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Asma, allo studio un nuovo test sulla saliva

È indicato anche per i più piccoli per fare una diagnosi precoce, ma ci vorranno ancora anni perché sia disponibile

Asma, allo studio un nuovo test sulla saliva

Respiro che sibila, attacchi di tosse, mancanza d’aria: succede a un bambino su 4 in età prescolare. Ma fino ai 5 anni non è affatto detto che si trasformi in asma, la malattia cronica più diffusa tra i bambini. Un nuovo test sulla saliva allo studio in Gran Bretagna potrebbe in futuro abbreviare l’attesa di una diagnosi. Anche se i medici italiani non si attendono risultati immediati.

Biomarcatori nella saliva

I ricercatori della Loughborough University hanno scoperto che i pazienti asmatici presentano una composizione della saliva molto differente dalle persone sane prese come gruppo di controllo. E di conseguenza, in collaborazione con il Nottingham City Hospital, hanno messo a punto un test semplice e indolore, indicato anche per i più piccoli per arrivare a una diagnosi precoce. “La tecnica utilizzata è la spettrometria di massa, la stessa degli screening metabolici neonatali, in grado di individuare biomarcatori specifici, ad esempio certi tipi di proteine, in diversi campioni biologici, come la saliva, ma anche il sangue o l’urina”, spiega Renato Cutrera, responsabile di Broncopneumologia all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e presidente della Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI). “È lo stesso promettente filone di ricerca seguito dall’équipe di Eugenio Baraldi a Padova, ma prima di arrivare a un test che entri nell’uso clinico ci vorranno ancora anni”.

Asma, ci sono tante forme possibili

A smorzare l’entusiasmo c’è una considerazione di base. “L’asma non è unica: ce ne sono diverse, tanto che bisognerebbe usare il termine al plurale. Come farà questo test a individuare le diverse forme?”, si domanda l’esperto italiano. “L’infiammazione può avere un’origine allergica, ma anche infettiva o ‘da sforzo’: capita ai bambini che hanno un calibro dei bronchi più piccolo della norma o altri fattori di rischio, come la prematurità, il fumo in gravidanza e in epoca post natale, infezioni contratte in utero o nei primi mesi di vita”. Secondo le ultime Linee Guida del GINA (Global Initiative for Asthma) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si può parlare di asma già a partire dai due anni. Al momento però si preferisce continuare a chiamarla bronchite asmatica o wheezing (respiro sibilante ricorrente) in epoca prescolare, dato che il 70% dei bambini guarisce entro i 7 o 8 anni.

Gli esami attuali per diagnosticarla

Oggi non si eseguono esami strumentali nei bambini piccoli: di routine non si comincia prima dei 5 o 6 anni. “Fino a quell’età la diagnosi è soltanto ‘clinica’, in base ai sintomi e alla frequenza degli episodi. Si prescrive, quindi, una terapia ‘preventiva’ a base di corticosteroidi e di broncodilatatori da usare al momento della crisi. E si conferma la diagnosi se si riscontra un miglioramento”, spiega Renato Cutrera. “Altri esami sono necessari soltanto in caso di mancata risposta ai farmaci per escludere eventuali altre patologie”. Prima di effettuare questi test a un bambino di 2 o 3 anni senza altri sintomi, viene quindi consigliato di tenerlo per un paio di mesi a casa dall’asilo. E soltanto se non passa nemmeno così, bisogna andare oltre.

 

di Chiara Sandrucci  

 

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