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Se il bambino si sveglia piangendo disperato

Un pianto inconsolabile nel cuore della notte. Cosa succede?

Se il bambino si sveglia piangendo disperato

Nella maggior parte dei casi, la causa è un incubo. A volte, però, se il bambino si sveglia piangendo può trattarsi di un episodio di pavor nocturnus. Vediamo di cosa si tratta e come distinguerlo da un “normale” brutto sogno.

Pavor notturno, come riconoscerlo?

“Il pavor nocturnus, o terrore notturno, si manifesta in genere nella prima parte della notte, quando il sonno è più profondo”, spiega la pediatra Elena Bernardini. “La frequenza con cui si presenta è molto limitata: non più di una o due volte al mese“. Il bimbo si sveglia all’improvviso urlando o piangendo, con un’espressione terrorizzata. Il respiro è veloce, il battito cardiaco accelerato e il piccolo è sudato e confuso, tanto che non si accorge della presenza dei genitori e fatica a tranquillizzarsi anche dopo il loro intervento. La crisi dura da pochi secondi a dieci minuti, ma a volte può proseguire anche per mezz’ora. Le cause di questo fenomeno non sono note, ma si è visto che può essere favorito da episodi febbrili o dalla carenza di sonno, condizioni che determinano un incremento del sonno profondo.

Risvegli notturniEcco cosa fare

Come comportarsi se il bambino si sveglia piangendo

Durante le crisi, il piccolo non riesce a vedere o sentire mamma e papà, e anche i loro tentativi di abbracciarlo non bastano per consolarlo. Anzi, sarebbe meglio evitare di toccare il bimbo, perché il contatto potrebbe intensificare il suo terrore. Il suggerimento è di parlargli molto dolcemente, per rassicurarlo, finché pian piano si riaddormenta. Al mattino, non conserverà ricordo di questo episodio. Per i genitori è una situazione decisamente spiacevole: vedono il loro piccolo spaventato, ma non riescono ad alleviare il suo disagio. Può, però, essere rassicurante sapere che il pavor notturno non interferisce con la salute e il benessere del bambino. Solo se gli episodi dovessero presentarsi con maggior frequenza (più di due volte al mese) o dopo il quinto compleanno, è opportuno segnalare la situazione al pediatra, che valuterà la necessità di fare accertamenti. Nella maggior parte dei casi, comunque, il disturbo si risolve spontaneamente con la crescita (la fascia di età interessata è compresa tra i 2 e i 10-12 anni).

E se si tratta di un incubo?

“Il sogno terrifico, o incubo, in genere, si manifesta nell’ultima parte della notte, durante la fase di sonno REM, quello meno profondo”, spiega l’esperta. “A differenza del pavor notturno, questi risvegli possono verificarsi abbastanza di frequente. Il sogno terrifico è spesso influenzato dagli eventi della giornata o da episodi e situazioni che hanno impressionato il bambino”. Il piccolo si sveglia piangendo, ma riconosce subito i genitori ed è in grado di comunicare con loro. Mamma e papà possono abbracciarlo, rassicurarlo con parole dolci, dirgli che è stato solo un sogno e restare con lui finché si riaddormenta.

Se gli incubi dovessero presentarsi con particolare frequenza, potrebbero essere il segnale di qualcosa che preoccupa il bambino (ad esempio, l’ingresso all’asilo o altri cambiamenti importanti che riguardano lui o la famiglia). A volte, invece, a spaventare il bimbo è stato un programma televisivo: in età prescolare, i piccoli non distinguono bene realtà e finzione e una scena violenta (vista al telegiornale o in un film) può impressionarli molto.

di Giorgia Cozza

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