se il bimbo ha accettato volentieri la prima pappa dopo due o tre settimane si potrà inserire anche la seconda, ovvero la pappa serale” spiega la pediatra. “A quel punto l’appuntamento con il biberon è quello del mattino (quando, volendo, si può aggiungere un biscotto al latte) e nel pomeriggio quello della merenda. Il biberon delle 16, con il procedere dello svezzamento, potrà alternarsi con una merenda a base di yogurt. Attenzione, ricordiamo che l’introduzione del latte vaccino è da evitare fino al primo compleanno, perché può causare delle micro-emorragie gastrointestinali (con il rischio che il bambino sviluppi un’anemia) o delle intolleranze che provocano diarrea. Inoltre, il latte vaccino fornisce un apporto di proteine eccessivo rispetto alle esigenze nutrizionali del lattante e c’è il rischio che si verifichi un sovraccarico di lavoro per i suoi reni, mentre l’apporto di vitamine, ferro e acidi grassi essenziali non è sufficiente“.

articolo di G. C.

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