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08 febbraio 2018

9 cose da sapere sugli angiomi infantili

Nella maggior parte dei casi non richiedono alcun trattamento, non comportano alcun rischio per la salute e regrediscono spontaneamente fino a scomparire del tutto nell'arco di pochi anni

9 cose da sapere sugli angiomi infantili

Alla nascita il bimbo ha la pelle liscia e omogenea, senza alcun segno. Pochi giorni o poche settimane dopo spunta una macchiolina rossa, che si espande rapidamente. È naturale che mamma e papà siano preoccupati e si rivolgano al pediatra di fiducia per una visita e un consiglio. “È giusto chiedere il parere del medico, ma senza allarmarsi”, rassicura Maya El Hachem, responsabile del reparto di dermatologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ed ex-presidente della Società Italiana per lo Studio delle Anomalie Vascolari. “Gli angiomi infantili, perché di questo si tratta, nell’88% dei casi non richiedono cure e regrediscono spontaneamente nei primi anni di vita. Nel rimanente 12% dei casi, richiedono controlli e talvolta una terapia”.

1. Che cosa distingue gli angiomi infantili da quelli congeniti

Tutti gli angiomi sono anomalie vascolari,  dovuti cioè a una proliferazione anomala del tessuto dei vasi sanguigni. Tecnicamente li chiamano “tumori vascolari”, ma questo termine non deve spaventare, perché sono formazioni benigne e non possono degenerare come accade talvolta ai nei. 
”Esistono diversi tipi di angiomi”, spiega El Hachem. “Quelli già presenti alla nascita, le cosiddette voglie di vino, di solito sono piani, non sporgenti, e sono permanenti. Gli angiomi o emangiomi infantili, invece, sono assenti alla nascita e compaiono a pochi giorni o poche settimane di vita. Si sviluppano rapidamente, ma sono destinati anche a una progressiva e spontanea involuzione. Poi ci sono gli angiomi a rubino, dalla caratteristica forma a punta di spillo, che compaiono nell’adulto e possono aumentare di volume col passare del tempo”.

2. Quanto può crescere, quando regredisce

La crescita degli angiomi infantili è molto rapida. “Nell’arco di un paio di settimane l’ampiezza può decuplicare”, dice la dermatologa, “e anche il volume può aumentare. La fase di proliferazione dura alcuni mesi, di solito dai 3 ai 6. Poi lo sviluppo si arresta e si instaura una fase di stasi. Da quel momento in poi, poco alla volta l’anomalia tende a regredire. Il colore, da acceso che era, impallidisce, l’area si restringe e la superficie si appiana. La regressione impiega alcuni anni, fino a 6-7 anni, e può essere completa o parziale”.

3. Che cosa succede se si lacera

Gli angiomi infantili, soprattutto quando sono voluminosi e sporgenti, possono ulcerarsi e sanguinare, oppure infettarsi. “Ciò accade più frequentemente agli angiomi esposti all’attrito con i vestititi o con il pannolino, come quelli che si manifestano nell’area genitale”, spiega El Hachem. “Il bambino, ovviamente, soffre. Se l’angioma riguarda il labbro o l’area circostante la bocca, il fastidio può rendere difficoltosa la suzione. In questi casi, conviene rivolgersi al medico e considerare l’idea di una terapia senza aspettare la regressione spontanea”.

4. Il danno estetico può essere permanente (ma si può correggere)

Nella maggior parte dei casi, col passare degli anni un angioma infantile regredisce completamente senza lasciare alcun segno o cicatrice. “Talvolta, però, la regressione può essere solo parziale, oppure la presenza dell’angioma può produrre delle anomalie permanenti a livello cutaneo. Ancora, se cresce sulla palpebra, può alterare lo sviluppo del muscolo e anche dopo la sua scomparsa la palpebra può rimanere leggermente abbassata”, dice la specialista. “In questi casi, per correggere il danno estetico si può ricorrere a un piccolo intervento chirurgico. Di solito si raccomanda di procedere in età prescolare, anche se la regressione dell’angioma è ancora in corso, per evitare al bambino il disagio legato al confronto con i coetanei”.

5. Quando c’è un rischio per la salute

Alcuni angiomi possono comportare dei rischi per la salute del bambino. ” Sono quelli che inducono un danno funzionale, come gli angiomi alle labbra che ostacolano la suzione, o quelli che si sviluppano sulla palpebra o nella zona perioculare e ostacolano la vista, possono provocare ambliopia, cioè il cosiddetto occhio pigro”, spiega la dermatologa. “Gli angiomi molto voluminosi al naso possono deviarne la cartilagine. Quelli che compaiono nella regione mammaria delle femminucce possono determinare col tempo un iposviluppo delle ghiandole della mammella. Molto più rari sono quelli che mettono in pericolo la vista stessa del bambino. Sono quelli che compaiono nella zona ‘della barba’, che possono crescere internamente fino a comprimere le vie respiratorie e quelli al fegato, del tutto invisibili esternamente, che possono alterare il circolo emodinamico e provocare scompenso cardiaco. Inutile dire che in questi casi è indispensabile una cura tempestiva”.

