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22 gennaio 2018

Aiutalo con una fiaba

Alcune favole possono aiutare il bambino a superare paure o difficoltà della vita di tutti i giorni. I consigli per scegliere la storia giusta o crearne una "su misura"

Aiutalo con una fiaba

Raccontare ai nostri bimbi le avventure di fate, cavalieri, orchi e principesse è un’esperienza che arricchisce figli e genitori, perché permette di rafforzare il loro legame affettivo e di condividere momenti speciali. Ma il racconto non è solo puro divertimento: può avere anche un effetto “terapeutico”, perché aiuta il bambino a superare alcune paure o piccoli problemi della vita di tutti i giorni.

Il potere di “guarigione” dei racconti

Se il bimbo non è in grado di individuare e comunicare le origini del suo disagio, una storia può essere di grande aiuto per esprimere le sue emozioni, dare loro un nome e rielaborarle. Parlare con lui di ciò che prova, infatti, a volte non è sufficiente: il linguaggio giusto da adottare con un bambino non è quello logico e razionale che usano gli adulti, ma una “lingua” fatta di immagini, simboli e metafore, caratteristica, appunto, del mondo delle fiabe. “Quando c’è un problema, la fiaba, con il suo linguaggio universale, ci permette di comunicare più facilmente con il bambino”, spiega Laura Santoro, psicologa e psicoterapeuta a indirizzo psicosomatico simbolico. “Non solo: ha in sé un potere di autoguarigione molto efficace, perché è un prodotto diretto del mondo della psiche, in cui si generano ansie e conflitti”. Una storia inventata dai genitori, che metta in scena – ben mascherate con gli ‘abiti’ della fiaba – le paure del bambino, permette di esorcizzare i sentimenti negativi.

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Come inventare storie personalizzate

Ecco alcune semplici indicazioni per costruire una fiaba che possa aiutare il bambino a superare eventuali ansie e paure. “Il protagonista dovrà essere un personaggio di fantasia, perché il bimbo possa prendere le distanze dal racconto, ma allo stesso tempo dovrà avere alcuni tratti del carattere del piccolo, al fine di permettere l’immedesimazione”, spiega la psicologa. “Per quanto riguarda la narrazione, la struttura della fiaba comprende tre momenti importanti: l’inizio, in cui vengono presentati i protagonisti e l’equilibrio che, di lì a poco, vacillerà; la crisi – o fase centrale – in cui il problema si manifesta in modo chiaro e si definiscono gli altri personaggi, alleati e nemici, e la conclusione in cui si stabilisce un nuovo equilibrio”. Il lieto fine è fondamentale: regala coraggio e speranza e insegna al bambino che le difficoltà ci sono, ma si possono affrontare e superare, per tornare a star bene.

Quando è il bimbo che narra la storia

A volte, può essere il bambino stesso, quando è più grandicello, a inventare spontaneamente un racconto. In questo caso, bisogna ascoltarlo con attenzione e accogliere la sua storia, senza interromperlo e, soprattutto, senza intervenire per correggere e modificare le vicende narrate. Gli si permetterà, così, di esprimere ciò che prova, senza censure e sensi di colpa. Anche se il bimbo non prende da solo l’iniziativa, possono essere i genitori a proporgli di raccontare una storia, ovviamente senza forzarlo. Potrà cominciare la mamma e, poi, invitare il piccolo a fare lo stesso, come se fosse un gioco: è probabile che riesca in questo modo a far emergere qualcosa di sé tra le immagini e le situazioni messe in scena. “Senza offrire soluzioni dirette, che appartengono al genitore, si può aiutare il bambino a sviluppare il suo racconto, suggerendogli, ad esempio, di ‘immaginare che arrivi qualcuno e…’, oppure di ‘immaginare che il protagonista abbia un aiutante che…’. Emergerà, così, la sua fiaba del momento e, trovando una conclusione, il bimbo potrà risolvere il suo problema”, consiglia la psicologa.

di Giorgia Cozza  

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