apri modal-popupadv apri modal-popupadv

Befana: un po’ strega, ma anche un po’ fata

Difficile crederlo, ma all'inizio... la Befana era bella! 

Befana: un po' strega, ma anche un po' fata

Le sue origini affondano nei riti rurali pagani di fine anno, legati a morte e rinascita di Madre Natura. Per i Romani, la 12a notte dopo il solstizio d’inverno 12 figure femminili al seguito dell’affascinante Diana volavano sui campi per propiziare i raccolti. La Chiesa medievale condannò tali credenze e a questa magica figura femminile si sovrappose quella della strega maligna, da bruciare. L’usanza si collegò a quella, pure agreste, di ardere a fine anno un fantoccio raffigurante una donna anziana: salutare il vecchio per dare spazio al nuovo. Ma il carattere positivo della Befana non è stato del tutto cancellato: oggi è diventata una nonna bizzarra e un po’ bisbetica ma, in fondo, benevola.

Semi e carbone

Figura “doppia“, la Befana premia e punisce. Tanto che, a un certo punto della storia, le Befane erano addirittura due: verso la fine del ‘600, una, bonaria, portava doni ai bimbi buoni, l’altra, stregonesca, portava aglio, cipolle e carbone a quelli cattivi per spaventarli. I dolcetti sono la versione attuale degli antichi semi, simbolo di fertilità, presagio di buone novità. Aglio e cipolle sono ovviamente cibi poco gradevoli, legati alle superstizioni sulle streghe. Ma perché il carbone? Forse perché passando dal camino gliene resta un po’ attaccato. O perché è nero come l’inferno. O, più probabilmente, perché è un residuo del passato, simbolo di aridità e sterilità. Ma in fondo, come lei, non è del tutto cattivo: insieme al fuoco, rappresenta l’energia della Terra.

Giù per il camino

C’è chi dice che questa credenza discenda dal culto di antiche divinità custodi del focolare, luogo sacro della casa. Ma può essere che la Befana abbia preso esempio dal vescovo Nicola (poi divenuto Santa Klaus e, quindi, Babbo Natale), che – si dice – si arrampicava sui tetti per calare doni ai poveri. Sta di fatto che anche la vecchietta scende nelle case attraverso il camino… che, a guardar bene, è a sua volta un simbolo potente: un punto di comunicazione tra la terra e il cielo.

Come rispondere alle domande su Babbo NataleScoprilo qui

E i Re Magi?

Il nome stesso, Befana, deriva dal greco Epifania: “manifestazione divina” e, quindi, nascita di Gesù. E una versione cristianizzata della leggenda narra che i tre Magi, in cammino per Betlemme, bussarono alla porta di una vecchietta per chiederle la strada. Lei gliela indicò ma, invitata a unirsi a loro per andare a omaggiare il Bambinello, rifiutò. Poi però si penti e cercò, invano, di raggiungerli: si fermava in ogni casa che trovava per fare doni ai bimbi, sperando che uno fosse Gesù… ma non lo trovò mai, e continua a girare il mondo per farsi perdonare.

La calza della Befana

Per noi la calza è un elemento simpatico e divertente, ma nelle campagne dei secoli scorsi era un indumento fondamentale per affrontare il cammino e il lavoro. Per questo, una volta lavate, le calze ogni sera venivano appese ad asciugare sul camino, in vista del nuovo giorno. Pronte ad accogliere tutto ciò che cadesse dal comignolo…

La scopa

La Befana non è “ricca” come Babbo Natale: porta doni semplici (non certo denaro), non ha un gruppo di elfi aiutanti e, anziché su un carro trainato da renne, vola su una misera scopa. Come mai? Qui pare proprio che c’entri l’origine patriarcale del mito… la scopa è simbolo della servitù casalinga: l’oggetto domestico che perennemente una donna si trovava a portata di mano (e ci ricorda anche che, dopo le feste, si torna a “sgobbare”…). Ma attenzione! Inforcata per intraprendere un viaggio fantastico, diventa anche simbolo di libertà: può far volare!

di Elisabetta Zamberlan

Commenti