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Bagno in mare dopo pranzo? Sì, ma con prudenza

Non è necessario, secondo nuovi studi, attendere ore per sguazzare nell'acqua. Con i bambini, però, mai abbassare la guardia

Bagno in mare dopo pranzo? Sì, ma con prudenza

La consuetudine molto diffusa nel nostro Paese di attendere due o tre ore dopo i pasti per concedere al bimbo il permesso di giocare tra le onde pare sia una tradizione priva di fondamento scientifico. Questa la conclusione a cui è giunta l’International Life Saving Federation, punto di riferimento a livello mondiale per la sicurezza in acqua: dopo aver passato in rassegna tutti gli studi esistenti sull’argomento, ha smentitio l’esistenza di un collegamento diretto tra digestione e annegamento.

Gli accorgimenti per i piccoli

“Resta però indispensabile seguire alcune norme di prudenza per tutelare il benessere e la sicurezza dei piccoli”, commenta Antonino Reale, responsabile di Pediatria dell’Emergenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Sicuramente è il lavoro svolto è significativo e realizzato da un ente autorevole”, considera il dottor Reale. “Dobbiamo però considerare che le ricerche prese in considerazione – alcune piuttosto datate – riguardano gli adulti. Quando ci si riferisce all’età pediatrica è opportuno mantenere un atteggiamento prudente e valutare il momento migliore per il bagno in mare in base al pasto consumato, all’età del bambino, alla temperatura dell’acqua. I bimbi, infatti, sono più sensibili al freddo rispetto agli adulti. È importante, insomma, evitare di passare da un eccesso all’altro”. Quindi no alle lunghe attese, che oltre a non essere necessarie spesso vengono vissute con fastidio e impazienza dai bambini, ma no anche ai tuffi in libertà dopo un pasto abbondante.

Presto in acqua dopo un pasto “leggero”

Se da una parte non è necessario imporre ai bambini di restare a lungo lontani dall’acqua, dall’altra la prudenza suggerisce di lasciare che la digestione faccia il suo corso, soprattutto in alcune situazioni. “Se il piccolo si limita a camminare o giocare sul bagnasciuga con mamma e papà non ci sono limitazioni particolari, ma per fare un ‘vero e proprio’ bagno, immergendo in acqua tutto il corpo è opportuno aspettare un’ora circa, ovvero il tempo necessario per digerire un pasto leggero a base di carboidrati, come un piatto di pasta o una minestrina”, considera l’esperto. “Il suggerimento di aspettare è importante soprattutto per i bambini più grandicelli che sanno già nuotare o giocano tra le onde senza più usare i braccioli e senza la presenza continua di un genitore. In questo caso, potrebbe infatti bastare un lieve malessere perché il bambino si spaventi e rischi di annegare. In caso di nausea, mal di pancia, crampi, un adulto è in grado di mantenere la calma e guadagnare la riva, un bambino invece inizia ad annaspare e si crea una situazione di grave pericolo”.

Per i piccolissimi, al di sotto dell’anno di età, il problema dell’attesa non si pone, poiché il suggerimento è di non portarli in spiaggia nelle ore centrali della giornata, per proteggerli dal sole e dal calore intenso. “Per loro il momento più indicato per entrare in acqua è quello del tardo pomeriggio (dalle 17) perché l’acqua si è scaldata nel corso della giornata” spiega il dottor Reale.

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Bagno in mare: sempre con mamma e papà

Nei primissimi anni di vita, il bagno avviene tra le braccia di mamma e papà ed è un’occasione per aiutare il piccolo a prendere confidenza con l’acqua. “Il genitore dovrà sempre prestare attenzione alla reazione del bambino, tenendo conto che al di sotto dell’anno la sensibilità al freddo è maggiore, e immerso nell’acqua a 23-24° il piccolo potrebbe non sentirsi a suo agio”, sottolinea l’esperto. “Una regola questa, valida in generale, indipendentemente dal tempo trascorso dopo il pasto”.

Un altro accorgimento sempre valido, è quello di non allentare la sorveglianza anche se il bambino è abbastanza grande per andare a rinfrescarsi da solo. “Meglio sarebbe che il bagno avvenisse in compagnia di mamma e papà”, considera l’esperto, “ma se il bambino va in acqua da solo è indispensabile che un genitore vigili su di lui per tutta la durata del bagno”.

 

Attenzione anche alle piscinette gonfiabili

“Un’ultima raccomandazione riguarda i bimbi che in spiaggia giocano nelle piscinette gonfiabili, sotto l’ombrellone: anche se il bambino è seduto in pochi centimetri di acqua, non bisogna mai lasciarlo solo”, sottolinea Antonino Reale. “Anche una brevissima distrazione può essere fatale se il bimbo scivola e finisce con il viso nell’acqua”.

 

di Giorgia Cozza

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