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Ti ho scelto… ma lo rifarei?

San Valentino è una festa che può offrirci uno spunto di riflessione. La persona che solo qualche anno fa ci ha fatto battere il cuore e che abbiamo voluto come compagno di vita, la sceglieremmo ancora oggi?

Ti ho scelto… ma lo rifarei?

“La persona di cui ci innamoriamo non è una qualsiasi, ma la vincente di una selezione che abbiamo fatto senza esserne coscienti”, spiega Alessandro Quadernucci, esperto in counseling di coppia a Firenze. Questa persona possiede qualcosa di particolare, che ci intriga e con cui entriamo in risonanza. A livello conscio, magari, ci piace per il suo aspetto fisico o per le sue qualità: è affidabile, calma o vivace, responsabile o eccentrica, e via dicendo. In realtà questa è solo una parte delle ragioni della nostra scelta del partner; ciò che ha fatto scattare la molla dell’innamoramento è che in quella persona abbiamo percepito il bagaglio di tratti comportamentali che stavamo cercando”.

Un “incastro” perfetto

In partica, il nostro partner ideale compensa delle mancanze, dei bisogni, che ci facevano sentire incompleti. “In psicologia si definisce ‘incastro’, che è perfetto nella fase iniziale, quella dell’innamoramento”, conferma Paola Scalari, psicologa e psicoterapeuta a Venezia. “Poi, con il tempo, qualcosa può cambiare e quello che prima era complementare, a un certo punto non combacia più”. E, può accadere che quegli aspetti che all’inizio avevano acceso la fiamma diventino insopportabili. Lui, per esempio, potrebbe non tollerare più la continua ricerca di conferme da parte di lei. E lei considerare superficiale l’atteggiamento di lui.

Parole d'amoreMai farne a meno!

Dall’innamoramento… alla realtà

Il fatto è che la fase dell’innamoramento è ingannatrice. “Succede perché i due partner si mostrano al meglio. Quando siamo innamorati, tutto il potenziale di accoglimento, di comprensione ed elasticità che abbiamo è al massimo e si manifesta con naturalezza e senza alcuna fatica. È la fase degli amanti addormentati”, spiega Quadernucci. In quella successiva, quando si è raggiunto l’obiettivo di stare insieme, ci si mostra per come si è realmente e si fanno i conti con le proprie attese. “Ci si aspetta che il partner curi tutti i nostri bisogni e le nostre paure, che faccia ciò per cui è stato scelto: ‘adesso che ci siamo sposati devi rendermi felice’. La delusione, spesso, è forte. E se si rimane fermi a questo stadio, il rapporto entra in crisi o comunque non evolve”. Ognuno resta nel suo angolino, con le proprie rivendicazioni, il proprio scontento e magari con una domanda: dov’è la persona che ho conosciuto all’inizio? “Quando ci si accorge che ci si è arenati qui, è importante riavvolgere il nastro e cercare le motivazioni profonde che ci hanno spinto verso il nostro partner: ti ho scelto perché, io che non amo prendere decisioni, avevo bisogno di una persona intraprendente; ti ho scelto perché, io che in famiglia mi sono sentito trascurato, cercavo un compagno premuroso, e via dicendo.

Se entrambi i partner comprendono di avere delle ferite ancora aperte che possono aiutarsi a rimarginare, il rapporto può crescere e l’amore rinsaldarsi”, sottolinea la dottoressa Scalari. “Questo vale soprattutto in alcune fasi, come la nascita di un figlio, quando le priorità cambiano, i sentimenti in gioco sono inesplorati e a volte conflittuali. La coppia, se non è preparata a questa trasformazione, può attraversare un momento di difficoltà”.

Gli strumenti per fare il salto

Per tornare a una fase di “nuovo innamoramento”, più profondo e duraturo di quello iniziale, occorrono alcuni elementi fondamentali.

Innanzitutto, entrambi devono investire energie e tempo: il cambiamento non è mai automatico. Bisogna essere disposti a mettersi in gioco per imparare a gestire le proprie emozioni e a prendersi cura del rapporto.

Provate a formulare un patto: “io mi aspetto che tu mi dica cosa posso fare per renderti felice e mi impegnerò a soddisfarti nella certezza che tu farai lo stesso con me”. Il mezzo principale per arrivare a questo è il dialogo: che significa imparare a riformulare le proprie richieste senza “assalire”, recriminare e brontolare in continuazione, e nutrire il desiderio di capire il punto di vista dell’altro. Se si utilizzano questi strumenti, le cose possono davvero cambiare.

Certo, non c’è la garanzia che l’altro riesca sempre a soddisfare in pieno le nostre esigenze. “Ma crescere significa anche comprendere e accettare questo”, osserva la dottoressa Scalari. “Se, per esempio, lui riconosce di aver scelto la sua compagna perché voleva sentirsi accudito in modo materno, può dire a se stesso che è l’occasione giusta per maturare. E se lei ammette di aver scelto lui perché si sentiva protetta, può imparare a diventare più autonoma. Così si riesce a riscrivere una storia d’amore in cui si è più forti come singoli e come coppia”.

di Laura D’Orsi  

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