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Una nuova idea di svezzamento: il latte resta protagonista dopo i 6 mesi

Una nuova idea di svezzamento: il latte resta protagonista dopo i 6 mesi

Altro che togliere il latte di mamma, oggi lo svezzamento è da intendere al contrario: le prime pappe da svezzamento sono un “complemento” del latte materno, che deve rimanere protagonista fino a tutto il primo anno di vita e anche oltre.

Si chiama “alimentazione complementare” e ha ribaltato l’idea di svezzamento cui eravamo abituati.

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Per 6 mesi basta il tuo latte, poi via libera alle pappe per “completarlo”

Fino a 6 mesi, il latte materno esclusivo è l’alimento migliore in assoluto, che basta e avanza a soddisfare le esigenze nutrizionali del bambino. Dai 6 mesi compiuti in poi, invece, è necessario introdurre nuovi cibi che lo “completino”. Innanzi tutto, micronutrienti come il ferro, proteine di elevato valore biologico e acidi grassi essenziali. Via libera quindi alle prime pappe. Ma il latte materno continua a fornire gran parte dei nutrienti.

Il latte materno contro il rischio di eccesso proteico

“Resta ad esempio una valida fonte di ferro: ne contiene una quantità modesta, ma in compenso è al 100% biodisponibile”, spiega Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione Pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e presidente dell’ECOG (European Childhood Obesity Group), “Inoltre, se il neonato continua a nutrirsi al seno, si riesce a limitare l’introito complessivo di proteine fornite dopo l’introduzione dei cibi complementari: con i latti in formula, anche quelli con minor contenuto proteico possibile, l’apporto aumenta inevitabilmente”.

Il tuo latte è un fattore di equilibrio dietetico e un elisir anti-allergie

“La prosecuzione dell’allattamento al seno permette al bambino di mantenere la capacità di autoregolazione: alternando poppate e prime pappe, regolarizza il ritmo dei pasti e risponde meglio allo stimolo di fame e sazietà”, prosegue il professor Vania.

Introdurre i nuovi cibi mantenendo le poppate, ha poi un altro vantaggio: il loro eventuale potenziale allergenico o tossico viene “modulato” a livello intestinale dal latte materno. “Ciò è dimostrato nel caso del glutine”, conferma il presidente dell’ECOG. “Se il bebè è geneticamente predisposto a un’eventuale intolleranza, la compresenza del latte materno fa in modo che la reazione si manifesti con sintomi più lievi”.

Dulcis in fundo, in questo modo lo svezzamento è più graduale e viene vissuto più serenamente sia dalla mamma che dal bebè.

Articolo di Chiara Sandrucci

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