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30 marzo 2018

È allergico a un farmaco?

I segnali a cui prestare attenzione dopo l'assunzione di una medicina

È allergico a un farmaco?

La reazione allergica è qualcosa che preoccupa molto i genitori, soprattutto se a scatenarla è un farmaco. Come scoprire se il proprio bimbo è allergico a un determinato principio attivo? E come regolarsi per curarlo senza rischi quando si ammala? Facciamo chiarezza con l’aiuto dell’esperta.

I farmaci più “a rischio”

Premesso che le allergie ai farmaci non sono affatto comuni, i medicinali più spesso associati a una reazione allergica sono gli antibiotici. I principi attivi più ‘a rischio’ in età pediatrica sono: l’amoxicillina, seguita da amoxicillina associata ad acido clavulanico e da alcune cefalosporine di terza generazione. La reazione allergica si manifesta in genere con un’eruzione cutanea. “Attenzione, però: prima di parlare di allergia ai farmaci è necessario fare una premessa”, spiega la professoressa Susanna Esposito, professore ordinario di pediatria e direttore della SC Clinica Pediatrica all’Università di Perugia. In molti casi, l’orticaria non è una conseguenza della terapia, ma è uno dei sintomi dell’infezione in corso, per cui, appunto, il bimbo sta assumendo l’antibiotico. Un’orticaria para-infettiva può quindi trarre in inganno: l’associazione temporale tra l’eruzione cutanea e la terapia antibiotica si presta infatti a un’errata interpretazione. Anche il fatto che, sospendendo la cura, l’orticaria si risolva non significa che i due eventi – cura e orticaria – siano collegati: l’orticaria, infatti, guarisce spontaneamente in tempi brevi”.

Come si riconosce l’allergia a un farmaco?

“Bisogna sottoporre il bambino ad alcuni accertamenti”, dice lesperta. Un prelievo del sangue per la ricerca di IgE specifiche (questo esame di laboratorio ricerca nel sangue gli anticorpi coinvolti nelle reazioni allergiche) e il prick test, ovvero il test cutaneo eseguito con il farmaco ‘sospettato come agente allergizzante. Effettuare i test è fondamentale per procedere a una diagnosi. “Se il risultato è positivo, il bimbo è allergico al farmaco, e non sono necessarie ulteriori conferme”, spiega Susanna Esposito. “In caso di esito negativo, invece, per avere la certezza che il bimbo non sia allergico è indicato sottoporlo a un test di scatenamento, eseguito in regime ospedaliero nell’arco di due giornate, somministrando il farmaco in dosi crescenti e osservando le eventuali reazioni allergiche, anche tardive. L’esito negativo di questo test fugherà tutti i dubbi”.

Cosa fare se è davvero allergico?

Se il bambino, una volta effettuati gli accertamenti necessari, risulta allergico a un determinato farmaco quali sono i passi successivi? Ovviamente, non dovrà più essere curato con il principio attivo a cui è allergico per non correre il rischio di reazioni avverse (la più seria è lo shock anafilattico, che può avere esiti gravissimi). “In caso di infezioni di origine batterica, che richiedono un trattamento antibiotico, al bambino verrà somministrato un farmaco sostitutivo, scegliendo tra quelli che non provocano allergia crociata, cioè che non presentano molecole simili a quelle dell’antibiotico che è stato escluso”, spiega Susanna Esposito. Solo nel caso di bambini che soffrono di patologie croniche (come, ad esempio, la fibrosi cistica) e devono quindi sottoporsi a terapie periodiche con farmaci ben definiti, è indicato procedere con un trattamento di desensibilizzazione nei confronti del farmaco. Si somministrano, cioè, dosi crescenti del principio attivo a cui il piccolo è allergico, per ottenere una riduzione delle reazioni dell’organismo. Ma questo trattamento è indicato solo in alcuni casi molto selezionati. In generale, quando un bimbo è allergico a un farmaco si ricorre a un medicinale sostitutivo”.

E se il problema fosse il paracetamolo?

Tra i farmaci più usati nella prima infanzia, troviamo quelli antipiretici e, in particolare, i medicinali a base di paracetamolo. Cosa fare se il bambino fosse allergico proprio a questo principio attivo? “L’allergia al paracetamolo è molto rara, ma spesso i pazienti che assumono il medicinale in presenza di febbre e infezioni virali riferiscono la comparsa di eritemi e orticaria”, spiega l’esperta. “Anche in questo caso è fondamentale confermare l’allergia con appositi test”. Se poi l’esito degli esami dovesse confermarla, in caso di episodi febbrili al bambino verrà prescritto dal pediatra un farmaco antipiretico con un diverso principio attivo.

Allergie ai vaccini: sono possibili?

Anche i vaccini, così come i farmaci possono scatenare reazioni avverse? “Le reazioni allergiche ai vaccini sono molto poco frequenti e, qualora si verifichino, si presentano nei 20-30 minuti successivi alla somministrazione del vaccino”, spiega la professoressa Esposito. “È per questo motivo che dopo la vaccinazione si raccomanda di rimanere nel Centro vaccinale per mezz’ora”. La reazione allergica, se si verifica, avviene quindi in tempi brevi. “Le altre possibili reazioni avverse, che possono presentarsi entro sette giorni dalla vaccinazione, sono di solito di lieve entità e consistono in rialzo termico, inappetenza e dolore in sede di iniezione, ovvero tutte situazioni facilmente gestibili a domicilio”, conclude l’esperta.

 

di Francesca Rossi

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