6. Quando l’angioma va tenuto sotto controllo

Fanno bene mamma e papà a rivolgersi al pediatra per una valutazione quando notano la comparsa di un angioma, indipendentemente dalle dimensioni e dalla posizione. “Ma quelli che richiedono necessariamente una visita e controlli periodici sono gli angiomi che si manifestano sul viso, nell’area genitale, nella zona sacrale perché talvolta associati a malformazioni sottostanti, e quando compaiono cinque o più piccoli angiomi, oppure due o più estesi”, dice l’esperta.

7. Quali esami servono per la diagnosi

Per diagnosticare un emangioma infantile è sufficiente l’osservazione esterna. In alcuni casi, però, è opportuno ricorrere a esami più approfonditi. “Poiché gli angiomi epatici di solito sono associati alla presenza di numerosi angiomi cutanei, si raccomanda di eseguire un’ecografia al fegato quando il bambino manifesta cinque o più di cinque angiomi di piccole dimensioni sulla pelle, oppure quando ne compaiono due o più di due di dimensioni estese”, spiega El Hachem. “Se invece gli angiomi sono localizzati nella zona della barba, cioè intorno alla bocca, sul mento o sulle guance, e il bambino respira in modo rumoroso, può essere necessaria un’endoscopia delle vie respiratorie per diagnosticare tempestivamente un’eventuale ostruzione”.

8. Quale terapia viene proposta oggi

Un tempo, per ostacolare la proliferazione degli angiomi e accelerarne la regressione si somministravano farmaci cortisonici, efficaci ma gravati da effetti collaterali non trascurabili. “Alcuni anni fa in questo settore c’è stata una vera e propria rivoluzione con l’introduzione del propranololo, un betabloccante che si somministra per via orale”, dice la dermatologa. “Ha un immediato effetto vasocostrittore, con conseguenze visibili già a 24-48 ore dalla prima somministrazione: il colore dell’angioma impallidisce, la proliferazione rallenta o si arresta, spesso anche le dimensioni iniziano subito a regredire. Il propranololo induce apoptosi cellulare, cioè la morte e l’eliminazione delle cellule anomale della lesione. Va somministrato tempestivamente nei casi in cui l’angioma comporta un rischio per la salute o fonte di disagio per il bambino. La terapia ha una durata di almeno 6 mesi, ma di solito prosegue fino al compimento del primo anno, per evitare recidive.

Gli effetti indesiderati del farmaco sono meno importanti di quelli dei cortisonici e tutti temporanei: bradicardia, ipotensione, ipoglicemia. È necessario che sia il dermatologo pediatra a prescriverlo, dopo avere valutato la situazione e aver sottoposto il piccolo paziente a visita cardiologica ed elettrocardiogramma. Il propranololo è controindicato in presenza di patologie cardiocircolatorie e di asma bronchiale. La somministrazione nel tempo va seguita con visite di controllo frequenti, il dosaggio deve essere aggiornato in funzione del peso corporeo del bambino e la terapia deve essere temporaneamente sospesa in presenza di vomito o diarrea, quando il piccolo ha una gastroenterite”.

Il propanololo è diventato in pochi anni il trattamento standard per questo tipo di problemi e di recente è stata approvata nel nostro Paese la vendita del farmaco in formulazione pediatrica, con la specifica indicazione per gli emangiomi infantili che necessitano di terapia. “Il prodotto è munito di un dosatore estremamente preciso, per limitare i rischi di sovra e sotto dosaggio, ed ha un sapore gradevole, ben tollerato dai più piccoli”, dice la dermatologa. “Inoltre, è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale, quindi venduto al costo del ticket. È un grande passo avanti rispetto all’utilizzo fuori indicazione del farmaco per adulti, a cui si ricorreva fino a poco tempo fa, che comportava un rischio maggiore di errori di dosaggio ed era economicamente più oneroso per le famiglie”.

9. A chi ci si deve rivolgere

“La prima persona a cui fare riferimento quando compare un angioma è il pediatra di fiducia del bambino, che saprà indirizzare i genitori dallo specialista dermatologo pediatrico in caso di necessità”, dice El Hachem. “Nei casi più seri o più complessi, è meglio rivolgersi a un centro di riferimento, cioè a una struttura dove il dermatologo lavora in équipe con il pediatra, il cardiologo e altri specialisti. Di recente, la Società Italiana per lo Studio delle Anomalie Vascolari ha effettuato un censimento sulle strutture di questo tipo attive nel nostro Paese. Sono abbastanza ben distribuite, quindi di solito le famiglie non sono costrette a spostarsi in altre città”. La lista è stata consegnata alle autorità sanitarie regionali ed è accessibile ai pediatri che possono così individuare il centro più vicino da segnalare alle famiglie qualora lo ritengano necessario.

 

di Maria Cristina Valsecchi

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