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Al nido, si isola dai compagni

Il piccolo tende a giocare da solo, ignorando i coetanei: può essere un segnale di qualcosa che non va?

Al nido, si isola dai compagni

Il bimbo ha iniziato a frequentare l’asilo nido e mamma e papà vorrebbero che cominciasse a stringere le prime amicizie. Ma non sempre la socializzazione avviene subito e non bisogna avere fretta.

Fino ai 2 anni è lui al centro del mondo

“La tendenza a stare da soli non è necessariamente l’espressione di un disagio da parte del bambino: non è certo il caso, quindi, di trarre conclusioni affrettate”, rassicura la psicoterapeuta Manuela Trinci. Innanzitutto, è importante valutare l’età del bimbo. “Fino ai due anni circa, il piccolo è ancora molto concentrato su se stesso: le interazioni con i compagni non sono così importanti per lui”, osserva l’esperta. “Solo dopo i 18-24 mesi comincia a ‘guardarsi intorno’ e a dare qualche segnale di apertura verso i coetanei”.

Può dipendere anche dal carattere

In ogni caso, il modo di stare con gli altri è diverso da bambino a bambino: c’è chi si sente a proprio agio nel gruppo e chi, invece, è più timido e ha bisogno di più tempo per entrare in confidenza con l’ambiente che lo circonda e con i compagni. “Le tendenze personali vanno sempre rispettate”, sottolinea la psicoterapeuta. “Non è bene che il piccolo venga forzato a fare passi per cui non è ancora pronto”.

Quando occorre approfondire

Se invece il bambino, dopo i due anni, non fa mai parte di un gruppo, non interagisce con nessun coetaneo e ogni volta che viene invitato a giocare con gli altri si rifiuta, allora è bene cercare di capire il motivo di questo suo comportamento. “Può darsi che il piccolo stia attraversando un momento di difficoltà, come la nascita di un fratellino, che gli fa desiderare di trascorrere più tempo insieme alla mamma, a casa, anziché con educatrici e coetanei”, osserva l’esperta. “Capita spesso, inoltre, che un bambino si isoli temporaneamente quando ritorna all’asilo dopo un periodo di malattia: in questo caso, il suo atteggiamento può essere l’espressione della fatica a riprendere il solito ritmo”.

L’educatore: un ponte verso la socializzazione al nido

“È bene ricordare, comunque, che, a questa età, sono soprattutto gli adulti che devono favorire e stimolare lo spirito di gruppo“, sottolineare l’esperta. “Possono essere d’aiuto giochi e letture che coinvolgano tutta la classe, oppure, semplicemente, si deve cercare di rendere ‘collettivi’ momenti individuali. Un’attività che diverte molto i piccoli, ad esempio, è tracciare su un foglio il contorno della propria manina o del piedino. L’educatore potrà, poi, invitarli a incollare tutti i loro disegni su un unico grande cartellone: si tratta di un ottimo stratagemma per aiutarli a comprendere il concetto di gruppo e aprirsi, a piccoli passi, verso il mondo esterno”.

di Francesca Mascheroni

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